I paesi focus per l’export italiano post-pandemia

Risulta importante dedicare la giusta attenzione alle analisi di paesi focus che in questo momento storico risultano interessanti per l'export.

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L’emergenza sanitaria ha generato numerose problematiche commerciali, invitando le imprese italiane ad un nuovo approccio nei confronti dell’export. Nonostante le numerose problematiche, molte aziende italiane hanno rafforzato e concentrato l’attenzione commerciale verso le esportazioni e la conoscenza di nuovi mercati, da scrutare, per poter tamponare almeno le perdite dovute alla crisi economica. La prima metà dell’anno ha confermato la forza internazionale di alimentari e bevande. Il percorso dell’agroalimentare made in italy segue itinerari di vendita interessanti, focalizzando l’attenzione su alcuni paesi focus.

La forza internazionale di alimentari e bevande resta forte in Germania (+5,5%), Regno Unito (+4,1%) e Turchia (+1,1%). Performance molto positive anche per i prodotti agricoli verso Ankara (+10,7%) e Berlino (+10,5%). Le vendite di beni agricoli registrano inoltre un -1,3% a Londra, meglio quindi della media verso il Paese. In particolare, verso l’estero volano i prodotti in metallo (+14,9%), che invece soffrono sia in Germania (-19,7%) che in Turchia (-9,7%). In forte caduta i mezzi di trasporto verso tutte le destinazioni. Osservando i raggruppamenti principali di industrie, si nota che nei primi sei mesi dell’anno in corso le esportazioni di beni di consumo (-10,1% rispetto allo stesso periodo del 2019) hanno registrato la contrazione meno significativa, nonostante il dato dei beni durevoli (-23,9%), grazie ai beni di consumo non durevoli (-7,3%). Sempre negativa, ma migliore della media, la dinamica dei beni intermedi (-13,6%), grazie ai prodotti chimici e gli articoli in gomma. Non si arresta la caduta dei beni strumentali (-21,2%), fortemente condizionati dall’incertezza globale, che tuttavia nel mese di giugno crescono del 23,6% rispetto a maggio. 

Il dettaglio settoriale mostra che i prodotti agricoli sono tra i pochi a registrare il segno positivo, insieme ad alimentari e bevande e farmaceutica. Sono sostenuti dalla domanda francese, olandese, ceca, svizzera oltre che tedesca e turca. Inoltre mercati interessanti risultano essere quello canadese, che può crescere ulteriormente con l’applicazione del Ceta, e quello giapponese. Ulteriori novità interessanti provengono dal Vietnam.

In rapporto all’agroalimentare e per centrare bene i paesi focus, possiamo far crescere la produzione agricola italiana da destinare alla trasformazione: dai cereali al latte, all’olio di oliva, fino alle proteine vegetali. Il made in Italy agroalimentare è stato costretto a interrompere quella fase di crescita continua che si era registrata negli ultimi anni, e che finora aveva sostenuto le imprese, in misura significativa, dalla stagnazione della domanda interna. In particolare, nel 2019, le vendite di made in Italy agroalimentare all’estero avevano raggiunto la quota record di 44,6 miliardi di euro. Sulle prospettive del commercio internazionale pesa anche la questione dei dazi aggiuntivi degli Stati Uniti sulle importazioni agroalimentari dell’Unione Europea anche se la problematica è in fase di risoluzione con ottimi risultati commerciali per l’Italia. Tali avvenimenti possono generare nuove prospettive economiche e commerciali e risulta importante dedicare la giusta attenzione alla analisi di paesi focus che in questo momento storico risultano interessanti per l’export e la promozione del made in italy.

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Domenico Letiziahttps://www.domenicoletizia.it/
Giornalista, scrive per il quotidiano "L’Opinione delle Libertà", e analista economico e geopolitico. Ricercatore e social media manager del “Water Museum of Venice”, membro della Rete Mondiale UNESCO dei Musei dell’Acqua. Responsabile alla Comunicazione per numerose società di consulenza e internazionalizzazione.
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