Il sistema italiano della pesca e le prospettive incerte

Lavorare alla promozione del sistema italiano della pesca in tutto il Mediterraneo, favorendo momenti di approfondimenti e conoscenza all'estero.

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Tra i settori più produttivi colpiti dalla pandemia sanitaria ritroviamo il mondo della pesca. La chiusura di molti locali e della ristorazione e il cambio delle abitudini alimentari dei cittadini italiani ha generato enormi problematiche a tutte quelle aziende e singoli privati che vivono di pesca e di mare. Il lockdown ha messo in ginocchio il mercato ittico in tutta Europa, e per i pescatori del Mediterraneo è forse la più grave crisi che si siano trovati mai ad affrontare. La chiusura di tutte le attività di ristorazione, unita al blocco del turismo, ha tagliato più del 50% del fatturato.

Con la riapertura dei mercati ittici, quelli dove i grossisti normalmente fanno i loro affari, i pescatori e i venditori stanno riprendendo le loro attività. Ma per questo settore, in crisi da tempo, rialzarsi potrebbe essere ancora più complicato. In questa filiera, motore trainante dell’economia, il crollo è verticale e le perdite di fatturato possono toccare punte altissime. Durante le prime settimane della crisi era stata riconosciuta l’estensione della Cassa Integrazione anche per i lavoratori dipendenti della pesca, escludendo i pescatori autonomi, per i quali solo a maggio un emendamento del DL Rilancio Italia ha destinato una indennità di 950 euro. Una magra consolazione per le innumerevoli piccole imprese che caratterizzano il settore.

Il settore ittico non può essere trascurato e le associazioni di categoria a difesa dei lavoratori hanno già lanciato l’appello a sostenere il mondo della pesca. Gennaro Scognamiglio, Presidente di UNCI Agroalimentare ha recentemente dichiarato: “Non dimentichiamo gli armatori e i proprietari che, inattivi a causa della crisi epidemiologica, hanno deciso di mandare in disarmo i pescherecci, togliendo ai pescatori dipendenti la possibilità di usufruire della NASPI. Senza parlare del fatto che per questi ultimi a volte si è profilata la beffa oltre al danno: licenziati, in assenza di disarmo, avrebbero potuto godere della concessione, da parte dell’ Inps, una indennità sostitutiva pari a 500 euro per ogni anno di lavoro. Confusione e domande senza risposte. Anche per il comparto pesca devono essere cercate e attuate delle linee che si pongano come risolutive in materia di aiuti. Per fare questo si dovrebbe cominciare dal considerare il pescatore non semplicemente un marittimo imbarcato ma un lavoratore a tutti gli effetti con diritti acquisiti e consolidati“.

Per ripensare il settore occorre ripensare le modalità attuali della pesca, non facendo cadere nel dimenticatoio le esigenze dei pescatori della nostra penisola e sviluppando nuovi approcci e modelli di pesca. Per evitare danni alla fauna e all’habitat marino è necessario implementare una pesca sostenibile e una corretta gestione dei rifiuti legati alla plastica e alle micro plastiche. Anche in tale settore l’innovazione può essere una parte della soluzione. Lavorare in maniera sinergica diffondendo l’importanza della tecnologia e della competenza su ICT, blockchain, etichettatura e imballaggi intelligenti, diffondendo l’importanza dell’utilizzo di metodi analitici e sensoriali innovativi per la tracciabilità e la valutazione della pesca. Una rivoluzione d’approccio per i piccoli pescatori e per le associazioni ittiche. Sviluppare anche nuove strategie di comunicazioni nel Mediterraneo, legate alla pesca e alla tutela della fauna ittica, per promuovere la fiducia dei consumatori verso il pescato, valorizzando i marchi di certificazione e le applicazioni per la tracciabilità e condividere i big data tra i numerosi protagonisti della filiera.

Ulteriore risposta alla crisi del settore potrebbe giungere dalla giusta combinazione di innovazione con internazionalizzazione. L’idea di molti protagonisti del settore è quella di lavorare alla promozione del sistema italiano della pesca in tutto il Mediterraneo, favorendo momenti di approfondimenti e conoscenza all’estero, interagendolo con i mercati esteri e valorizzando quelle realtà legate alla sostenibilità e a regole certe di rispetto del mare. Contribuire all’aumento della competitività e della sostenibilità della pesca e aumentare la qualità e la sicurezza dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura a garanzia dei consumatori.

Un discorso comune estendibile anche alle aziende di conservazione e di trasformazione, con tutto l’indotto, che stanno vedendo i loro mercati di riferimento restringersi a causa delle incertezze della pandemia. La prima grande esigenza per tutti è quella di poter contare rapidamente sulla immissione di denaro nell’economia reale ed immediatamente fruibile dalle famiglie e dalle aziende. Elaborare un progetto strategico che possa supportare la ripartenza per la commercializzazione dei prodotti della filiera agroalimentare con la finalità di riconquistare una fetta importante di un mercato che non sarà più come prima. Alcuni provvedimenti di sostegno sono stati attivati dal governo ma la preoccupazione, sperimentata quotidianamente dagli operatori della pesca, e dalla filiera produttiva ad essa connessa, è relativa al fatto che ci sono molti passaggi burocratici prima di potere addivenire ad un ristoro concreto per pescatori, i lavoratori delle imprese del comparto e gli imprenditori.

Lavorare affinché si possano eliminare o diminuire i vari nodi della burocrazia italiana ed europea che rallentano le procedure per l’accesso al credito, nonché per il ristoro previsto per i lavoratori potrebbe rappresentare il primo passo per la risoluzione delle problematiche degli ultimi mesi. Tuttavia, occorre ripensare il sistema italiano della pesca per divenire protagonisti di eccellenza, qualità, commercio e internazionalizzazione.

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