Una grande similitudine si rivela tra Canada ed Unione Europea. Il Canada è un paese che si è sviluppato nel Novecento e la popolazione canadese è in sostanza di origine inglese e francese, rendendo il paese bilingue.

Il Canada è un paese dalle mille risorse, geograficamente importante e culturalmente aperto al mondo. Nel tentavo di sviscerare l’attualità del rapporto tra Canada ed Unione Europea, senza dimenticare la cooperazione con l’Italia, intervistiamo l’avvocato Paolo Quattrocchi, direttore del Centro Studi Italia – Canada, Socio dello Studio Legate NTCM e Vice Presidente della Camera di Commercio Italiana in Canada Occidentale

Avvocato Quattrocchi come nasce il Centro Studi e di cosa si occupa? 

Il Centro Studi nasce da un’intuizione strettamente collegata a quella che allora stava per divenire la stesura del Ceta. Come avvocato e come Vice Presidente della Camera di Commercio Italiana in Canada Occidentale mi sono occupato del Ceta fin dall’inizio. Con la Camera ci aggiudicammo un progetto di comunicazione per la diffusione dell’accordo in chiave europea. Ciò ha rappresentato l’inizio della nostra azione e da tali spunti abbiamo creato il nostro centro studi che continua a svolgere approfondimenti e dossier sulle opportunità e la cooperazione tra Italia e Canada. Il Centro Studi Italia-Canada è un gruppo di lavoro che ha come finalità il sostegno al dialogo e la promozione della conoscenza reciproca tra Italia – intesa anche come membro dell’Unione Europea – e Canada, mediante lo sviluppo di attività di ricerca ed analisi della società, scambi culturali e scientifici, anche attraverso l’organizzazione di eventi che favoriscano l’interazione e costituiscano luogo di incontro tra operatori italiani e canadesi.


Se vogliamo approfondire il “Focus Canada”, per farlo conoscere al pubblico italiano, cosa possiamo dire sull’economia e la geopolitica di questo immenso paese? 

La prima cosa a cui penso è la grande similitudine che si rivela tra Canada ed Unione Europea. Il Canada è un paese che si è sviluppato nel Novecento e la popolazione canadese è in sostanza di origine inglese e francese, rendendo il paese bilingue.

Abbiamo anche una presenza nutrita di italiani, irlandesi e tedeschi e negli ultimi venti anni molti asiatici (cinesi, indiani, coreani) si sono spostati in Canada. Dal punto di vista economico, la struttura del Canada, con una popolazione non numerosa e dalle risorse naturali immense, si presta ad un positivo confronto con l’Europa soprattutto nella cooperazione economica e commerciale ma anche in quella sociale e culturale.  

L’accordo di libero scambio tra Canada e Unione Europea e la cooperazione agroalimentare sono spesso oggetto di attenzione da parte dei media italiani. Molte le polemiche sul Ceta e pochi gli approfondimenti seri sull’accordo. Cosa possiamo dire a riguardo? 

Il Canada crede talmente tanto nel Ceta da aver eliminato le barriere doganali sia interne che con i mercati europei. L’unica “barriera” rimasta è applicata ai prodotti caseari, essendovi una quota formaggio stabilita per legge. L’apertura al mercato e alla popolazione dell’Unione Europea da parte di un paese con un numero di abitanti infinitamente inferiore sta a dimostrare l’importanza che le istituzioni canadesi rivolgono al mercato europeo e alla cooperazione con l’Unione Europea. Del resto, Europa e Canada sono aperte alla sottoscrizione di liberi scambi utilizzando compiutamente gli accordi bilaterali come strumento di espansione commerciale. Il Ceta è un accordo fortemente innovativo, il primo accordo che non si è limitato soltanto all’abbattimento delle barriere doganali ma ha anche inciso sul mercato degli investimenti, sul trasferimento di servizi, delle professionalità, degli appalti pubblici e sulla cooperazione economica, andando a toccare sostanzialmente tutti i settori dell’attività produttiva. Nell’ambito dell’agroalimentare, per tutta l’Area Europea vi sono grandi possibilità grazie al Ceta: perché il sistema di protezione della proprietà intellettuale in Canada che protegge i marchi, ma non le indicazioni geografiche protette estranee alla cultura e alla storia economica del Canada, non permetteva a molti prodotti di eccellenza italiani di trovare accesso in Canada. D’altronde, il tema delle indicazioni geografiche è stato un tema evolutosi con il tempo anche in Europa. Grazie al Ceta, il primo passo importante per l’agroalimentare in Canada non è stato soltanto l’abolizione dei dazi e delle tasse, ma quanto la possibilità per innumerevoli prodotti di essere venduti nel paese, permettendo l’accesso dei prodotti italiani in Canada e riconoscendo l’importanza delle eccellenze del Made in Italy.  

