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giovedì, Giugno 24, 2021
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Come cambia il lavoro dopo il Covid

Ecco le nuove tipologie di rapporto di lavoro che si sono affermate ancor di più dopo l'emergenza

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L’emergenza coronavirus ha trasformato anche il mondo del lavoro e gli schemi che ne disegnavano i rapporti tra i datori e i loro dipendenti o collaboratori. La formula dell’impiego permanente e a tempo pieno, già in parte superata negli ultimi anni con la tendenza a forme contrattuali sempre più flessibili, oggi sembra aver lasciato spazio definitivamente a nuove soluzioni calate intorno alla crescente digitalizzazione e ad orari sempre meno standardizzati.

Ad analizzare queste trasformazioni, di recente, è stato il rapporto New form of employment elaborato dall’istituto Eurofound, l’agenzia tripartita dell’UE che fornisce le conoscenze per contribuire allo sviluppo di migliori politiche sociali, occupazionali e relative al lavoro.

Codatorialità: un singolo lavoratore è assunto congiuntamente da un gruppo di datori di lavoro per soddisfare le esigenze di risorse umane di più imprese e quelle dello stesso lavoratore di un’occupazione permanente e a tempo pieno.

Lavoro ripartito: un datore di lavoro assume due o più lavoratori, a tempo parziale, per lavorare congiuntamente ad uno specifico compito da lavoro full-time, quindi il posto condiviso è permanentemente occupato da personale dedicato.

Interim management: un’azienda “affitta” lavoratori, per lo più esperti e specializzati, ad altre società temporaneamente e per uno scopo specifico. La tipologia si avvicina a quella della consulenza anche se l’esperto ha lo status di dipendente.

Lavoro intermittente: il datore di lavoro richiede la prestazione al momento in cui si manifesta lo specifico bisogno e per un periodo ben determinato. Si tratta di una pratica diffusa in settori caratterizzati dalla stagionalità come agricoltura, turismo, vendita al dettaglio, industria dell’intrattenimento.

Ict – based mobile work: il lavoratore, sia dipendente che autonomo, offre la propria prestazione al di fuori di locali di pertinenza delle imprese, grazie all’utilizzo degli strumenti tecnologici. I rischi sono rappresentati dal potenziale pericolo di lavoro illimitato, con la richiesta di disponibilità di 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Voucher-based work: il rapporto di lavoro si basa sul pagamento delle prestazioni attraverso un voucher, emesso da un ente autorizzato, che copre sia la retribuzione sia i contributi sociali con l’obiettivo di fare emergere sacche di lavoro sommerso.

Portfolio work: un lavoratore autonomo svolge la propria prestazione per diversi clienti, curando attività su piccola scala per ognuno di essi.

Crowd employment: una piattaforma online mette in contatto datori di lavoro e lavoratori per fornire servizi alla clientela. Eurofound ha rilevato diverse tipologie di piattaforme, in base alla scala delle attività, che vanno dalle micro attività ai progetti più grandi, al formato della fornitura del servizio, con consegna in loco o tramite servizio reso online, dal livello di abilità richiesto, in base all’attore che determina l’assegnazione del lavoro, ossia cliente, lavoratore o piattaforma. Se la flessibilità è garantita, non sempre la condizione occupazionale è nitida e tutelata, con particolare riferimento alla giusta retribuzione.

Collaborative employment: lavoratori autonomi e micro imprese collaborano per superare i limiti posti dalle dimensioni e dall’isolamento professionale.

Come si vede, i nuovi modelli si allontanano sempre di più dalla figura dell’operaio tradizionale o dell’impiegato che si reca in fabbrica o in ufficio ad un orario preciso, timbra il cartellino e svolge le sue otto ore di lavoro giornaliero più eventuali straordinari.

La tipologia dei nuovi lavori, come quello svolto dai rider, e il lockdown conseguente all’emergenza Covid hanno fatto di un’esperienza ancora piuttosto marginale in un fenomeno di massa incentrato soprattutto nello svolgimento del lavoro a distanza, e che ora dovrà essere in qualche modo regolamentato.

Secondo una recente ricerca condotta da Microsoft la quota di imprese che ha adottato il lavoro agile in conseguenza delle restrizioni imposte dalla pandemia è passata dal 15% del 2019 al 77% del 2020. Molte abitazioni si sono trasformate in ufficio, e sono destinate a rimanere tali anche una volta superata l’emergenza.

Sembra dunque essere alle porte un nuovo futuro, basato sempre sul predominio della tecnologia, che inciderà non soltanto nella gestione dei rapporti commerciali ma anche di quelli lavorativi.

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Giovanni Guarise
Giornalista professionista dal 2010, nel corso degli anni da freelance ha dedicato particolare attenzione al mondo della Piccola e Media Impresa, realizzando approfondimenti e focus per diversi quotidiani, e collaborando nelle attività di comunicazione per un'associazione di categoria in Veneto
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