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martedì, 20 Ottobre 2020

Futuro del Mediterraneo: intervista a Isidro González (UFM)

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Le politiche e l’economia del Mar Mediterraneo sono intimamente legate alle prospettive della blue economy, alla valorizzazione del patrimonio liquido e alle nuove visioni green, adottate per conciliare occupazione, tutela e valorizzazione del nostro bacino. Nel tentativo di comprendere la realtà internazionale di tali prospettive, intervistiamo Isidro González, vice segretario generale dell’UFM (Unione per il Mediterraneo), responsabile, dal settembre 2019, della storica organizzazione per le tematiche legate all’acqua, l’ambiente e l’economia blu.

Quale è lo stato attuale del Mediterraneo? Quali sono le preoccupazioni ambientali attuali e quali sono le future sfide da affrontare?

Il Mediterraneo è in una situazione allarmante, con un riscaldamento del 20% più veloce rispetto alla media mondiale. Le coste della regione del Mediterraneo sono tra le più minacciate al mondo: quasi il 40% delle coste è oggetto di speculazione edilizia e 150 milioni di persone vivono vicino al mare, generando un assurdo sovraffollamento. Secondo un recente rapporto presentato all’ultima riunione dell’Unione per il Mediterraneo dai ministri degli affari esteri è stato stimato che 15 grandi città rischiano alluvioni e problematiche ecologiche se non vengono intraprese iniziative di pianificazione urbana intelligente e sostenibile. Le sfide ambientali del Mediterraneo sono legate alle attività economiche che le città e i cittadini svolgono in rapporto al mare e alle coste. La regione mediterranea è tra le principali destinazioni turistiche del mondo e ospita oltre 300 milioni di turisti all’anno. Il turismo rappresenta il primo settore economico della blue economy sia per reddito che per posti di lavoro nel nostro bacino. Il turismo del mare è un catalizzatore importante per l’imprenditoria giovanile e la crescita delle nuove PMI. Oggi, indirizzare le politiche del Mediterraneo verso una destinazione turistica “green” è la chiave per consentire una crescita sostenibile del settore. Il trasporto marino è uno dei settori più consolidati nel nostro bacino.

Tuttavia, il trasporto marittimo rappresenta quasi il 10% dell’inquinamento marino e il 3% delle emissioni inquinanti nell’aria. Un impatto significativo sugli ecosistemi marini, sulla salute umana e sulle altre attività umane.

Inquinamento da micro-plastiche. Foto concessa dall’Unione per il Mediterraneo

Circa 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica entrano nei nostri oceani ogni anno e minacciano la fauna e gli ecosistemi marini, la salute umana e l’economia in generale. La lotta contro l’inquinamento dei mare deve essere combattuta ovunque a terra e nel mare. Venticinque anni dopo l’avvio del processo di Barcellona, un approccio regionale euro-mediterraneo risulta efficace per combattere i cambiamenti climatici e avanzare nelle proposte per l’economia blu. L’Unione per il Mediterraneo è un’organizzazione regionale che comprende stati membri dell’Unione Europea e 15 paesi della sponda meridionale e orientale del Mediterraneo. Una posizione importante per coordinare progetti e programmi comuni. Le nostre azioni si concentrano sulla necessità di potenziare l’economia blu, promuovere la crescita, il dialogo tra paesi e combattere la povertà. Gestire in modo sostenibile tutti i settori marittimi del bacino del Mediterraneo”.

Sono innumerevoli le organizzazioni internazionali che discutono di come sviluppare e incrementare politiche occupazionali legate alla blue economy. Quali sono le autentiche prospettive per il bacino del Mediterraneo?

L’Unione per il Mediterraneo ha recentemente avviato un dialogo internazionale importante. Lo scorso novembre abbiamo dato vita ad un focus dedicato alle tematiche delle “Competenze, carriere e lavoro blu” con dei punti focali incentrati sull’economia del nostro bacino e generando uno scambio interattivo per sviluppare sinergie e apprendere le migliori pratiche. Il dialogo nella nostra regione consente una migliore panoramica delle future sfide dell’economia blu, cercando i possibili strumenti per colmare il divario tra le varie realtà politiche e dare avvio ad incentivi necessari per le varie regioni. Le prime conclusioni avutesi con l’avvio del nostro dialogo illustrano una grande varietà di strategie e strumenti per lo sviluppo dell’economia blu, purtroppo, queste non sono conosciute e dovrebbero essere adattate alle realtà locali. Solo per citare qualche esempio, potrebbe essere importante diffondere l’utilizzo della piattaforma denominata Med Blue Economy che consente di scambiare informazioni e dati, anche pedagogici, con altri paesi e con istituzioni importanti quali l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGF che attualmente offre borse di studio per più di 30 corsi di formazione dedicati alla blue economy e alle politiche del Mediterraneo. In molte regioni del Mediterraneo la fuga di cervelli è un grave problema da affrontare subito, incentivando il mercato del lavoro. Devo dire che vi è anche mancanza di consapevolezza di quelle che sono le nuove prospettive lavorative legate alla carriera in tema di blue economy in tutti i paesi dell’area euro-mediterranea. Mancano competenze professionali specifiche e i cluster marittimi offrono opportunità per affrontare tematiche relative alle competenze e al lavoro, aumentando la mobilità delle competenze e incrementando l’apprendimento generale. L’Unione per il Mediterraneo ha sostenuto l’iniziativa HOMERe, offrendo una borsa di studio per una specializzazione di sei mesi a 34 studenti già laureati. Nel corso dei prossimi anni continueremo ad organizzarci per incentivare il dialogo politico e tecnico, con riunioni ministeriali, piattaforme di approfondimento e progetti socio politici dell’Unione per il Mediterraneo, con il sostegno di tutti i 43 paesi membri, per continuare a lanciare il nostro contributo sui punti dell’Agenda ONU sullo sviluppo sostenibile.

