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L’Europa richiama l’Italia sugli investimenti al Sud

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L’Unione Europea torna a richiamare l’Italia sulla necessità di avviare un vero piano d’investimenti per il Meridione della nostra Penisola. Se non verrà mantenuto un adeguato livello d’investimenti pubblici nel Mezzogiorno, l’Italia rischia un taglio dei fondi strutturali. È l’allarme della Commissione Ue, che nei giorni scorsi ha inviato una lettera al governo.

L’impegno contenuto nell’accordo di partenariato siglato dall’Italia e da Bruxelles per il 2014-2016 era d’investire al Sud risorse pubbliche pari allo 0,47% del Pil del Mezzogiorno, mentre i dati parlano dello 0,40%. La differenza di 0,07 punti percentuali equivale a circa il 20% in meno di risorse pubbliche spese sul territorio. E la tendenza per gli anni successivi non fa ben sperare. L’impegno italiano è quello di garantire un livello di spesa pubblica al Sud pari allo 0,43% del Mezzogiorno per il 2014-2020.

La Commissione chiede quindi al governo quali misure intende intraprendere per invertire la tendenza e garantire un adeguato livello d’investimenti al Sud.

Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia rientrano nella categoria delle regioni meno sviluppate e come tali assorbono quasi tre quarti dei fondi strutturali europei destinati all’Italia, seconda beneficiaria dopo la Polonia. L’Eurobarometro segnala che l’Italia è uno dei Paesi in cui la percezione dei fondi europei è salita di più, ma sempre ultima resta.

Per l’Italia si profila un taglio delle risorse europee che nel periodo in corso ammontano a circa 44 miliardi di euro, compresi i fondi destinati all’agricoltura e alle aree rurali.

L’allarme lanciato dalla Commissione rappresenta anche un aspetto che possiamo definire di natura “psicologica”.

La Commissione vuole difendersi, con dati alla mano, dall’accusa che spesso le viene rivolta di non fare niente per il Mezzogiorno, mentre in tutti questi anni sono stati dati alle regioni del Sud tanti soldi e i risultati non si sono visti. Secondo i servizi della Commissione mentre l’Unione Europea dava fondi, l’Italia riduceva gli investimenti pubblici con il risultato che gli effetti dei fondi comunitari sono stati neutralizzati da questi tagli.

D’altronde, il monito della Commissione Europea giunge dopo gli allarmi della Svimez. Non era passato molto tempo dalle ultime analisi elaborate dalla Svimez che ribadivano una sostanziale stagnazione, con un incremento lievissimo del Pil dello 0,1 per cento.

La condizione del Sud è aggravata dalla generale stagnazione in cui è immersa l’economia italiana: “Il Nord Italia non è più tra le locomotive d’Europa, alcune regioni dei nuovi Stati membri dell’Est superano per Pil molte regioni ricche italiane, avvantaggiate dalle asimmetrie nei regimi fiscali, nel costo del lavoro, e in altri fattori che determinano ampi differenziali regionali di competitività“, attesta la Svimez, che invoca da un lato “una visione unitaria della stagnazione italiana“, ma dall’altra politiche avvedute e su misura per il Sud.

A fronte del crollo degli investimenti, soprattutto di quelli pubblici, serve al contrario un piano straordinario per il Mezzogiorno“. Sostanzialmente, anche la Commissione Europea torna a richiamare l’attenzione sul Meridione italiano.

Cosa faranno le nostre istituzioni? Il Sud diviene sempre più la patata bollente dell’Europa e le colpe risiedono nella gestione politica italiana. Come al solito, l’Europa ci concede finanziamenti per un vero piano infrastrutturale e logistico per il meridione e noi non li utilizziamo. Ricordiamolo ai vari anti europeisti del nostro arco parlamentare.

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