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martedì, Gennaio 25, 2022
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Nuovo rapporto Svimez: Tragica la situazione del Meridione italiano

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Gli ultimi dati Svimez sono chiari: “L’economia italiana non cresce”. Al Sud la situazione è estremamente preoccupante.  

L’Italia, elabora il report, farà registrare una sostanziale stagnazione, con un incremento lievissimo del Pil dello 0,1 per cento: “Al Centro-Nord dovrebbe crescere poco, dello 0,3 per cento, mentre nel Mezzogiorno l’andamento previsto è un calo dello 0,3 per cento”. Nel 2018 il Sud “ha fatto registrare una crescita del Pil dello 0,6 per cento, rispetto al più 1 per cento del 2017”, prosegue l’Associazione, sottolineando come emerga “una ripresa debole, in cui peraltro si allargano i divari di sviluppo tra le varie aree del Paese”.

Il rapporto riflette la preoccupante situazione meridionale e la fuga di massa dei giovani. Gli emigrati dal Sud tra il 2002 e il 2017 sono stati oltre 2 milioni, di cui 132.187 nel solo 2017.

Nel 2017 sono andati via 132mila meridionali, con un saldo negativo di circa 70mila unità. La ripresa dei flussi migratori è “la vera emergenza meridionale, che negli ultimi anni si è allargata anche al resto del Paese”. Il nuovo anno non ha generato statistiche positive. Gli occupati al Sud negli ultimi due trimestri del 2018 e nel primo del 2019 “sono calati di 107 mila unità”.

Gli andamenti sono alquanto differenziati per tutte le Regioni italiane, e il grado di disomogeneità, sul piano regionale e settoriale, è estremamente elevato nel Mezzogiorno.

Nel 2017, Calabria, Sardegna e Campania sono le Regioni meridionali che fanno registrare il più alto tasso di sviluppo, rispettivamente +2%, +1,9% e +1,8%. Si tratta di variazioni del PIL comunque più contenute rispetto alle regioni del Centro-Nord, se confrontate al +2,6% della Valle d’Aosta, al +2,5% del Trentino Alto Adige, al +2,2% della Lombardia.

In Calabria, la Regione che l’anno scorso ha fatto segnare la più significativa accelerazione della crescita, nel periodo 2015-2017 sono state soprattutto le costruzioni a trainare la ripresa (+12% nel triennio), seguite dall’agricoltura (+7,9%) e dall’industria in senso stretto (+6,9%).

La Sardegna, dopo l’andamento negativo del prodotto nel 2016 (-0,6%), ha fatto registrare nel 2017 +1,9%. Nel triennio 2015-2017 è stata soprattutto l’industria in senso stretto a marcare un andamento decisamente positivo (+12,9%), mentre le costruzioni si attestano su un +3,1% e i servizi su +3%. Va, invece, decisamente male l’agricoltura, che segna -4,2% nel triennio.

In Campania, dopo la revisione dell’andamento del PIL del 2016 (che scende da +2,4% a +1,5%), il 2017 è stato un anno in cui il prodotto lordo ha continuato a crescere dell’1,8%, confermando nel triennio di ripresa un importante dinamismo. Nella regione sono andate molto bene le costruzioni (+16,5% nel 2015-2017), spinte dalle infrastrutture finanziate con i fondi europei, ma anche l’industria in senso stretto prosegue la sua corsa (+8,9% negli ultimi tre anni), grazie soprattutto alla spinta dei Contratti di Sviluppo, gran parte dei quali ha riguardato proprio la Campania.

Come dicevamo, secondo le previsioni Istat e SVIMEZ, si delinea per i prossimi 50 anni un percorso di forte riduzione della popolazione, in particolare nel Mezzogiorno, che perderà 5 milioni di abitanti, molto più che nel resto del Paese, dove la perdita sarà contenuta a un milione e mezzo.

Ciò avviene perché al Sud non solo ci sono sempre meno nati ma c’è anche un debole contributo delle immigrazioni.

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Tutto ciò farà dell’area meridionale quella più invecchiata dell’Italia e tra le più invecchiate dell’UE. Ciò che preoccupa maggiormente è che l’età media al Sud crescerà dagli attuali 43,1 anni, ancora più bassa di quella registrata nel Centro-Nord, ai 51,1 anni nel 2065. L’indice di vecchiaia salirà, invece, dall’attuale 148,7% al 329,1% del 2065. In definitiva, alla fine dell’intervallo di previsione, il Mezzogiorno risulterà l’area d’Italia maggiormente ridimensionata e più invecchiata.

I giovani scappano delle regioni meridionali e crescono le problematiche legate ai cittadini anziani di tali regioni.

Rendere parte del Sud Italia una meta ideale di approdo per i pensionati è tra le nuove idee lanciate dalle istituzioni politiche. Si spera di attirare numerosi anziani da tutto il mondo, compresi gli italiani residenti all’estero da almeno cinque anni, facendo leva su una tassazione snella e mirata che per questa determinata categoria trasformerebbe 2.355 comuni del Sud Italia con una popolazione inferiore ai 20 mila abitanti (a questi è limitata l’agevolazione) in un paradiso non solo paesaggistico e del buon gusto, ma anche fiscale.

Un’apparente buona idea, ma che non può trovare riscontro positivo se non si accelererà nei cambiamenti sociali e nella formulazione di nuovi servizi per i cittadini del sud. Da un lato si lasciano andar via le risorse umane migliori dall’altro si sostituiscono con quelle meno produttive e che hanno bisogno di più assistenza sanitaria e sociale.

In Italia le istituzioni devono lavorare sodo per portare cambiamenti strutturali e la vera emergenza, che la politica continua ad ignorare, è l’occupazione giovanile.

Il Meridione si svuota di giovani e intelligenze. Situazione drammatica che dovrebbe preoccupare tutti ma che allo stato attuale si continua ad ignorare.  

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