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martedì, Gennaio 25, 2022
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Sideralba e le nuove dinamiche della siderurgia italiana

L'azienda rappresenta un'eccellenza nel panorama siderurgico nazionale, espressione delle migliori pratiche dell'industria italiana.

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Il nuovo piano industriale 2021-2024 dell’azienda campana Sideralba prevede il consolidamento delle quote di mercato in Europa e in Italia. L’operazione, strutturata da Banca Finint, è una delle prime di questo tipo e ha visto il coinvolgimento di investitori come Cassa Depositi e Prestiti (5 milioni), Mediocredito Centrale (5 milioni) e Banca di Credito Popolare (2 milioni). L’operazione ha una durata di sei anni. Banca Finint ha svolto il ruolo di arranger dell’operazione e della garanzia SACE oltre ad aver ricoperto i ruoli di SACE Agent, Paying Agent e Issuing Agent dell’operazione. Sideralba, che ha chiuso il bilancio 2020 con un valore della produzione di circa 225 milioni e un ebitda margin del 10%, utilizzerà i proventi derivanti dall’emissione per finanziare il Piano Industriale 2021-2024 che prevede significativi investimenti sugli stabilimenti produttivi del gruppo localizzati in Italia, oltre che a supportare la crescita del capitale circolante in conseguenza all’incremento previsto dei ricavi e dei volumi di produzione.

Negli ultimi cinque anni, il gruppo Sideralba ha avuto una crescita esponenziale passando da 112.5 milioni di fatturato del 2016 a 215.4 milioni nel 2020 . Nel novembre 2017 la società ha rilevato gli asset tunisini dell’Ilva in amministrazione straordinaria (oggi Sideralba Maghreb) vincendo un bando internazionale. Sideralba è un’azienda siderurgica attiva da circa 30 anni nel panorama italiano e internazionale. Produce e commercializza su scala mondiale 600.000 tonnellate all’anno di prodotti d’acciaio tra coils, tubi, nastri, lamiere da coils e profili aperti. Attraverso l’acquisizione del Gruppo ILVA in Tunisia ha esteso la propria produzione all’intero ciclo siderurgico per la produzione dei coils a freddo e rivestiti. L’azienda rappresenta un’eccellenza nel panorama siderurgico nazionale, espressione delle migliori pratiche dell’industria italiana.

La siderurgia contribuisce per il 3,8% al Pil mondiale generato, a sua volta, per l’80% da imprese che dipendono dall’acciaio. Importante ribadire che si sta lavorando ad eliminare oltre il 10% alle emissioni globali di CO2. Inoltre, le acciaierie a carbone pagano 20 euro di tasse per tonnellata di CO2 emessa (vale il 5% del prezzo di vendita), una somma che in base alle norme verrà raddoppiata nel 2030 mettendo di fatto fuori mercato impianti totalmente a ciclo integrale come quello dell’Ilva. Uno dei problemi principali rimane la crisi di sovrapproduzione del primo produttore ed esportatore di acciaio del mondo, la Cina, a cui la CISA (China Iron and Steel Industry Association) ha deciso di mettere un freno impedendo la creazione di nuovi impianti su territorio cinese per il 2020.

Per quanto riguarda l’industria siderurgica in Italia, il nostro Paese rimane la seconda potenza produttiva a livello continentale ma fuori dalla top ten del ranking mondiale a causa soprattutto della situazione dello stabilimento ex-ILVA di Taranto, per cui non è stata trovata ancora una soluzione ma che da solo costituisce il 20% della capacità produttiva nazionale.

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Domenico Letizia
Giornalista.
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