Imprese italiane: geografia dell’internazionalizzazione

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La geografia italiana con la più alta percentuale di internazionalizzazione è quella Nord Italia. Le aziende che investono maggiormente all’estero sono ubicate nel Nord Italia (74,6% delle imprese) con la Lombardia davanti a Veneto e Friuli Venezia Giulia. Al quarto posto l’area di Como, Monza e Brianza (pari merito con il 10,3%) e solo dopo Milano con il 9,7%, ma il capoluogo Lombardo è al primo posto per numeri assoluti (12,9% del campione preso in esame). Chiudono la classifica Crotone, Sud Sardegna, Vibo Valentia, Cosenza, Reggio Calabria e Nuoro, tutte con lo 0,5%.

Un “Super Indice Internazionale (GEN)” che mostra il grado di internazionalizzazione complessiva che i vari sistemi economici regionali possiedono, descrivendo la loro geografia con le prospettive verso l’estero e l’evoluzione di questo indicatore nell’ultimo decennio. Nel 2010, l’indice Generale di internazionalizzazione del Nord Est è stato pari a 11.065 punti, realizzando una variazione positiva del 4,7% rispetto al 2009 e una crescita media annua del 2,6% a partire dal 2006, lievemente inferiore di quella italiana del 3%.

Nel 2011 le esportazioni del Nord Est ammontavano a 115.833 milioni di euro, pari al 33% delle esportazioni totali (pari a 348.383 milioni di euro). Una concentrazione di idee e progetti molto attiva nel Nord Italia. Attualmente VicenzaLecco e Varese sono le tre province ove si concentra la percentuale maggiore di imprese italiane votate all’export. È quanto emerge da un’analisi di Cribis attraverso Margò, la nuova piattaforma per lo sviluppo commerciale e la sua geografia. In particolare, nel report ripreso dal Corriere della Sera , sul gradino più alto del podio c’è Vicenza con l’11,9% di imprese propense all’internazionalizzazione sul totale di quelle attive sul territorio; seguono Lecco (11,4%) e Varese (11,1%). L’internazionalizzazione può rappresentare la linfa della ripresa per le imprese italiane. Prima dell’ emergenza sanitaria, l’export valeva 460 miliardi di euro, circa un quinto del nostro PIL. I mercati esteri torneranno a essere i terminali di sbocco verso i quali reindirizzare i prodotti italiani.

Non dimentichiamo che l’attrattiva del Made in Italy è da sempre il motore delle nostre esportazioni: in un momento in cui i consumi interni saranno in fase di sofferenza e di lento recupero, la via dell’internazionalizzazione diviene ancora più valida. Le nuove prospettive dell’internazionalizzazione e l’incremento indotto dalle tecnologie informatiche e di telecomunicazione hanno prodotto e daranno avvio in Italia ad una sorta di “digitalizzazione a tappe forzate”. Allo stesso modo, la paralisi del mercato interno e la forza delle nostre esportazioni possono rafforzare la “cultura dell’internazionalizzazione” delle PMI. In questo contesto, può essere funzionale investire sulla formazione digitale, superare le barriere della geografia e dell’immobilismo nell’export di base dei propri dipendenti, mediante i numerosi corsi online che ne sviluppano le minime capacità linguistiche essenziali alla comunicazione con gli operatori commerciali. Il sito web aziendale rappresenta il listino e la vetrina della propria merce: può essere utile aggiungere anche una sezione in lingua inglese contenente l’elenco dei propri prodotti. Il Web ha una portata molto più ampia rispetto a qualsiasi altra forma di pubblicità. Nonostante il fatto che per generare molto traffico sul sito web occorrano tempo e strumenti adeguati, la creazione di un sito web risulta uno strumento pubblicitario rapido e dai costi contenuti.

Ricordiamo che a causa dell’emergenza sanitaria, tra i prodotti a sostegno dell’internazionalizzazione, SACE ha deliberato garanzie a sostegno dei piani di crescita di realtà d’eccellenza, tecnologizzate e innovative provenienti da diversi comparti e Regioni italiane quali: Camozzi (automazione industriale, Lombardia), GTS Rail (trasporti intermodali, Puglia), Mondial Granit (estrattiva-lavorazione della pietra, Sicilia). Spicca in particolare l’andamento delle garanzie finanziarie per le PMI, aumentate sia in termini di volumi (+29%) che di numero di operazioni (+27%). SIMEST costituisce il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione e raddoppia nel primo quadrimestre del 2020 le operazioni deliberate a sostegno del Made in Italy nel mondo.

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