Sale la tensione tra i produttori italiani mentre il commissario UE al commercio è in missione a Washington.

I dazi USA sulle importazioni dei prodotti provenienti dall’Unione Europea ha colpito il nostro Paese con un calo delle vendite di prodotti Made in Italy, assai più costosi per i cittadini alimentari. Prodotti che non coinvolgono soltanto il settore agroalimentare e che, secondo una prima stima della Coldiretti, potrebbero subire un calo del -20%.

Ma non è tutto. Lo scorso 12 dicembre, infatti, il Rappresentante al commercio americano  Robert Lighthizer ha pubblicato un nuovo elenco di prodotti europei su cui Washington potrebbe introdurre tasse fino al 100%: una lista che comprende, ancora, prodotti di casa nostra come vino, formaggi, pasta e olio.

Dal canto suo, l’Europa sta tentando di mettere un freno alle misure protezionistiche americane con il commissario al Commercio Phil Hogan, che si è recato a Washington per convincere Lighthizer a fare un passo indietro.

Vedremo come andrà a finire. Certo è che l’UE, oltre a tentare un difficile dialogo con uno spietato Donald Trump, dovrebbe anzitutto trovare una quadra al proprio interno e presentare contromosse unitarie tra tutti gli Stati membri. Come suggerisce ad esempio l’associazione di agricoltori CIA Toscana, dalla quale è arrivato un appello chiaro a Bruxelles: “Fare fronte comune per sostenere il mercato agroalimentare e le imprese italiane che rischiano di essere nuovamente colpite dai dazi Usa, a tre mesi dalla prima blacklist che ha già colpito formaggi, salami e liquori.

Una possibile risposta ai dazi USA arriva proprio dallo stesso Nord America, e si chiama CETA, l’accordo commerciale tra il Canada e l’Unione Europea che semplificherà gli scambi di beni e servizi con conseguenti vantaggi per i cittadini e le imprese. Entrato in vigore in via provvisoria il 21 Settembre 2017, il CETA deve essere ratificato dagli Stati membri con un’approvazione del Parlamento per raggiungere la sua piena efficacia.

Su questo un appello arriva dal Italia Viva Malta, il comitato tematico sorto a Malta per discutere su misure legate alle imprese e all’internazionalizzazione: “Riteniamo sia necessario accelerare il processo di ratifica del CETA per consolidare i rapporti con il Canada e dare un segnale di coesione rispetto all’attuazione dei dazi USA, oltre che per affermare già da ora un nuovo modello di negoziazioni a livello internazionale da far valere con altri Paesi anche per il futuro. Serve infine consolidare la partnership con Malta rispetto a questa tematica, in quanto il Parlamento maltese ha già ratificato il CETA e vanta un rapporto commerciale privilegiato con il Canada”.

La base di una ripartenza – provando a unire i diversi appelli che arrivano dal mondo delle associazioni legate all’impresa e al Made in Italy – potrebbe essere potrebbe essere il rafforzamento del dialogo e delle partnership tra i Paesi europei a partire proprio da una ratifica unanime del CETA. Nella speranza che il 2020 sia l’anno decisivo.

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Giovanni Guarise

Giornalista professionista dal 2010, nel corso degli anni da freelance ha dedicato particolare attenzione al mondo della Piccola e Media Impresa, realizzando approfondimenti e focus per diversi quotidiani, e collaborando nelle attività di comunicazione per un'associazione di categoria in Veneto