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giovedì, 22 Ottobre 2020

Mediterraneo: gli impatti ambientali e geopolitici

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L’anno scorso il Wolfgang Cramer dell’Institut méditerranéen de biodiversité et d’écologie marine et continentale (Imbe), del CNRS/Université d’Avignon/IRD/Université Aix-Marseille, ha analizzato e monitorato i molteplici impatti ambientali che colpiscono le popolazioni di tutto il Bacino del Mediterraneo.

Gli scienziati avvertono che:

«Anche con un riscaldamento globale futuro limitato a  2° C, come chiede l’Accordo di Parigi, le precipitazioni estive rischiano fortemente di diminuire dal 10 al 30% a seconda delle regioni, aggravando le penurie di acqua e provocando una forte decrescita della produttività agricola, soprattutto nei Paesi del sud. Per soddisfare i bisogni dell’agricoltura, la richiesta di acqua per l’irrigazione aumenterà dal 4 al 22% a seconda della crescita della popolazione. Questa domanda dovrebbe entrare in concorrenza con altri utilizzi, come acqua potabile, industria, turismo e provocherà dei conflitti tra gli utilizzatori, i proprietari e le stesse autorità governative».

In tale ottica, si è svolta, durante i lavori del Roma Med 2019, la Conferenza “Il lato geopolitico dei cambiamenti climatici: scarsità di risorse e conflitti“, che ha analizzato la geopolitica del Mediterraneo in rapporto ai mutamenti climatici.

Ai lavori hanno partecipato Andrea Cabrini, Carmelo Abela, Ministro degli Esteri di Malta, Karim El Aynaoui, presidente del Policy Center for the New South del Morocco, Patrizia Grieco, presidente dell’ENEL, Nasser Kamel, Ambasciatore e Segretario Generale dell’Unione per il Mediterraneo e Francesco La Camera, direttore generale sviluppo sostenibile presso il ministero dell’Ambiente.

Carmelo Abela

Atteso l’intervento del Ministro degli Esteri di Malta. Abela intervenendo sulle metamorfosi geopolitiche del Mediterraneo in rapporto ai mutamenti climatici ha dichiarato:

Tali metamorfosi sono tra i temi importanti che devono essere al centro delle nostre politiche. Ci sono nuove sfide all’orizzonte. Gli aspetti geopolitici del cambiamento climatico non sono soltanto legati all’ambiente e ai mutamenti climatici. Dobbiamo affrontare il problema anche analizzando l’attualità della nostra economia, la sicurezza, la demografia e dobbiamo concepire e inseguire le opportunità che possono aprirsi. Opportunità che possono essere già raccolte solo se impariamo ad agire insieme attraverso la cooperazione e non lasciando soli gli stati e i governi. Anche il settore privato e industriale deve avere un ruolo importante. Ritengo che dobbiamo accettare l’idea di avere come intero bacino, e non solo, un problema importante da affrontare. Abbiamo anche le soluzioni ma per realizzarsi devono cambiare innumerevoli dinamiche politiche che non possiamo più rimandare. Attualmente, la scienza offre delle soluzioni ai vari problemi dell’attualità e dobbiamo affrontare praticamente tali problemi, ricorrere a risorse finanziare, coinvolgendo tutti i protagonisti del Mediterraneo all’accesso a tali fondi economici e avviare operazioni di sviluppo sostenibile. Malta è nel cuore del Mediterraneo e il mediterraneo allargato è stato definito come una delle zone a più rapido riscaldamento. E’ stata commissionata una relazione da parte dell’Unione del Mediterraneo ove emerge che ci sono pericoli immediati per la nostra aerea. Ogni paese ha delle responsabilità individuali ma necessitiamo di lavorare insieme. Dobbiamo agire in modo unito, pubblico e privato e includendo anche i governi che non hanno raggiunto una piena consapevolezza della problematica. Dobbiamo agire in modo coordinato, attuando politiche analoghe o identiche nei diversi paesi del nostro bacino. Quello che succede nell’Artico è un fattore problematico anche nel Mediterraneo. Quello che succede in una regione ha effetto anche in altre regioni. Noi tendiamo a dare incentivi a quelle famiglie che non possono accedere all’energia pulita per gli alti costi, ma oggi tali prezzi stanno scendendo e a breve tali incentivi saranno inutili e potremmo riutilizzarli altrove. In Europa e nel nostro bacino, non stiamo affrontando realmente le opportunità economiche che lo sviluppo eco sostenibile può innescare. Le rinnovabili sono una fonte di occupazione. Noi guardiamo al Mediterraneo e alla nostra cooperazione reciproca. Dobbiamo capire che l’azione congiunta dei vari attori europei è fondamentale per continuare a vivere in un continente democratico, rispettoso dell’ambiente, dei popoli e della vita dell’intero bacino“.

