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sabato, Aprile 17, 2021
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Blue economy, pesca e cooperazione europea: priorità della Regione Puglia

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Come abbiamo avuto modo di poter già analizzare, le politiche legate alla blue economy e alla cooperazione in tema di pesca diventano una priorità per il meridione italiano e in particolare per la Regione Puglia.

Uno dei problemi resta l’applicazione del Regolamento Europeo anche a casi specifici, affinché a livello di Unione Europea si comprenda, facendo valere le ragioni della biodiversità dei mari italiani, quanto sia errata l’applicazione di un unico regolamento per tutti gli Stati membri, senza considerare le particolarità autoctone di un determinato contesto.

L’occasione del dibattito e dell’approfondimento sulla tematica è dovuta alla recente interrogazione dell’Onorevole Antonio Tasso al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali.

Antonio Tasso

Le dimensioni dei pesci adulti pescati nei mari pugliesi, tra i quali totani, merluzzi, moscardini e gamberi, sono inferiori a quelle imposte dai limiti dei regolamenti europei e difficilmente potranno corrispondere a tali indicazioni.

L’attività del pescatore, in uno scenario di settore già fortemente messo alla prova da una crisi annosa, è diventata estremamente complicata. Gli adempimenti richiesti alla categoria a bordo e a terra sono numerosi. Un esempio è la compilazione del diario di bordo informatizzato (log book) che ogni capobarca deve aggiornare ogni volta che tira su una rete, specificando tipo e dimensione del pescato. Una operazione che porta via del tempo e distrae dalle attività di bordo, che non sempre vengono svolte in condizioni meteorologiche normali. Ogni minima dimenticanza, distrazione o solo un’imprecisione significa multe salate che vanificano la già compromessa redditività economica del settore.

L’interrogazione ha permesso sia di comprendere la portata e l’importanza della pesca nella Regione Puglia sia di interrogar il Ministro su come intenda attivarsi, per quanto di competenza, per affrontare questo grave problema, prima che diventi una vera e propria emergenza sociale e affinché a livello di Unione europea si comprenda l’importanza di tali attori sociali e con quale equilibrio pianificare un regolamento comune.

Va ribadito che le norme europee sono state redatte più per le flotte imponenti della pesca atlantica che per quelle della pesca mediterranea, fatta di piccole barche con pochi membri di equipaggio. La debolezza della pesca mediterranea e le scarse politiche a suo sostegno hanno portato negli ultimi 10 anni ad una riduzione del 30 per cento della flotta, della produzione e dei lavoratori. La categoria dei pescatori sostiene che, in Europa, ci debba essere la riconsiderazione dell’ampiezza delle maglie della rete da pesca (inadeguata per l’Adriatico), l’adozione di nuovi strumenti di studio degli stock ittici e il finanziamento di eventuali misure di ripopolamento marino.

Dobbiamo essere capaci di un giusto equilibrio tra le legittime aspettative delle imprese di pesca e la necessaria salvaguardia delle risorse ittiche. È fondamentale rassicurare il comparto produttivo sul fatto che, già in questa fase, l’amministrazione, con impegno tecnico-giuridico, sta partecipando, nelle competenti sedi europee, al processo di revisione della pertinente normativa sovranazionale riguardante il controllo dell’attività della pesca, con l’obiettivo, condiviso anche da altri Stati membri, di definire un nuovo sistema basato su una maggiore flessibilità e semplificazione.

Circa le aspettative del comparto produttivo, va evidenziato che il regime sanzionatorio nazionale per le infrazioni gravi in materia di pesca marittima è stato già oggetto di un recente processo di revisione che, in via legislativa, ha portato alla riduzione degli importi minimi e massimi di tutte le sanzioni pecuniarie.

La pesca resta importante in tutto il Mediterraneo e per poterla valorizzare al meglio è importante avviare una pianificazione e un monitoraggio della situazione dei mari, dell’impatto ambientali e delle ricadute occupazionali per le regioni italiane. Tecnologia, ricerca scientifica, cooperazione nazionale e internazionale restano le migliori armi per l’espansione e la tutela della pesca e delle attività legate alla blue economy della nostra Penisola.

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