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Stretta sugli affitti brevi: l’Abbac chiede equilibrio

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L’emendamento al Milleproroghe solleva dubbi di incostituzionalità: l’intervento del presidente Abbac

Una licenza ad hoc da far rilasciare ai Comuni che avrebbero facoltà di stabilire un tetto massimo di “licenze” soprattutto nei centri storici e l’affitto massimo di tre stanze anche in case diverse, con meno di otto giorni obbligherebbe poi all’apertura di una partita Iva. Fa discutere l’ emendamento al decreto legge Milleproroghe presentato dai parlamentari Pd alla Camera Nicola Pellicani e Rosa Maria Di Giorgi . L’Abbac – Associazione Bed&Breakfast e Affittacamere della Campania – chiede cautela e di condividere un percorso che punti alla piena regolarità ed al contempo di non mettere in discussione i principi cardine del diritto dei proprietari e possessori di immobili e delle facoltà in materia fiscale .

È indispensabile un percorso condiviso che punti a valorizzare l’ospitalità svolta in forma regolare e di qualità , evitando concorrenza sleale di chi mette online case, appartamenti e stanze, utilizzando le piattaforme online di prenotazioni, senza regole e abusivamente, determinando squilibri che aumentano rischi di turistificazione e dequalificano il settore – dichiara il presidente Abbac Agostino Ingenito- Abbiamo predisposto una nota ai parlamentari in cui chiediamo tutele ed equilibrio”.

In base all’emendamento, i Comuni potrebbero approvare un regolamento da pubblicare in 60 giorni che si occupi degli affitti brevi consentendo la locazione ad uso turistico in qualsiasi forma venga svolta mediante una licenza che potrebbero però essere contingentate e ridotte in base alle esigenze imposte dai Comuni e «stabilire un limite di durata delle locazioni in un anno solare, differenziandolo anche in relazione alle esigenze delle zone del territorio amministrato, con specifico riferimento ai centri storici e le aree di interesse culturale e artistico» – così recita l’emendamento. In parlamento hanno espresso contrarietà Italia Viva mentre non si sono ancora espresse le altre forze politiche tranne il Pd firmatario dell’emendamento.

Ritengo che così posto l’emendamento rischi di non essere accoglibile perché mette in discussione alcuni principi costituzionali – continua Agostino Ingenito – Tuttavia appare indispensabile trovare un equilibrio, e il codice identificativo è il primo step di un percorso che dovrebbe poi consentire una verifica scrupolosa ed automatica che potrebbe riguardare l’Agenzia delle Entrate e le piattaforme che l’Ue continua a considerare dei siti di informazione e non intermediari . D’altronde gli accertamenti fiscali sinora effettuati contestano un regime di impresa che si paleserebbe per tutti quegli annunci che riscontrano prenotazioni e recensioni immediatamente riscontrabili da elenchi portali e transazioni bancarie . Ci stanno a cuore le sorti dei centri storici e della vivibilità per i rischi di turistificazione che naturalmente non riguardano solo chi alloggia per l’occupazione temporanea di vani ed abitazioni ma soprattutto i tanti escursionisti. Ma al contempo va ricordato che tale attività, specie se fatta in forma regolare, sta garantendo sussistenza di tante famiglie. Al netto di abusivismo e speculazioni, il nostro settore intercettando tendenze e bisogni dei viaggiatori, muove importanti flussi economici e filiere“.

Ingenito richiama infine la necessità di equilibrio e di condividere un testo legislativo più strutturato che possa anche risolvere l’annosa questione delle competenze delle Regioni e dello Stato in materia turistica e di snellire i sistemi burocratici determinano un percorso agevole anche per i tanti adempimenti, i regimi fiscali e la qualità dell’offerta.

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