Oltre alla eliminazione dei dazi doganali che ha una incidenza pari al 98% del valore delle GI europee, quel che va enfatizzato è che molti prodotti italiani di punta, che in precedenza non potevano essere venduti in Canada a causa di limitazioni conseguenti ad un diverso modello di protezione della proprietà intellettuale (basato sui marchi e non sulle Identificazioni geografiche), oggi invece hanno libero accesso e godono di piena protezione. A ciò si aggiunga che proprio in conseguenza del Ceta, il Canada ha aggiornato la normativa in materia di proprietà intellettuale creando un sistema di registrazione per le IG non riportate nell’elenco allegato al Ceta per cui tali IG possono facilmente ottenere il riconoscimento, in Canada, grazie alla nuova normativaIn.

In Italia, nell’analizzare il Ceta si pensa subito solo al settore agroalimentare, ma non sono molte conosciute le altre opportunità, come quelle legate alla cooperazione industriale e degli appalti pubblici. Possiamo approfondire?

Verissimo. Nel settore infrastrutturale già si iniziano a vedere i primi risultati del Ceta. Ad esempio, qualche mese fa, un’azienda italiana molto nota nel settore delle infrastrutture, insieme con altre aziende canadesi, si è aggiudicata un appalto per la realizzazione di una linea tranviaria nell’area di Toronto. Inoltre, il 17 febbraio, si terrà a Roma presso l’Associazione dei costruttori edili – ANCE la presentazione delle opportunità in Canada per le nostre imprese in termini di
 trasporto, logistica, progetti di mobilità urbana come ferrovie, metropolitane e trasporto pubblico locale. Progettualità importanti per le aziende italiane e che in Canada potranno trovare un nuovo mercato, sia in partnership con altre realtà industriali che operando singolarmente. Parliamo di un paese aperto e pronto ad accogliere. Il Canada è per estensione secondo solo alla Russia e in rapporto alla dimensione ha una popolazione poco superiore alla metà di quella italiana. La maggior parte di questa popolazione è localizzata per la maggior parte in quattro città e soltanto tale “immagine mentale” può far comprendere le immense opportunità per le imprese europee e italiane.
Mi permetta anche un’analisi geopolitica. Di fronte a potenze lontane dai sistemi democratici  occidentali, come la Russia e la Cina e il nuovo protezionismo Usa lanciato da Trump, io immagino una naturale unione tra Europa e Canada. Sia l’Europa che il Canada sono riconosciute nel mondo per i loro successi in termini di diritti umani, ambiente, tutela delle minoranze e generalmente, anche con tutte le mille sfaccettature, sono paesi che rispettano la dignità umana e le regole del mercato. In tale contesto geopolitico molto dinamico, penso che una naturale unione tra Canada ed Unione Europea possa rafforzare tutti, rendendo più forte il nostro confronto con le altre superpotenze globali. 

Molti studenti e giovani professionisti sono affascinati dal Canada e spesso qualcuno prova ad avviare una nuova vita in tale paese. Che consigli possiamo dare ai giovani della nostra Penisola che vogliono guardare al Canada come ad nuova opportunità? 


Il nostro Centro Studi ha di recente pubblicato una prima analisi sulle possibilità di trasferimento e cooperazione per i giovani in Canada. Grazie al Ceta queste possibilità sono aumentate perché nel paese possono entrare giovani professionisti e specializzati che seguono le imprese e che desiderano confrontarsi con il mondo digitale, dell’intelligenza artificiale e in generale nel mondo delle start-up. Quello che turba inizialmente gli italiani è l’estrema digitalizzazione della burocrazia e delle procedure per l’ottenimento dei permessi di accesso. 

In realtà quello che preoccupa  dovrebbe essere guardato con interesse perché i molteplici sistemi d’ingresso differenziati permettono ad ogni professionista di aver un suo percorso digitale estremamente meritocratico, di elevatissima qualità e precisione. Abbiamo tanti percorsi di ingresso, come quelli per studenti e quelli per lavoratori, un sistema estremamente regolato e pronto all’apertura. D’altronde, il governo canadese non nasconde la volontà di voler vedere crescere la propria popolazione, la propria ricchezza economica e le proprie opportunità di cooperazione. Il Canada ricerca giovani professionisti specializzati e le opportunità per i giovani laureati e specialisti sono enormi. Vi invito a visionare le nuove ricerche del Centro Studi e nelle prossime settimane pubblicheremo degli approfondimenti sulle opportunità per i giovani italiani interessati a studiare in Canada. Opportunità importanti in un paese che ricerca eccellenze e professionalità. 


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Domenico Letizia

Domenico Letizia

Pubblicista presso il quotidiano nazionale L’Opinione, analista economico e geopolitico. Speaker radiofonico per i microfoni di "RadioAtene". Ha svolto analisi di mercato in collaborazione con la Camera di Commercio Italo Moldava(CCIM) e con l’ Associazione di Studio, Ricerca ed Internazionalizzazione in Eurasia ed Africa. Ricercatore, pubblicista e social media manager del progetto del “Water Museum of Venice”, membro della Rete Mondiale UNESCO dei Musei dell’Acqua. Iscritto all’Albo dei Giornalisti Pubblicisti della Campania dal gennaio 2019. Già Social Media Manager e Responsabile alla Comunicazione per numerose società di consulenza e internazionalizzazione.