Covid-19, troppi decreti: imprese nel caos

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La frammentazione dei decreti del Governo per far fronte all’emergenza coronavirus ha causato una situazione di confusione nell’interpretazione dei provvedimenti da parte dei destinatari delle misure, che devono saltare da un testo all’altro per trovare una sintesi sulle regole da rispettare e gli interventi di cui sono beneficiari.

Prima i comunicati stampa e i decreti ad hoc emanati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, poi DL 9/2020 (Covid-bis), quindi il DL 18/2020 (Decreto Cura Italia) e infine il nuovo testo che dispone la chiusura di gran parte delle attività produttive in tutto il territorio nazionale. Senza dimenticare eventuali altri decreti, come quello già annunciato che includerà nuove misure di sostegno concordate con l’Unione Europea, e che dovrebbe uscire per il mese di Aprile.

Così a qualcuno è sfuggito, ad esempio il differimento della scadenza del 16 Marzo 2020 al successivo 20 Marzo per i versamenti delle imposte, che poi sono stati sospesi. Così come la sospensione dei pagamenti di imposte e contributi, delle cartelle emesse dall’Agenzia delle Entrate, della riscossione e dell’invio degli adempimenti fiscali scadenti nel periodo tra il 21 febbraio ed il 31 marzo 2020 che in un primo momento era limitata ai soli primi undici comuni del nord Italia colpiti dall’emergenza Covid-19. O ancora, il posticipo dal 30 Aprile al 1 Giugno 2020 per la regolarizzazione dei saldi pregressi legati allo stop all’obbligo per i sostituti di operare le ritenute alle fonte.

Vi sono poi le distinzioni per settore. Ad esempio, le imprese che operano nel settore turistico-alberghiero, sport, arte e cultura, trasporto, ristorazione, intrattenimento ed educazione hanno un congelamento dei pagamenti «a lunga gittata» fino al 30 aprile 2020 che include ritenute alla fonte, contributi previdenziali e assistenziali e l’Iva scandente a marzo: il tutto da versare entro la data del 1 Giugno in unica soluzione o in un massimo di 5 rate mensili di pari importo.

Le pmi ed i professionisti con ricavi/compensi sotto i 2 milioni di euro nel 2019 sono invece coinvolti da una sospensione più ristretta nel tempo, in quanto valida per il versamento ritenute, contributi ed Iva fino al 31 marzo 2020. Imprese del Sud esprime preoccupazione per questa situazione: “Pur consapevoli della situazione difficile che costringe il Governo a “navigare a vista” – commenta il fondatore del Think Tank, Sergio Passariello – siamo certi che sarebbe stata possibile una linea di interventi più chiara, di facile interpretazione e coerente nel tempo. Pur restando sempre sull’attenti rispetto ai provvedimenti emanati di volta in volta, imprenditori e professionisti stanno vivendo un periodo di frustrazione, oltre che per le conseguenze economiche negative dell’emergenza, anche per il disorientamento a cui sono stati indotti da una molteplicità di decreti emanati a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro che hanno cambiato rapidamente l’approccio del Governo in base ad appartenenza geografica, settoriale e alla dimensione dei rispettivi affari. Auspichiamo che l’esecutivo trovi una soluzione per semplificare la situazione accorpando in un solo testo chiaro e coerente tutte le misure attuate fino ad oggi, a partire dal quale poter integrare in futuro ulteriori nuove disposizioni”.

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