Fisco Giurisprudenza

Professionisti “sfruttati” per scovare le frodi dei clienti

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Scritto da Giovanni Guarise

Per contrastare eventuali illeciti finanziari ora lo Stato impone ai professionisti di denunciare i loro clienti.

Anche in Italia si parla di tax whistleblowing: è l’obbligo per commercialisti, avvocati e tributaristi di denunciare eventuali condotte fraudolente dei propri clienti.

L’obbligo arriva con il recepimento da parte dell’Italia della direttiva 2018/822/Ue (la cd. Dac6), che ricadrà in capo ai professionisti, alle banche e agli intermediari finanziari.

Ogni volta che un cliente manifesterà la volontà di voler commettere illeciti o è intenzionato a porre in essere attività fraudolente, quindi, il professionista dovrà denunciare all’Amministrazione Finanziaria tali intenzioni.

Ma, come spesso accade, anche in questa occasione al di là dei buoni propositi emergono degli interrogativi nell’applicazione che riassumiamo in alcune osservazioni.

Sarebbe necessario, prima di tutto, elencare compiutamente le fattispecie per le quali è obbligatoria la denuncia. Tra i fatti da segnalare rientrano tutti i tentativi di evasione ed elusione, e in un primo momento verranno tenuti sotto occhio soprattutto quelli che vengono considerati come “meccanismi transfrontalieri di pianificazione fiscale potenzialmente aggressivi”, oltre che i reati fiscali con estensione della responsabilità penale d’azienda di cui al dlgs 231/01.

Ma la mancanza di un’indicazione chiara, punto per punto, sulle casistiche da prendere in considerazione per far fronte al dovere di denuncia può lasciare un’ampia discrezione al denunciante diventando alla fine un boomerang, in quanto causa di maggior confusione.

Servirebbe, in particolar modo, evitare che anche i comportamenti corretti possano essere invece interpretati come elusivi. In un mondo sempre più interconnesso e competitivo, ad esempio, trovare soluzioni per pagare meno tasse non è reato purché restando entro i confini delle giurisdizioni agevolate che rispettano gli standar internazionali al fine di non essere definite “paradisi fiscali”.

Quali sono allora i comportamenti elusivi da segnalare? E come si procede se tali comportamenti invece risultano idonei dopo la segnalazione? E se un consulente fiscale o legale denuncia un comportamento elusivo, ma d’altro canto continua a fornire servizi e a farsi pagare, diventa allora complice? Tutte queste incognite restano senza risposta.

La direttiva in fase di recepimento dall’Italia sembra dimostrare come ormai si vada sempre più insistentemente verso l’affermazione di un sistema basato sulla delegittimazione e sul sospetto.

Questi impulsi aggressivi e minacciosi nei confronti delle aziende e dei professionisti, distolgono però l’attenzione dalla necessità di fare una vera chiarezza sulle situazioni da affrontare con la mano pesante per affermare un vero principio di giustizia, e non l’ennesimo tentativo da parte dello Stato di fare cassa mettendo in ginocchio chi crea ricchezza.

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Giovanni Guarise

Giornalista professionista dal 2010, nel corso degli anni da freelance ha dedicato particolare attenzione al mondo della Piccola e Media Impresa, realizzando approfondimenti e focus per diversi quotidiani, e collaborando nelle attività di comunicazione per un'associazione di categoria in Veneto