L’incertezza del governo e dell’economia italiana

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L’attuale governo italiano frutto dell’accordo tra Movimento 5 Stelle e Lega Nord è finito. La certezza della cessazione di quest’accordo politico ha generato l’incertezza per l’economia italiana e per gli istituti finanziari che monitorano i passi economici della nostra Penisola. Sia se si andrà al voto entro fine ottobre, sia nel caso in cui si prospetti una soluzione ponte in attesa del voto all’inizio del prossimo anno, l’esigenza prioritaria  è quella di avere i conti pubblici in regola.

La preoccupazione maggiore riguarda anche la già delicata situazione meridionale, il continuo abbandono dei territori da parte dei giovani laureati e il persistere di una incertezza economica per i giovani del Meridione.

Inoltre, se entro fine anno la nuova legge di bilancio non fosse approvata dal Parlamento, l’incubo aumento dell’Iva diverrà realtà.

La conseguenza sarebbe l’aumento automatico dell’Iva (l’aliquota ordinaria passerebbe dal 22% attuale al 25,2% già nel 2020, mentre quella agevolata e ridotta al 10% salirebbe al 13%.), già iscritto nei saldi di finanza pubblica. Secondo le stime fatte da Il Sole 24 Ore, questi aumenti avrebbero un’incidenza molto importante sui bilanci familiari, perché andrebbero mediamente a costituire un aumento di spesa di circa 541 euro in più all’anno, equivalente a 45 euro in più ogni mese su una spesa media di 1.982 euro.

Per evitarlo occorre reperire risorse alternative e concordare con Bruxelles un nuovo livello del deficit per il 2020, rispetto al 2,1% previsto dall’ultimo documento di economia e finanza.

A tal proposito, abbiamo lanciato un sondaggio sulla nostra pagina ufficiale Facebook, tra i nostri lettori e simpatizzanti, per comprendere l’opinione generale e capire le esigenze degli imprenditori italiani:

La manovra da definire in autunno dovrà dunque provare a disinnescare le clausole automatiche sull’Iva, che per il 2020 ammontano a ben 23,1 miliardi. Ma occorrerà far fronte alla reazione dei mercati che già hanno risposto all’accelerazione della crisi politica con l’aumento dello spread.

Accanto alle incertezze economiche ritroviamo anche quelle politiche e la continua violazione degli elementari elementi di natura giuridica per far continuare a vivere il paese in una composizione che possiamo definire “stato di diritto”.

La Costituzione prevede che una legislatura duri 5 anni. Il Presidente della Repubblica ha dunque l’obbligo di perseguire qualsiasi strada pur di raggiungere la previsione costituzionale.

Non c’è dubbio che tutti gli attori in campo abbiano espresso la volontà di andare alle elezioni anticipate e tutti per lo stesso motivo: il tornaconto personale.

Per una forza che non ha diritto all’esenzione, dovrebbe raccogliere 48.000 firme in 64 collegi per la Camera, e 25.550 in 34 collegi per il Senato da consegnare o entro il 9 settembre (se si votasse il 13 ottobre) o entro il 16 settembre (voto il 20 ottobre); o entro il 23 settembre (se si votasse il 27 ottobre).

Questo vorrebbe dire che, a legislazione vigente, potrebbero partecipare alle prossime elezioni solo  le formazioni politiche che hanno già una presenza istituzionale, impedendo agli altri protagonisti della nostra democrazia di poter anche solo partecipare all’eventuale prossima turnata elettorale.

Economia sotto stress, la preoccupazione dell’aumento dell’Iva e l’ulteriore schiaffo ai diritti fondamentali di uno stato con le elezioni anticipate.

Una catastrofe tutta italiana che inciderà maggiormente sul già martoriato meridione italiano.

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