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sabato, Aprile 10, 2021
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La Brexit e il divieto di esportazione di carni macinate

I prodotti italiani a base di carne cotta e i salumi possono essere scambiati regolarmente.

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Novità in arrivo con il mese di aprile per le imprese italiane ed europee che intrattengono relazioni commerciali con il Regno Unito e che commercializzano carni macinate. Dal primo aprile 2021, il pacchetto di regole denominato “Prohibitions & Restrictions” verrà applicato integralmente sui prodotti POAO (Products Of Animal Origin), come per qualsiasi altro paese terzo, quindi, sussisterà il divieto di esportazione di carni macinate e preparazioni di carni macinate fresche e surgelate.

Dalla fase 2, Prohibitions & Restrictions sui POAO si applicherà integralmente come per qualsiasi altro paese terzo. Ciò significa che le imprese dell’UE non saranno in grado di esportare carni macinate refrigerate (manzo, agnello, maiale, pollame), carni macinate congelate (pollame), preparazioni di carne refrigerata (tutte le specie) dal primo aprile 2021“. Viene confermata l’introduzione del divieto di esportare dall’Unione europea verso il Regno Unito questa tipologia di prodotti. Nel tentativo di chiarire e mettere ordine nel settore, il British Meat Industry ha diramato una nota alla stampa evidenziando che “il Regno Unito sta seguendo esattamente la stessa legislazione che si applica per il Regno Unito al commercio nell’UE. Tuttavia, si prega di notare che il divieto non si applica a carni
rosse macinate e preparazioni a base di carne sottoposte a congelamento (temperatura interna non superiore a – 18 °C). Le definizioni di carne e preparazione di carne sono riferite a quelle incluse nell’Annex I del Regolamento CE 853/2004
“.

Una notizia che potrebbe apparire di poca utilità, tuttavia, risulta importantissima per il nostro comparto nazionale poiché anche con la Brexit e con l’introduzione dei nuovi divieti per la carne macinata e la carne refrigerata, i prodotti italiani a base di carne cotta e i salumi tipici italiani ( salame, salsiccia stagionata, prosciutto crudo e cotto, bresaola, speck, pancetta, coppa, mortadella, nduja e altre eccellenze della nostra Penisola) non sono soggetti a tali divieti e possono essere scambiati regolarmente. Molti prodotti tipici italiani sono stagionati o stagionati e cotti e rientrano nei prodotti a base di carne e non nelle preparazioni. Le salsicce crude invece sono considerate preparati a base di carne e in tale caso il divieto viene applicato.

Analizzando i dati generali legati al settore, possiamo confermare che la produzione di carne bovina è sostanzialmente stabile e mostra solo un leggero aumento, inferiore all’1%. Importante è stata la caduta delle importazioni nel periodo fra gennaio e febbraio del 2020. Rispetto al 2019, le importazioni di carne bovina nella Ue sono diminuite di 24mila tonnellate, il 30% in meno. Quindi c’è meno carne in Europa, ma ciò non basta a sostenere i prezzi. Il calo delle importazioni e le difficoltà alla movimentazione delle merci fra i paesi comunitari ha giocato a favore del mercato italiano, dove la produzione di carne bovina è insufficiente a soddisfare la domanda. Ne hanno tratto vantaggio le carni di qualità, come si nota osservando l’andamento del prezzo dei vitelloni, pubblicato da Ismea, con le quotazioni in costante aumento nei mesi più cupi dell’emergenza sanitaria.

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Domenico Letiziahttps://www.domenicoletizia.it/
Giornalista, scrive per il quotidiano "L’Opinione delle Libertà", e analista economico e geopolitico. Ricercatore e social media manager del “Water Museum of Venice”, membro della Rete Mondiale UNESCO dei Musei dell’Acqua. Responsabile alla Comunicazione per numerose società di consulenza e internazionalizzazione.
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