Trasporti e materie prime: è allarme rincari per le Pmi

Il rischio è anche di un incremento dei prezzi al dettaglio per i consumatori

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Costi di trasporti e logistica: scatta l’allarme. L’anno del Covid ha segnato aumenti vertiginosi, senza precedenti. Per trasportare via mare tra l’Europa e la Cina un carico di merce in un container da 40 piedi (la misura oggi più diffusa) si parla di un costo almeno il quadruplo rispetto all’anno precedente.

A spiegare come questo è accaduto è il Financial Time: “Migliaia di container vuoti sono rimasti bloccati in Europa e negli Stati Uniti nella prima metà del 2020 quando le società di navigazione hanno annullato centinaia di viaggi a causa dei lockdown per il coronavirus che hanno causato un improvviso rallentamento del commercio globale. Quando la domanda occidentale di merci di produzione asiatica è rimbalzata nella seconda metà dell’anno, la concorrenza tra gli spedizionieri per i container disponibili ha fatto lievitare i costi dei trasporti”.

Si è quindi passati da un crollo delle spedizioni a una richiesta molto elevata, e questo ha mandato in crisi la filiera delle spedizioni, con una forte congestione ai porti commerciali e le società di trasporto che per compensare i tempi di attesa hanno aumentato i listini

La percezione sempre più diffusa è anche che alcune multinazionali che non operano in un pieno contesto di libera concorrenza stiano approfittando della loro posizione di forza nel mercato e scaricando le difficoltà economiche del momento sulle Pmi. Ma in realtà questi rialzi graveranno inevitabilmente anche sui consumatori, che dovranno affrontare un rialzo dei prezzi al dettaglio su numerosi articoli di consumo, a partire da quelli di prodotti hi-tech.

Un ulteriore problema, a riguardo, è legato all’aumento dei costi delle materie prime che gravano sulle Pmi manifatturiere. Anche in questo caso sono sempre più numerose le segnalazioni di pratiche scorrette da parte di alcune multinazionali dell’acciaio, che operando in regime di oligopolio, stanno aumentando i prezzi in maniera retroattiva e unilaterale, anche su contratti già in essere. Ma la situazione riguarda tutte le principali materie prime utilizzate nel settore metalmeccanico: alla fine del 2020 è stato registrato un rincaro complessivo del 47% in un anno, come risultato anche di un aumento del prezzo del rame (+68%) così come del nichel e dello zinco (+51%).

La volatilità dei costi è un problema che deve essere affrontato immediatamente, in quanto i rischi che stiamo correndo sulla produzione e sui consumi devono rendere la questione dell’instabilità dei prezzi un problema assoluto per le istituzioni, che oltre a pianificare un rilancio futuro non devono dimenticare le incombenze del presente.

Giovanni Guarise
Giornalista professionista dal 2010, nel corso degli anni da freelance ha dedicato particolare attenzione al mondo della Piccola e Media Impresa, realizzando approfondimenti e focus per diversi quotidiani, e collaborando nelle attività di comunicazione per un'associazione di categoria in Veneto
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