Molte aziende del Mediterraneo stanno concentrando le proprie ricerche e idee intorno allo sviluppo dell’acquacoltura, la produzione di organismi acquatici, principalmente pesci, crostacei e molluschi, ma anche alghe, in ambienti confinati e controllati dall’uomo. Che prospettive ritroviamo in tale settore per le regioni costiere del Mediterraneo?

L’industria della pesca e dell’acquacoltura nel Mar Mediterraneo è il terzo settore più importante della Blue Economy in termini socioeconomici, dopo il turismo e il trasporto marittimo. Tuttavia, dal 1994 al 2014 il valore dell’acquacoltura nel bacino del Mediterraneo è cresciuto di oltre il 250%, controbilanciando il declino della pesca. Rimando alla nostra recente pubblicazione “UfM su Blue Economy“. Per far fronte alla pressione esercitata sul fragile sistema dell’ecosistema marino e fornire una fonte alternativa e sostenibile all’economia del mare, le pratiche dell’acquacoltura devono essere sostenibili e rispettare i contesti geografici di appartenenza. L’Unione per il Mediterraneo sostiene l’attuazione di numerose attività per costruire l’agenda globale del Mediterraneo e soddisfare i requisiti dello sviluppo sostenibile. Nel luglio del 2020 è prevista una riunione ministeriale a Malta con esperti e attori del settore e il lancio di una dichiarazione che stabilirà il “terreno comune di azione” tra i 43 paesi, con al centro l’Agenda 2020 sull’economia blu. In questa riunione ogni paese avrà una sua autorevole rappresentanza. Nei prossimi anni continueremo ad organizzare momenti di dialogo sia a livello politico che tecnico, attraverso riunioni ministeriali e piattaforme settoriali, continuando ad adoperare la nostra azione come Unione per il Mediterraneo, con il sostegno politico dei 43 paesi aderenti e continuando a sostenere i nostri progetti per lo sviluppo della sostenibilità marina e ambientale.

Come possiamo riassumere il rapporto tra occupazione sostenibile e blue economy?

Il rapporto tra occupazione sostenibile ed economia blu può essere riassunto come la tipologia di nuove opportunità collegata alla riconversione economica attuale verso prospettive di blue economy ed economia circolare. Un approccio innovativo sui principi del consumo consapevole e sulla produzione sostenibile“.

Quali sono le prossime iniziative e sfide che l’Unione per il Mediterraneo dovrà affrontare e come applicare concretamente i punti dell’Agenda 20-30 delle Nazioni Unite?

Abbiamo centinaia di iniziative in corso che vogliamo sostenere e incrementare. E’ incredibile il ruolo degli esperti nei gruppi di lavoro, senza dimenticare l’importanza delle iniziative locali. Dobbiamo sfruttare al meglio le idee lanciate in occasione all’anniversario del processo di Barcellona, offrendo nuova fiducia negli stati del Mediterraneo e guardando alle capacità di tali paesi di affrontare le sfide del futuro. Una visione lungimirante così come accaduto nel 1995 con la sottoscrizione della Dichiarazione di Barcellona. Vorrei anche riportare alcuni esempi di iniziative in corso, in cui l’Unione per il Mediterraneo è protagonista e partecipa attivamente, al fine di raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Ricordo l’Iniziativa Westmed che associa oltre 200 porti e terminal e 481 aree marine protette , oppure l’iniziativa BlueMed che supporta la raccolta dati, la pianificazione dello spazio marittimo e una gestione delle scelte future, frutto della conoscenza e dell’approfondimento. Azioni urgenti da intraprendere riguardano il contrasto all’inquinamento dei rifiuti marini. A seguito di un finanziamento ricevuto dal programma Interreg Med dell’Unione Europea stiamo sviluppando un progetto sulla gestione dei rifiuti marini, elaborando anche raccomandazioni politiche per i vari paesi. Sono in corso anche altri progetti interessanti, finanziati da “Interred Med“. L’Unione per il Mediterraneo necessità di incentivare il dialogo regionale attraverso “l’Agenda per l’Acqua” per garantire ad ogni singolo paese del Mediterraneo di ricevere raccomandazioni tecniche, amministrative e finanziare, necessarie a contribuire e a raggiungere la sicurezza idrica per le popolazioni e per l’economia del nostro bacino. Inoltre, non dobbiamo dimenticare l’impatto delle nostre politiche sull’agricoltura, l’occupazione, l’igiene e i cambiamenti climatici. L’Unione per il Mediterraneo ha condotto un’analisi sulle esigenze finanziarie della regione del Mediterraneo, sviluppando in piano economico per la valorizzazione del patrimonio idraulico, stabilendo una serie di raccomandazioni tecniche e finanziarie per sfruttare investimenti e proporre nuove operazioni di network innovativi. Per tutte le informazioni invito a visionare i programmi sul nostro webiste: https://ufmsecretariat.org/

Domenico Letizia
Domenico Letiziahttps://www.domenicoletizia.it/
Giornalista, scrive per il quotidiano "L’Opinione delle Libertà", e analista economico e geopolitico. Ricercatore e social media manager del “Water Museum of Venice”, membro della Rete Mondiale UNESCO dei Musei dell’Acqua. Responsabile alla Comunicazione per numerose società di consulenza e internazionalizzazione.
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