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Rischio default: parametri più stringenti dal 1 Gennaio 2021

L'entrata in vigore di una norma risalente al 2013 mette in difficoltà migliaia di aziende e liberi professionisti

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Insieme a tante buone speranze di una ripartenza, una brutta sorpresa aspetta le piccole e medie imprese e i lavoratori autonomi per il 2021, sin dal primo giorno. Dal 1° gennaio entrerà infatti in vigore un regolamento che abbatte il limite per la dichiarazione di default: basterà un arretrato di 90 giorni per un importo pari all’1% del debito (prima era al 5%), con una soglia minima di 100 euro per le persone fisiche, e 500 per le imprese.

La normativa di riferimento è il Regolamento dell’Unione Europea del 26 giugno 2013, n. 575, articolo 178 che indica specifiche disposizioni sul default di un debitore, il Regolamento delegato dell’Unione Europea n. 171 del 19 ottobre 2017 che definisce i criteri per fissare la soglia di rilevanza, a cui si dovranno attenere le autorità di vigilanza, e la Raccomandazione della Commissione Europea 2003/361/CE del 6 maggio 2003 che descrive cosa sia piccola e media impresa.

A queste condizioni scatterà la segnalazione alla Centrale rischi della Banca d’Italia che, automaticamente, inserirà l’imprenditore o la persona fisica nell’elenco dei cattivi pagatori, impedendo di fatto l’accesso al credito con il conseguente fallimento dell’impresa e il dissesto finanziario della persona fisica.

La norma che prevede queste condizioni è stata approvata nel 2013, quando l’Unione Europea puntava alla messa in sicurezza del sistema bancario. Ma nessuno allora poteva immaginare quanto sarebbe accaduto con l’emergenza coronavirus, in seguito della quale oggi molte attività economiche si trovano beffate.

A trovarsi in difficoltà – secondo una stima di Confesercenti – potrebbero essere almeno 42 mila piccole attività del commercio, dell’artigianato, dell’industria e dei servizi, ossia quasi la metà delle piccole e medie imprese italiane, che oggi lamentano problemi di liquidità e sottocapitalizzazione. Secondo l’Abi, “devono trascorrere almeno tre mesi dal momento in cui non sussistono più le condizioni per classificare il cliente in default, ma il ritorno in bonis del cliente non determina l’automatica cancellazione della posizione di residuo arretrato nella Centrale Rischi della Banca d’Italia e nei Credit Bureau privati“.

E il pericolo che si prospetta all’orizzonte è che in molti possano meditare il rimedio estremo: ricorrere a forme di finanziamento illecito.

Per tutto questo il think tank Imprese del Sud lancia un appello affinché, attraverso un intervento normativo, possano essere allungati i tempi per la restituzione del debito e aumentato l’importo di esposizione nei confronti delle banche.

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Giovanni Guarise
Giornalista professionista dal 2010. Nel corso degli anni da freelance ha dedicato particolare attenzione al mondo della Piccola e Media Impresa con approfondimenti, focus e attività di comunicazione.
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