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giovedì, Aprile 22, 2021
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Il vino, i finanziamenti e le difficoltà del settore vitivinicolo

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L’emergenza coronavirus ha intaccato anche il settore vitivinicolo e numerose piccole aziende sono riuscite a ricrearsi attraverso l’innovazione tecnologica e l’e-commerce, rilanciando le propria realtà e eccellenze. All’interno del contesto europeo, sono tredici i paesi che riscuotono un’accisa sul vino e la percentuale di tale tassazione varia con tassi molto diversi. Possiamo registrare una tassa molto elevata in Irlanda, 3.19 euro a bottiglia di vino dalle dimensioni standard, 2.98 in Finlandia e 2.51 nel Regno Unito. Invece, i paesi dell’Europa meridionali, conosciuti in tutto il mondo per le eccellenze legate alla produzione del vino, quali Francia, Grecia, Italia, Portogallo e Spagna hanno deciso una tassazione inesistente oppure molto bassa. Ragionare su tali aspetti vuol dire valorizzare e monitorare misure importanti per continuare a far sopravvivere il mondo vitivinicolo.

Ricordiamo che tutti i paesi europei applicano anche un imposta sul valore aggiunto (IVA) sul vino. Tale imposte vengono addebitate direttamente sulla vendita delle bottiglie di vino. In Italia ritroviamo alcuni finanziamenti importanti per continuare ad essere competitivi sul mercato europeo e nel mercato globale. Le imprese vitivinicole hanno tempo fino a novembre per richiedere i contributi dell’OCM Unica a sostegno degli investimenti per la campagna 2020-2021. Le Istruzioni operative per l’accesso ai fondi della Misura Investimenti dell’OCM, nell’ambito del Programma Nazionale di Sostegno al settore vitivinicolo, sono state recentemente pubblicate da Agea. Il regime di aiuto sostiene gli investimenti materiali e immateriali in impianti di trattamento, in infrastrutture vinicole e in strutture e strumenti di commercializzazione del vino. L’obiettivo del sostegno è migliorare il rendimento globale dell’impresa, in termini di adeguamento della domanda al mercato, ed aumentarne la competitività, oltre che il miglioramento in termini di impatto energetico, efficienza globale e trattamenti sostenibili.

Per essere ammessi agli aiuti gli investimenti devono essere strettamente ed esclusivamente correlati all’attività vitivinicola dell’impresa e devono essere mantenuti in azienda per un periodo minimo di cinque anni dalla data di pagamento finale. L’aiuto della misura Investimenti è concesso ai soggetti che, alla data di presentazione della domanda, sono titolari di partita IVA, sono iscritti al Registro delle Imprese della Camera di Commercio ed hanno costituito nel Sian un “Fascicolo aziendale elettronico” aggiornato e valido. Inoltre, la domanda è molto utile per coloro che vogliono attivare la produzione di vino, con la lavorazione delle proprie uve da parte di terzi vinificatori e qualora la domanda sia rivolta a realizzare ex novo un impianto di trattamento o una infrastruttura vinicola, anche ai fini della commercializzazione oppure la produzione di mosto di uve ottenuto dalla trasformazione di uve fresche da esse stesse ottenute, acquistate, o conferite dai soci, anche ai fini della sua commercializzazione.

I soggetti interessati all’aiuto per la misura Investimenti devono, in primo luogo, costituire o aggiornare il proprio Fascicolo aziendale presso l’Organismo pagatore competente in relazione alla residenza, se persona fisica, o alla sede legale, se persona giuridica. Le domande devono poi essere compilate utilizzando l’applicativo predisposto in ambito Sian entro il 15 novembre 2020 e consegnate dai Centri di Assistenza Agricola (CAA), dai liberi professionisti e dagli studi di agronomia, all’Ufficio regionale competente per territorio, in forma cartacea, corredate degli allegati e di tutti i documenti previsti, entro la scadenza del 23 novembre 2020. In Italia il settore necessita di una rapida ripresa. La Francia ha stanziato per sostenere il proprio settore vitivinicolo circa 170 milioni di euro tra distillazione e aiuti allo stoccaggio privato, in Italia il Governo ha invece stanziato circa 50 milioni di fondi pubblici per la vendemmia verde (il taglio dei grappoli in campo prima della loro maturazione) mentre gli altri 100 previsti per la distillazione dovrebbero essere individuati nell’ambito del Piano nazionale di sostegno. Si tratta di circa 300 milioni di euro l’anno destinata da Bruxelles al settore vitivinicolo da utilizzare su una molteplicità di azioni, dalla promozione all’estero alla ristrutturazione dei vigneti agli investimenti in cantina fino alla distillazione di crisi nel caso in cui uno Stato membro decida di attivarla. In quel caso però la distillazione finirebbe per drenare risorse dalle altre misure. La ricerca di fondi europei da destinare alla distillazione, insieme alla mancanza finora delle nuove regole nazionali per la gestione dei circa 100 milioni di euro l’anno riservati da Bruxelles all’Italia per la promozione sui mercati esteri hanno spinto qualche struttura di consulenza a spingere le aziende a rinunciare ai progetti lasciando spazio nel budget per la misura di distillazione ancora da attivare. In Italia sarà importante dettare regole chiare sulla vendemmia verde per evitare che la misura, che si basa solo su controlli ex post, venga vanificata.

Nel nostro Paese, per quanto riguarda le sole esportazioni, il 60% delle imprese si aspetta per il 2020 una flessione delle vendite e, all’interno di queste, il 37,5% prevede che la flessione sarà superiore al 10%. Un quadro peggiore a quello del 2009, quando il 60,6% delle imprese vinicole subì un calo di vendite, con cadute oltre il 10%, per il 24,2% delle imprese.  Il 53,4% delle cooperative, maggiormente legate al mass market e alla distribuzione attraverso la Gdo rispetto all’Horeca, ha formulato per il 2020, secondo l’Indagine dell’Area Studi di Mediobanca, previsioni meno pessimistiche sul fatturato rispetto alle Spa e alle Srl, il 68% delle quali si aspetta un calo nell’anno in corso (la quota di cooperative che attende cali di vendite oltre il 10% si ferma al 26,7% contro il 50% delle altre). Importante è stato il contributo dell’export (+3,2% per gli spumanti, +4,6% per gli altri), a fronte di vendite domestiche in regresso (-2,4% per i primi, -1,9% per i secondi).

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