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La cantieristica navale in Norvegia e le opportunità per le imprese italiane

I cantieri navali di piccole e medie dimensioni si concentrano su attività di riparazione e conversione, nonché sulla costruzione di navi specializzate, come catamarani per il trasporto passeggeri o navi per l’acquacoltura.

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La Norvegia è un paese estremamente interessante in termini di innovazione, ricerca e opportunità di business nei vari comparti della blue economy e in particolare per quanto riguarda la cantieristica navale. Uno degli obiettivi del Governo è quello di trasformare i fiordi in zone a zero emissioni entro il 2026, anno in cui sarà permesso l’ingresso ai porti e ai fiordi solo a navi a trazione completamente elettrica. I traghetti sono di vitale importanza in un paese tagliato trasversalmente da centinaia di fiordi e con una lunghissima costa punteggiata da migliaia di isole, molte delle quali abitate. Nel 2015 è stato varato il primo traghetto completamente elettrico, l’Ampere. L’interesse per le imbarcazioni elettriche e per le innovazioni della cantieristica sono ovviamente stimolate dal fatto che il 98% dell’energia elettrica prodotta in Norvegia proviene da fonti rinnovabili.

Opportunità importanti per le imprese italiane ed europee e per le sinergie e collaborazioni che potrebbero svilupparsi. L’importanza della cantieristica della Norvegia è anche al centro di una pubblicazione dell’Ambasciata italiana ad Oslo. L’ebook pubblicato dall’Ambasciata consente di comprendere la portata innovativa del settore in Norvegia. L’industria marittima norvegese ha aderito al Regolamento europeo sullo smantellamento delle navi e il riciclaggio dei materiali da costruzione (Ship recycling) e anche il Fondo sovrano norvegese (Oljefondet) monitora in modo specifico le pratiche di riciclaggio di tutte le compagnie di navigazione in cui investe.

Una peculiarità dell’economia norvegese è la sua dipendenza da quella di altri paesi, a causa del fatto che non si basa sulla produzione o sull’esportazione di manufatti. Gli elevati standard di vita raggiunti nella metà del XX secolo sono stati il risultato dell’esportazione di generi di prima necessità (petrolio, gas, legname e pesce) e dei servizi ad essi collegati, come il trasporto marittimo. Per questo motivo, il settore delle spedizioni marittime rappresenta quasi la metà dei proventi derivati dalle esportazioni (pari a 52 miliardi di euro nel 2020, 33 miliardi dei quali rappresentati da esportazioni di
greggio). Circa l’80% del greggio è trasportato via nave e il 20% è trasportato tramite oleodotti nei paesi di destinazione. Solo il 5% del gas è trasportato via nave. La cantieristica in Norvegia è un pilastro e la collaborazione con l’Europa è fondamentale.

Poiché nel Paese le istituzioni finanziarie sono obbligate a giustificare le proprie scelte di investimento, negli ultimi anni sono state riluttanti a finanziare industrie non sostenibili preferendo portafogli ”verdi”. Seguendo i Principi Poseidon della IMO e i Sustainability Linked Loan Principles (SLLP), ad esempio, tali istituzioni hanno la possibilità di monitorare la sostenibilità dei loro portafogli nel settore marittimo. Sebbene non esista ancora un quadro giuridico globale volto a ridurre le emissioni prodotte delle navi, i recenti sviluppi rendono improbabile che gli operatori del settore possano mantenere la propria competitività a lungo termine se non investono in tecnologie più verdi.

Coloro che desiderano intraprendere le redditizie rotte commerciali che comportano
lo scalo nei porti all’interno dell’Unione europea, devono conformarsi a standard rigorosi. Le compagnie di navigazione possono inoltre beneficiare di condizioni di prestito favorevoli se investono in tecnologie sostenibili. Nel 2015, il Governo norvegese ha presentato la strategia marittima ”Opportunità marittime – Crescita blu per un futuro verde” e nel 2016 sono stati stanziati fondi per incentivare l’ammodernamento e la manutenzione delle navi da ricerca del Governo e un programma di riciclaggio delle navi a corto raggio registrate in Norvegia.

I cantieri navali in Norvegia sono un centinaio e sono tutti in mano ad armatori privati, pronti a sviluppare sinergie e cooperazione con altri Paesi che incentrano la propria economia sul mare e sulle opportunità della blue economy. La cantieristica navale italiana può apprendere molto dalle sinergie con la Norvegia. D’altronde, sono circa settantacinque i cantieri norvegesi che si occupano di costruzione e di riparazione e venticinque sono i cantieri che si concentrano sulla costruzione di nuove navi. I cantieri navali di piccole e medie dimensioni si concentrano su attività di riparazione e conversione, nonché sulla costruzione di navi specializzate, come catamarani per il trasporto passeggeri o navi per l’acquacoltura. L’innovazione e la ricerca cantieristica sviluppata dalla Norvegia è utile per il sistema economico dell’Italia che lega molto della propria economia al mare e allo sviluppo sostenibile.

Domenico Letizia
Domenico Letizia
Giornalista.
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