Karim El Aynaoui

Una linea che sembra unire Malta e Marocco, due paesi che rappresentano il cuore del Mediterraneo. Autorevole l’intervento di Karim El Aynaoui che ha posto il continente africano al centro dell’analisi, evidenziando l’importanza del Mediterraneo anche l’intera Africa e per la crescita sostenibile dei paesi del Nord Africa, sponda sud del bacino. Karim El Aynaoui è il Presidente del gruppo OCP, leader globale nel settore dei fosfati. Dal 2005 al 2012 ha lavorato presso Bank Al-Maghrib, la Banca centrale del Marocco. Già direttore dell’economia e delle relazioni internazionali e membro del gabinetto del governatore. Prima di entrare a far parte della Bank Al-Maghrib, ha lavorato per otto anni presso la Banca mondiale, sia nel Medio Oriente e nel Nord Africa, sia nelle regioni dell’Africa come economista. È membro del comitato consultivo strategico dell’Istituto IFRI e della COP22.

Il presidente del Policy Center for the New South del Morocco ha dichiarato:

Il cambiamento climatico è oramai certo. Il continente africano in tale contesto ha delle potenzialità enormi. Condivido quanto espresso dal Ministro di Malta. Si pensi all’istallazione delle centrali solari e alla collaborazione tra Europa e Africa in termini di consumi e processi economici eco sostenibili. Il nostro difetto come paesi de Mediterraneo è quello di non adottare mai una strategia comune e a lungo termine. Esistono delle soluzioni che possono essere elaborate comunemente generando buoni risultati. Si pensi ai permessi di lavoro o alle procedure per avviare soggiorno temporanei per lavoro. Non esistono formule magiche ma sono due le tendenze non rinviabili oggi: le migrazioni e i mutamenti climatici e vanno affrontate insieme. Non dimentichiamo che in questo momento nel mondo vengono create nuove centrali a carbone, degli impianti che entrano in funzione inquinando e ciò è catastrofico. L’Africa ha un’opportunità enorme ma non deve immergersi nel sistema energetico fossile, ma seguire le nuovi fonti energetiche sostenibili, come solare e l’eolico. Nel settore privato si esercita ricerca e innovazione e i processi di de carbonizzazione sono importanti, ma bisogna affrontare tali tematiche molto più velocemente e con il contributo dei paesi sviluppati. Creare un mercato comune e connesso. Nel deserto del Sahara si può produrre energia solare e idrogeno ma il settore privato non riesce a pensare ancora a lungo termine. Si tratta di credere ad avere fiducia nel privato, creare domanda per compensare le problematiche della nostra attualità. La COP21 di Parigi ha dato delle risposte e in Marocco stiamo affrontando le nostre problematiche energetiche all’insegna della sostenibilità e dello sviluppo sostenibile. Il settore privato ha capito che può far profitto sulla sostenibilità ma i governi ancora sono pronti. I giovani hanno una consapevolezza diversa, vogliono soluzione tempestive alla tematica. Ci sono dei fermenti in corso e vanno sostenuti. Il Marocco analizza tale problematiche guardando anche al Sud del Mondo. E’ un errore pensare che i migranti climatici siano un problema. Certe mentalità vanno superate. All’essere umano non piace il cambiamento, ma il mondo sta cambiando e bisogna intervenire. Tendiamo ad opporre resistenza ma noi dovremmo agire insieme superando tali problematiche. Possono esservi divergenze ma dobbiamo affrontare insieme il nostro futuro comune“.

Tutti i relatori hanno concordato e affermato che gli effetti dei cambiamenti climatici hanno ripercussioni sempre più gravi su diversi aspetti della vita umana, nonché sulle opportunità di sviluppo, sull’ordine geopolitico mondiale e sulla stabilità a livello globale; che coloro che dispongono di minori risorse per adattarsi ai cambiamenti climatici risentiranno maggiormente dell’impatto degli stessi; che la diplomazia climatica può essere intesa come una forma di politica estera mirata, finalizzata a promuovere l’azione per il clima attraverso il coinvolgimento di altri attori, la cooperazione su specifiche questioni legate al clima, la creazione di partenariati strategici e il rafforzamento delle relazioni tra gli attori statali e non statali, ivi compresi i principali soggetti che concorrono all’inquinamento globale, contribuendo in tal modo a mitigare l’impatto dei cambiamenti climatici, nonché a potenziare l’azione per il clima e a rafforzare le relazioni diplomatiche dell’Unione Europea e dei paesi del Mediterraneo.

Come dichiarato dal presidente dell’ENEL Patrizia Grieco : “Non possiamo arrivare al punto di non ritorno, dobbiamo agire nell’ottica della sostenibilità e crediamo che tale approccio sia fondamentale per il futuro. Va implementata la collaborazione del settore privato e settore pubblico. Siamo stati afflitti dalla miopia del profitto immediato senza avere una visione globale, una visione che vada oltre l’attualità, pensando al futuro e a lungo termini. Dobbiamo tener conto del pianeta e delle popolazioni che vivono tale pianeta. Se non elaboriamo tali idee non riusciremo a sopravvivere“.

Domenico Letizia
Domenico Letiziahttps://www.domenicoletizia.it/
Giornalista, scrive per il quotidiano "L’Opinione delle Libertà", e analista economico e geopolitico. Ricercatore e social media manager del “Water Museum of Venice”, membro della Rete Mondiale UNESCO dei Musei dell’Acqua. Responsabile alla Comunicazione per numerose società di consulenza e internazionalizzazione.
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