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Diritto alla Conoscenza per imprese e cittadini sugli accordi del CETA

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Scritto da Redazione

Il dibattito attuale sul CETA tra critici, allarmisti e vantaggi reali per la valorizzazione dei rapporti commerciali tra Canada ed Unione Europea.

Continua il dibattito sulle opportunità e le “fake news” che girano attorno agli accordi stilati tra Unione Europea e Canada, denominati CETA, Comprehensive Economic and Trade Agreement, letteralmente “Accordo economico e commerciale globale”.

Alcuni giorni fa grazie ad un nuovo approfondimento curato dalle pagine del quotidiano economico napoletano “Il Denaro, firmato dal giornalista Bruno Russo, si è posto nuovamente l’attenzione sul tentativo di rafforzare tale accordo offrendo un programma economico vantaggioso per futuri scambi in tutto il globo.

L’Unione Europea è il secondo partner commerciale e d’investimento del Canada, un alleato in politica estera e un’importante protagonista per la sicurezza internazionale.  Allo stato attuale, l’accordo economico e commerciale globale (CETA) tra Unione europea e Canada non ha portato alle conseguenze negative che alcuni analisti e politici profetizzavano. L’appello è al dibattito pubblico sia in Italia che in Canada. Un appello che viene lanciato dal Portale di Approfondimento Economico, registrato a Malta, “Imprese del Sud” con un approfondimento del giornalista e analista geopolitico Domenico Letizia.

L’obiettivo del Portale è quello di richiamare l’attenzione su tale Accordo, superando i pregiudizi e le manovre politiche e ideologiche che vogliono ostacolare tali accordi. Sulla “guerra dell’informazione” contro il CETA è intervenuto nuovamente Sergio Passariello, presidente del Consorzio Euromed e della NGO maltese MACTT (Mediterranean Academy of Culture, Tourism and Trade di Malta), dopo la notizia che la Coldiretti di Modena sembrerebbe abbia denunciato, grazie al Ceta, il via libera all’importazione di carne dei vitelli nutriti con sangue e altri scarti animali mentre aumentano di 7 volte nel primo quadrimestre gli arrivi di grano duro dal Canada dove si usa l’erbicida glifosato in preraccolta secondo modalità vietate in Italia.

Passariello ribadisce: “Per sgombrare il campo da ogni dubbio è necessario precisare che l’allegato 5° del CETA, alla voce “Autorità Competenti” sancisce che il controllo in materia delle misure e delle prescrizioni alimentari e fitosanitarie è esercitato in forma congiunta tra le agenzie nazionali degli Stati Membri e la Commissione Europea, affidando agli Stati Membri la responsabilità del controllo della conformità delle importazioni canadesi alle condizioni di importazione stabilite dall’Unione Europea. Risulta quindi evidente che nessun prodotto può essere introdotto nel mercato europeo, e di conseguenza in quello italiano, senza la garanzia del rispetto dei requisiti sanitari e fitosanitari sanciti dalle normative europee e nazionali”.

Chi è a conoscenza dell’importazione di prodotti alimentari non in regola con le normative sanitarie e fitosanitarie, dovrebbe immediatamente rivolgersi alle Autorità giudiziarie preposte, anziché generalizzare, così da individuare concretamente quelle aziende che importano prodotti in violazione dei trattati ed in barba ai controlli sanitari. Oggi più che mai, anche alla luce delle politiche commerciali aggressive degli Stati Uniti, il Canada resta un partner commerciale affidabile e desideroso di consumare prodotti Made in Italy.

Le esportazioni italiane verso il Canada sono aumentate dell’8% dal settembre scorso, secondo statistiche canadesi annunciate dalla Commissione europea.

Quello del CETA è un progetto che merita attenzione e soprattutto conoscenza per le medie e piccole imprese che caratterizzano la nostra Penisola.

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