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lunedì, Giugno 21, 2021
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Il vino biologico italiano attira i consumatori USA

L'Italia offre tante varietà di vino capaci di soddisfare ogni nicchia e fascia di consumo negli Stati Uniti

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Gli Stati Uniti d’America rappresentano il secondo partner commerciale per l’Italia nel Food & Beverage e il primo al mondo per l’import agroalimentare e per il consumo di prodotti BIO. I risultati di una recente indagine condotta dall’ICE Agenzia confermano che le vendite di prodotti agroalimentari italiani bio sui mercati internazionali, particolarmente tra i consumatori americani, hanno raggiunto 2,6 miliardi di euro, mettendo a segno una crescita dell’8% rispetto all’anno precedente, una crescita più accelerata rispetto all’export agroalimentare nel complesso (+4% registrata dall’export).

Un riconoscimento del bio Made in Italy sui mercati internazionali testimoniato anche della crescita di lungo periodo (+149% rispetto al 2009) e dalla quota di export sul paniere Made in Italy (6% sull’export agroalimentare italiano totale). Con 4,6 miliardi di euro di esportazioni F&B italiane nel 2019 (+11% rispetto al 2018) gli Stati Uniti rappresentano il secondo mercato di destinazione del nostro agroalimentare

Una profonda diffusione del bio in USA: quasi 9 famiglie su 10 (89%) hanno consumato un prodotto alimentare o una bevanda a marchio biologico nel corso del 2020, questa quota era dell’82% nel 2016. Tra gli altri fattori che fanno degli Stati Uniti un mercato ad alto potenziale per il bio ci sono da un lato la quota di heavy user (40% sul totale) e il forte interesse per il bio che non si ferma al consumo domestico: il 76% dei consumatori riferisce di aver consumato un prodotto bio anche nel canale away from home. Sicurezza alimentare (espressa da un terzo degli organic user), qualità superiore (un ulteriore 25% ritrova principalmente questo tipo di garanzia) e attenzione per l’ambiente (22% complessivamente) sono le principali motivazioni dei consumatori americani alla base della scelta di prodotti biologici.

Garanzie che diventano ancora più importanti in questo periodo di crisi sanitaria, tanto che il 10% degli americani dichiara che il marchio bio è diventato un criterio più importante nella spesa alimentare rispetto al passato. Durante il 2020 il 6% ha iniziato ad acquistare bio per la prima volta mentre il 36% di chi era già users, ne ha incrementato la spesa.

Il Vino, l’olio extra-vergine e la pasta sono le categorie di prodotto per cui i consumatori statunitensi cercano le garanzie di qualità offerte dal marchio bio e quelle su cui l’italianità è un fattore distintivo. Nessun ostacolo per il binomio bio e Made in Italy neanche per il futuro: il 65% si dice interessato all’acquisto di un prodotto italiano a marchio bio se disponibile presso i canali abituali. Due su tre degli attuali non users, infatti, non ha ancora mai provato il prodotto italiano bio perché non lo trova in assortimento e il 21% non ne conosce ancora le caratteristiche distintive. Una grossa opportunità per i produttori di vino italiani. Il nostro paese vanta una tradizione secolare nella produzione di vini di ogni qualità. Con oltre 2000 vitigni di cui quasi 300 nella sola Toscana, l’Italia offre una varietà di vini capace di soddisfare ogni nicchia e fascia di consumo tra i consumatori americani.

In termini di strategia di vendita e di marketing questo si traduce con la capacità potenziale per il vino italiano nel suo complesso, di presidiare ogni nicchia di mercato di vino in America. Euromed International Trade propone alle imprese del network e alle imprese interessante ai mercati USA, desiderose di entrare sui mercati internazionali, un’offerta completa di servizi integrati, dall’individuazione delle aree e dei mercati esteri in cui operare, alla definizione delle strategie d’ingresso, al coinvolgimento di tutta l’organizzazione aziendale nello svolgimento delle attività operative connesse all’internazionalizzazione.

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Domenico Letiziahttps://www.domenicoletizia.it/
Giornalista, scrive per il quotidiano "L’Opinione delle Libertà", e analista economico e geopolitico. Ricercatore e social media manager del “Water Museum of Venice”, membro della Rete Mondiale UNESCO dei Musei dell’Acqua. Responsabile alla Comunicazione per numerose società di consulenza e internazionalizzazione.
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