Le nuove prospettive del settore tessile post Brexit

Le preoccupazioni delle aziende del settore tessile che esprimono confusione dopo gli accordi raggiunti con il Regno Unito.

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Nel 2019 il Regno Unito ha esportato il 43% dei propri beni verso l’Unione europea, divenendo vulnerabile al mancato accordo commerciale rispetto a ciascun singolo paese europeo. Il Regno Unito è il quinto importatore di beni italiani e tra i settori di punta del nostro export, i più esposti a nuovi dazi sarebbero stati la meccanica strumentale, il tessile, il chimico e l’agroalimentare. Oltre ai dazi, sui quali si è raggiunti un accordo importante, vanno ricordati i nuovi adempimenti di natura doganale.

Dal punto di vista commerciale, l’accordo mette al riparo gli scambi tra Regno Unito e i 27 Stati membri, e questa era la cosa più importante per evitare conseguenze immediate sull’economia. Il Regno Unito è importante per tutta l’economia italiana. Dal Nord al Sud. A tal riguardo, gli ultimi dati, forniti da Confcommercio Sardegna, parlano di oltre 50milioni di euro annui di prodotti sardi in questo Paese che risulta essere il nono mercato di destinazione delle esportazioni manifatturiere dell’Isola. Quanto ai settori, i prodotti maggiormente esportati sono stati gli alimentari, seguiti dai prodotti in legno e metallo, pelletteria, abbigliamento e tessile, mobili e ceramiche. Uno studio condotto dall’Università di Lovanio, guidata dal presidente Paccanelli, ha messo in evidenza gli effetti della Brexit sull’industria europea del tessile-moda. Lo studio rivela i Paese Europei che saranno interessati da tali tagli occupazionali e si tratterebbe di Italia, Romania, Portogallo, Germania, Francia, Spagna e Polonia.

Il presidente Paccanelli ha recentemente invitato i leader politici di entrambe le parti ad usare buon senso tenendo conto dei posti di lavoro che potrebbero essere pregiudicati considerata la già delicata situazione in cui si trovano le imprese del settore che hanno subito un innegabile impatto dall’emergenza sanitaria. Una evidente preoccupazione delle aziende del settore tessile che appaiono confuse dopo gli accordi raggiunti con il Regno Unito. Per limitare l’impatto sulla catena del valore del tessile-abbigliamento appare importante ripensare le proprie modalità di azione in relazione all’export e alla promozione dei prodotti tessili italiani nel Regno Unito post Brexit.

Nel caso in cui il business soffrisse già di problemi finanziari, sarebbe utile cercare dei consulenti finanziari e per l’export preparati. Essi potranno fornire una ampia gamma di soluzioni disponibili per poter rimettere sulla giusta strada la propria attività commerciale, avendo magari la possibilità di accedere alle opportunità di promozione dei prodotti tessili presso le manifestazioni del mondo tessile nel Regno Unito. Una iniezione di nuovi capitali potrebbe, inoltre, giovare ad ogni azienda, tenendo conto anche delle agevolazioni fiscali e relativi schemi Inglesi da tenere in considerazione per invogliare nuovi investitori ad acquisire quote aziendali.

Nel prossimo futuro, la Brexit potrebbe influenzare le leggi e i regolamenti che disciplinano la conformità e la responsabilità dei prodotti se venduti nel mercato del Regno Unito e, viceversa, nell’Unione Europea. L’attuale legislazione nell’UE stabilisce uno standard elevato per la sicurezza dei prodotti, i requisiti ambientali e gli altri requisiti normativi che si applicano a un’ampia gamma di prodotti. La Brexit rendere necessaria la conoscenza e la formazione come elementi cardine per le imprese. 

Euromed International Trade offre un’offerta completa di servizi integrati, dall’individuazione delle aree e dei mercati del Regno Unito in cui operare, alla definizione delle strategie d’ingresso, al coinvolgimento di tutta l’organizzazione aziendale nello svolgimento delle attività operative connesse all’internazionalizzazione.

Domenico Letiziahttps://www.domenicoletizia.it/
Giornalista, scrive per il quotidiano "L’Opinione delle Libertà", e analista economico e geopolitico. Ricercatore e social media manager del “Water Museum of Venice”, membro della Rete Mondiale UNESCO dei Musei dell’Acqua. Responsabile alla Comunicazione per numerose società di consulenza e internazionalizzazione.
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