Lo Smart Working e i costi abitativi per le imprese

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L’emergenza coronavirus ha fatto maturare, a livello generale, la consapevolezza che per determinate mansioni il lavoro da remoto è possibile e auspicabile anche in futuro. Lo smart working ha permesso a tanti impiegati di continuare il loro lavoro, restando a casa e senza dover tornare in ufficio. Il fenomeno dello smart working è oramai un fenomeno culturale e di massa e il futuro del lavoro dovrà sempre più tenere conto di tali prospettive, visioni occupazionali e psicologiche. Gli italiani che hanno dovuto trasformare la propria casa in ufficio a causa dell’emergenza coronavirus sono quasi due milioni e tale esperienza sembra essere vissuta molto positivamente. Una modalità di lavoro che sarà sempre più utilizzata in futuro e che pone degli interrogativi sull’importanza di una regolamentazione e un aumento per gli impiegati da dedicare alle spese domestiche.

Tutte le spese, dall’elettricità alla connessione Internet, sono a carico del lavoratore, senza contare la spinosa questione della reperibilità. 

Tali spese non posso andare tutte a carico del singolo lavoratore. Anche per questo, dalla Svizzera è giunta una sentenza che potrebbe fare storia anche all’estero, come riporta il Telegraph. Un’azienda elvetica è stata obbligata da un tribunale a pagare un extra mensile a tutti i lavoratori, per contribuire in parte all’affitto e ad altre spese. La sentenza è giunta dopo una breve discordia legale tra impresa e dipendenti: l’azienda dovrà pagare al lavoratore un extra di 150 franchi svizzeri ogni mese. Il provvedimento ha anche effetto retroattivo, ma vale solo nel caso in cui il lavoratore sia stato costretto a lavorare in smart working contro la propria volontà e non nel caso in cui il lavoro da remoto sia frutto di un accordo tra le parti. Con gli uffici chiusi, le aziende hanno sicuramente tratto dei vantaggi in termini economici (meno consumi), mentre il lavoratore, essendo operativo da casa propria, ha dovuto far fronte a tutte le spese (dall’affitto alle bollette, dall’elettricità alla connessione Internet). Dalle analisi effettuate anche se tale modello verrà imposto a livello europeo, lo smart working risulta comunque più vantaggioso per le imprese che vedono ridurre i costi in forzato adeguamento degli spazi, spese aziendali, mense aziendali, percorsi precisi per i lavoratori e spese obbligatorie e frequenti in sanificazione ambientale.

Non tutti i settori si sono potuti adattare all’introduzione del lavoro agile nella stessa maniera. L’ambito più ricettivo è quello delle Public utilities (luce, acqua, gas) in cui il 34,7% delle imprese ha dichiarato di aver investito in smart working, a seguire quello dei Servizi (25,5%), l’Industria (22,5%) e fanalino di coda le Costruzioni (19,9%). All’interno del mondo dei servizi, hanno investito in smart working il 50,9% delle imprese di Servizi informatici e delle telecomunicazioni, il 48,8% delle imprese di Servizi finanziari e assicurativi, e il 40,3% dei Servizi avanzati di supporto alle imprese. A questa modalità di lavoro a distanza hanno invece guardato solo il 15,7% delle imprese dei Servizi culturali, sportivi e altri servizi alle persone e il 17,9% dei Servizi di alloggio e ristorazione e servizi turistici. Un modello occupazionale che insegue il futuro e che farà parlare molto per le nuove prospettive giuridiche e sociali che genererà.

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