sabato, Settembre 26, 2020

Il Festival della Diplomazia e il dibattito sulla transizione energetica

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Ritorna al centro del dibattito internazionale la priorità energetica italiana, la sostenibilità dell’approccio energetico e la visione geopolitica per comprendere il fenomeno. L’occasione si deve al Festival della Diplomazia che si svolge a Roma.

La transizione energetica e la de carbonizzazione del continente europeo appaiono come punti prioritari nell’agenda del nuovo corso della Commissione Europea e l’Italia necessita di comprendere a fondo cosa rappresenta la sicurezza e la sostenibilità energetica.

Le riforme ambientali ed energetiche dell’Europa rientrano in un grande contenitore che è stato definito European Green Deal, che puntano a sbloccare investimenti privati e contributi statali. Riuscirà questa ambizione ad avere un impatto concreto su energia e clima? L’Italia e l’Europa devono interrogarsi sul futuro energetico e ambientale del futuro e rafforzare la propria posizione.

Durante i lavori Enrico Giovannini, portavoce ASviS ha dichiarato:

Viviamo una “guerra”, una guerra i cui effetti sono gli oltre 400.000 morti che abbiamo in Europa a causa dell’inquinamento e della speculazione industriale non sostenibile. Una situazione non accettabile e bisogna chiedersi come si è giunti a tale situazione. Il nostro continente vive il paradosso di essere giuridicamente legato all’economia sostenibile ma nella pratica ancora non si è giunti a tale obiettivo. Il cambiamento climatico e la situazione energetica mondiale è il più grande fallimento sperimentato, perché il mondo rischia danni immensi entro alcune date quali il 2030 e il 2050. Siamo gli unici colpevoli e la nostra scarsa lungimiranza non ha generato solo danni ambientali ma anche un fallimento occupazionale. Sapevamo delle problematiche attuali da cinquanta anni e nonostante ciò non abbiamo prodotto alterità. L’attuale capitalismo deve adeguarsi ad un sistema economico verde al quale non siamo pronti. Nell’adeguarsi, tale sistema deve anche cambiare dal punto di vista fiscale. Questa visione necessita di nostre proposte chiare e determinate sul nostro futuro”.

Focus del dibattito il futuro del gas nel nostro paese anche in rapporto alle fonti sostenibili. Nel dibattito attuale tra analisti energetici, il gas è visto come fonte energetica sostenibile, facile da trasportare e che può disegnare nuovi interessi geopolitici attraverso lo stoccaggio e il transito sul proprio territorio.

Il progetto TAP si snoderà lungo 878 chilometri (di cui 550 chilometri in Grecia; 215 chilometri in Albania; 105 chilometri nell’Adriatico e 8 chilometri in Italia). Toccherà la massima altitudine a 1800 metri tra i rilievi albanesi e la massima profondità a 820 metri sotto il livello del mare. Gli analisti economici su tale progettualità sono stati chiari: è un vantaggio soprattutto per i paesi del Mediterraneo. 
Il corridoio meridionale del gas collegherà i clienti europei, in particolare quelli italiani, ai produttori dell’Azerbaigian e potenzialmente ad altri produttori dell’Asia centrale, di Israele, dell’Iraq e di qualsiasi altro Paese interessato a far passare il gas per questi condotti. 

Durante i lavori del festival della Diplomazia, svoltisi presso la sede della Commissione Europea a Roma, particolarmente interessante è stato l’intervento di Luca Schieppati, Managing Director di TransAdriaticPipeline (TAP Italia):

“l TAP è un corridoio che parte dal bacino del Caspio e dall’Azerbaigian e porta il gas prima attraverso i Balcani e poi in Europa. L’Italia e l’Europa necessitano di gas e tale combustibile genera sostenibilità, perché è il meno impattante per il clima. In Nord Africa ci sono una serie di criticità geopolitiche ed economiche che preoccupano coloro che s’interessano di energia e piani energetici nazionali. E’ necessario incrementare le importazioni di gas dall’estero. Considerato che il gas è molto meno inquinante del carbone e di altre fonti è importante dedicare attenzione a questa risorsa. Il gas è cresciuto in consumi del 4.6% quest’anno, a differenza del carbone. Una strada da percorrere per la transizione energetica poiché il gas è competitivo e genera occupazione specialistica in cui l’Italia è leader. La competitività delle fonti è un elemento importante su cui dobbiamo lavorare. Non dimentichiamo che oggi le famiglie italiane utilizzano, tra le varie fonti, il gas con la percentuale dell’80% . Non dimentichiamo l’importanza del gas compresso che può divenire un’ulteriore fase della transizione energetica. Il biogas è ad impatto quasi zero e va diffuso nel nostro sistema paese. Il biometano è un esempio di economica circolare su cui dobbiamo continuare ad investire. Cerchiamo di lavorare in modo coordinato in modo da garantire il giusto percorso verso la de carbonizzazione“.

Importante ricordare che secondo la recente giurisprudenza, le norme che disciplinano il mercato interno del gas dell’UE si applicheranno in futuro anche ai gasdotti da e verso paesi terzi. In questo modo aumenterà la coerenza del quadro giuridico dell’UE, migliorando la trasparenza e la sostenibilità ambientale e garantendo certezza del diritto sia agli investitori nelle infrastrutture del gas che agli utenti e consumatori.

Domenico Letizia
Domenico Letiziahttps://www.domenicoletizia.it/
Giornalista, scrive per il quotidiano "L’Opinione delle Libertà", e analista economico e geopolitico. Ricercatore e social media manager del “Water Museum of Venice”, membro della Rete Mondiale UNESCO dei Musei dell’Acqua. Responsabile alla Comunicazione per numerose società di consulenza e internazionalizzazione.
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