Finanziamenti all’export bloccati: manca la task force

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Che fine ha fatto la task force per facilitare il sostegno all’internazionalizzazione delle imprese? Ancora non se ne vede traccia. Eppure ci avviciniamo ai due mesi trascorsi dal Decreto Liquidità dell’8 Aprile 2020, che annunciava la nascita di un “Comitato per il sostegno finanziario pubblico” con l’obiettivo di dare al Ministero dell’Economia un via libera per il rilascio delle nuove potenziate garanzie a copertura dei «rischi non di mercato», finalizzate a sostenere l’export italiano.

La sera del 6 aprile 2020 il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, aveva annunciato questo sblocco dell’erogazione da parte delle banche di 200 miliardi per potenziare il mercato dell’export, dietro copertura dello Stato, da affiancare ad un primo strumento, denominato “Garanzia Italia”.

Le garanzie di cui si parlava dovrebbero essere per il 10% a carico di Sace spa (posseduta da Cassa Depositi e Prestiti, a sua volta controllata dal ministero dell’Economia); e per il restante 90% direttamente a carico dello Stato.

Ad oggi il ministero dell’economia, oltre a non aver istituito la task force per il loro rilascio di tali garanzie, non ha nemmeno emanato un provvedimento per autorizzare lo stesso rilascio a Sace spa.

Sace, infatti, è stata autorizzata dal decreto Liquidità ad assumere e rilasciare garanzie e coperture “in nome proprio e per conto dello Stato” per supportare le banche nella concessione di credito alle imprese per l’export; questo perché i finanziamenti rischiano di non essere più garantiti dai privati per via dei rischi sistemici generati dall’emergenza Covid-19.

Per godere di questo ombrello le operazioni devono avere tre obiettivi:

– l’internazionalizzazione delle imprese italiane,

– la loro tenuta occupazionale (specie in comparti strategici per il paese),

– il sostegno a operazioni in paesi focus per l’Italia.

Le aziende restano in attesa di novità. Mentre Imprese del Sud continua a tenere alta la guardia.

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