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Fatturazione elettronica europea. Rinvio al 2030

Il rinvio della fatturazione elettronica europea genera incertezza. Scopri cosa è cambiato nella proposta di riforma dell'Iva nell'era digitale e quali sono le implicazioni per le imprese.

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L’Europa si prepara a rinviare l’implementazione della tanto attesa fatturazione elettronica europea, che inizialmente era prevista per il 2028. Secondo fonti di Bruxelles, i ministri dell’economia dei paesi dell’Unione europea non sono riusciti a raggiungere un accordo sulla questione durante l’ultima riunione dell’Ecofin del 17 ottobre. Questo ritardo potrebbe portare all’implementazione della riforma dell’Iva digitale non prima del 2030 o addirittura del 2032.

La Commissione europea aveva presentato la sua proposta di riforma dell’Iva nell’era digitale (ViDA) il 8 dicembre 2022, suddividendola in tre pilastri. Il primo pilastro prevedeva l’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica europea per le forniture intra-comunitarie a partire dal 2028. Questo avrebbe richiesto alle imprese di comunicare le informazioni alle autorità fiscali nazionali per la loro inclusione nel database centrale Vies dell’Unione europea.

Tuttavia, i ministri europei non sono riusciti a trovare un accordo sulla proposta, spingendo il rinvio dell’implementazione. Questa decisione ha generato incertezza tra le imprese che si stavano preparando a conformarsi alla nuova normativa entro il 2028.

Quali sono i pilastri della riforma della fatturazione elettronica europea?

Il primo pilastro della ViDA mirava anche a consentire agli stati membri di richiedere la fatturazione elettronica per la rendicontazione a livello nazionale, sempre in conformità con i nuovi standard dell’UE. Secondo le stime della Commissione europea, questa misura avrebbe potuto generare un introito aggiuntivo di circa 11 miliardi di euro all’anno di gettito Iva, oltre a fornire alle imprese risparmi di circa 4 miliardi di euro all’anno grazie alle dichiarazioni Iva precompilate e alla semplificazione.

Il secondo pilastro della riforma riguardava la riscossione dell’Iva da parte delle piattaforme per gli affitti brevi e i servizi di trasporto, che costituiscono oltre il 70% dei volumi della “platform economy” (economia delle piattaforme), escludendo le merci. A partire dal 2025, le piattaforme digitali sarebbero state obbligate a riscuotere l’Iva mediante un sistema di “fornitore presunto”. Ciò significa che se il fornitore dei servizi non addebita l’Iva, la piattaforma avrebbe dovuto farlo al suo posto. Questa estensione avrebbe potuto generare circa 6 miliardi di euro all’anno per gli stati membri.

Tuttavia, i ministri europei sono attualmente in discussione per valutare la proporzionalità della piena responsabilità del “presunto fornitore” e la possibilità di introdurre esenzioni per le piccole e medie imprese (PMI).

Il terzo pilastro della riforma riguardava lo sportello unico per la registrazione dell’Iva, che avrebbe consentito alle imprese di registrarsi una sola volta per dichiarare e pagare l’Iva dovuta su forniture transfrontaliere in tutta l’UE. Questa misura avrebbe dovuto ridurre i costi per i venditori di circa 800 milioni di euro all’anno.

Cosa accadrà dopo l’8 dicembre

La decisione finale sull’implementazione di questi pilastri per la riforma della fatturazione elettronica europea, sarà presa l’8 dicembre durante il prossimo Ecofin. Tuttavia, il rinvio della fatturazione elettronica europea solleva importanti domande sul futuro della riforma dell’Iva nell’era digitale e sulle conseguenze per le imprese europee.

L’incertezza attuale ha anche portato il Parlamento europeo ECON a votare il 23 ottobre scorso, per un ritardo di un anno per tutti e tre i pilastri della ViDA. Sebbene questa votazione non sia vincolante, riflette le preoccupazioni delle imprese e delle autorità fiscali riguardo alla preparazione per le riforme. È ora probabile che l’implementazione avvenga nel 2030 o addirittura nel 2032 anziché nel 2028 come inizialmente previsto.

Non vi è dubbio che il rinvio della fatturazione elettronica europea e della riforma dell’Iva nell’era digitale solleva molte incertezze per le imprese europee. Tuttavia, questo rinvio, offrirà anche più tempo per adeguarsi alle nuove normative e ai cambiamenti in corso. Sarà importante che le imprese rimangano aggiornate sulle ultime sviluppi e si preparino adeguatamente per l’implementazione dei nuovi requisiti quando verranno definiti. L’8 dicembre sarà una data chiave da tenere d’occhio per ulteriori aggiornamenti sulla riforma dell’Iva nell’era digitale.

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