Tetto sulle compensazioni e stretta sui debiti tributari

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In base alle norme approvate nella manovra di bilancio 2020, molte aziende non potranno compensare in via immediata i crediti fiscali già maturati ed esigibili con altrettanti debiti fino alla concorrenza di 5.000 euro, trovandosi costrette ad utilizzare proprie risorse finanziare per ottemperare ai pagamenti.

Sono queste le conseguenze della legge 19/12/2019, n. 157, pubblicata in G.U. 24/12/2019, n. 301, che ha rivisto le modalità di compensazione dei crediti nel modello di delega F24, con l’introduzione dell’obbligo della preventiva presentazione della dichiarazione per le compensazioni riferibili ai crediti per imposte dirette e Irap.

Per poter utilizzare in compensazione i crediti relativi alle imposte dirette e alle imposte sostitutive e Irap, per un ammontare eccedente i 5 mila euro, il contribuente dovrà attendere la presentazione preventiva, ma non immediata, per effetto dei tempi necessari alla produzione e approvazione stessa dei modelli e delle procedure di controllo, della dichiarazione dei redditi dove i crediti emergono e, dal decimo giorno successivo, presentare la delega tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate.

I crediti da imposizione diretta, nonostante siano legittimamente maturati, potranno quindi essere utilizzati, per la sola eccedenza di 5 mila euro, solamente dopo la presentazione della relativa dichiarazione: l’ennesima procedura che in termini di tempo sottrae la disponibilità di liquidità alle imprese contribuenti per mantenere più a lungo i fondi nelle casse dello Stato.

Ma non è tutto. Qualora il contribuente, infatti, non dovesse pagare l’IVA mensile o trimestrale dichiarata oltre il 10% scatterà una denuncia agli Organismi della Crisi istituiti (Ocri) presso le camere di commercio. Vale a dire che per un mancato pagamento del 10% (in precedenza la soglia era del 30%) sarà avviata una procedura pre fallimentare, con un avvertimento di estinguere il proprio debito entro 90 giorni.

Imprese del Sud invita il Governo a rivedere queste misure che rappresentano una minaccia nei confronti di una parte sana della nostra società, che contribuisce in maniera determinante alla crescita del Sistema Italia, e che lo Stato dovrebbe sostenere anziché mettere con le spalle al muro.

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