Economia Finanza

Pubblica amministrazione: Ecco chi si spartisce la torta delle spese

Scritto da Redazione

La spesa pubblica in Italia è fuori controllo, bisognerebbe razionalizzarla.

Dal 2012, con il decreto sulla spending review, ogni acquisto di Ministeri, Asl e Comuni deve passare dalla Consip, con l’obiettivo di tagliare in fretta tempi e costi. In effetti la società del ministero dell’Economia e delle Finanze è stata creata proprio con questo fine, quello di dare un senso, al ribasso, alla spesa pubblica. L’anno scorso ha dovuto controllare una spesa complessiva da 30 miliardi di euro. Ma qualcosa non sembra funzionare alla perfezione perché gli enti locali, spesso e volentieri, sborsano di più passando proprio dalla Consip che rivolgendosi al fornitore di fiducia.

La puntata di Report, sui RaiTre già andata in onda il 2 dicembre scorso, si oè occupata dell’attività della Consip, cercando di capire come mai le spese invece che ridursi, inesorabilmente aumentano. Il terreno, facile immaginarlo, è scivoloso.

La società del ministero dell’Economia gestisce, infatti, anche i grandi appalti per la manutenzione di tutti gli edifici pubblici che valgono qualcosa come un miliardo di euro. Lobby al lavoro per avere una posizione di rilievo nella graduatoria per la gara di turno, con il risultato che a spartirsi le commesse, con i relativi guadagni, sono sempre i soliti noti. E non solo, perché ancora le stesse aziende “da anni finanziano in maniera trasversale la politica italiana”, come anticipa il Corriere della Sera, facendo riferimento ad intercettazioni “inedite di cui Report è venuta in possesso”.

Qualche esempio? Il Comune di Acerra, nel napoletano, qualche mese fa aveva bisogno di rifare l’impianto di illuminazione, quindi si è rivolto a Consip. “Il preventivo per il servizio era di 546mila euro all’anno”, racconta Concetta Martone, dirigente comunale. “Io devo fare una richiesta a Consip che individua il fornitore a cui dovrò chiedere l’offerta”. Peccato che dopo tre mesi, il prezzo si sia alzato di circa il 23 per cento, a servizio già iniziato.

La Consip gestisce, come detto, anche i grandi appalti pubblici. L’inchiesta di Report spiega che tra le aziende che si sono aggiudicate più gare spicca la Romeo Gestioni, la società dell’immobiliarista napoletano, Alfredo Romeo, che in dieci anni si è portata a casa oltre un miliardo di appalti Consip. Romeo finanzia trasversalmente la politica italiana: 25mila euro per la campagna elettorale del Centro democratico, 60mila euro alla fondazione BigBang che sostiene la Leopolda di Matteo Renzi. Nella sezione finanziatori della fondazione, infatti, compare il versamento da 60mila euro effettuato dalla Isvafim spa, che fa capo proprio ad Alfredo Romeo.

Una delle ultime gare indette dalla Consip riguarda la connettività e la sicurezza della pubblica amministrazione per un valore di 2,4 miliardi di euro. “Nel mese di dicembre – ha detto qualche giorno fa l’ad di Consip, Domenico Casalino – verrà presentata una seconda gara, complementare a questa per un valore di oltre 1 miliardo di euro per gestire in maniera innovativa ed efficiente i servizi di Cloud Computing”.

Insomma, la partecipata del Tesoro si dà un gran da fare, anche se i costi, alla fin fine, non sempre tornano. Dei circa 800 miliardi di euro di spesa pubblica annuale dello Stato, circa 74 miliardi di euro sono legati agli interessi sul debito. Per farsi un’idea un po’ più chiara, basta guardare il sito dell’Istat: alla voce “Spesa complessiva per tipologia di Amministrazione pubblica”, svettano i 455,6 miliardi spesi nel 2012 dalle Amministrazioni centrali, quelle locali sono costate 237,3 miliardi, ben 317,9 miliardi, invece, quelli spesi dagli enti di previdenza.

Senza continuare a dare i numeri, una cosa è certa: le spese sono al rialzo. La concorrenza tra le imprese viene azzerata, con la creazione di maxi cartelli imprenditoriali. A mettere una mano nel portafoglio, di conseguenza, tocca ai cittadini.

fonte: https://it.finance.yahoo.com/notizie/spartisce-torta-spese-pubblica-amministrazione-130826910.html

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