FIPE (Pubblici esercizi): “Il decreto liquidità non basta”

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Una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo con la totale chiusura delle attività dei pubblici esercizi, richiede scelte rapide e tempestive per un comparto quello dei bar e ristoranti, che è uno dei motori trainanti della nostra economia nazionale con oltre cinquanta miliardi di fatturato diretto, e impiega un milione e 200 mila addetti.

Sostenere il comparto con scelte di sostegno rapide, concrete e tangibili: così il Presidente di Fipe Confcommercio Lazio Sud Di Cocco, sulla quella che lui definisce “una crisi che sta sconvolgendo le nostre vite e il nostro paese”. “La nostra Federazione Nazionale si è espressa in maniera critica rispetto all’ultimo decreto cd “liquidità“.

Sulla stessa lunghezza d’onda il Presidente di Confcommercio Lazio e Lazio Sud Giovanni Acampora che dichiara: “Sono d’accordo con la valutazione della Fipe Confcommercio, occorrono strumenti eccezionali a situazioni eccezionali come questa, soprattutto per un comparto come quello dei pubblici esercizi fortemente colpito dal blocco totale imposto per fronteggiare il diffondersi del virus. Le misure del governo si rivelano utili per una piccola platea di imprenditori, soprattutto quelli decisi a chiedere prestiti sotto i 25mila euro, mentre per tutti gli altri, ad esempio i bar e ristoranti, permangono i problemi. Il decreto, infatti, non sembra rilasciare risorse immediate alle imprese italiane. Chi chiederà cifre superiori ai 25mila euro deve fare diversi passaggi e rischia di dover aspettare ancora. burocrazia e sempre burocrazia inutile e dannosa in questo momento “Anche se venisse confermata la semplificazione della valutazione del credito da parte del Fondo centrale di garanzia, bisognerà comunque dare il tempo alle banche di svolgere le loro istruttorie. Il che significa ulteriore tempo, visto che anche gli istituti di credito in questo momento hanno problemi di organici. Una situazione che rischia di penalizzare chi ha maggiori problemi di liquidità e un tempo di sopravvivenza residua breve, come i pubblici esercizi che hanno già perso oltre 22 miliardi di euro nel 2020” e Di Cocco continua chiedendo che “il limite dei €25.000,00 con garanzia automatica al 100% venga aumentato!” e poi. “oltre al danno, ecco la beffa: chi riuscirà ad accedere ai prestiti, rischia di dover utilizzare buona parte del credito per pagare le tasse, la cui scadenza è stata prorogata solo fino a maggio” continua Acampora. “Stiamo assistendo al fallimento di decine di migliaia di imprese”.

È questo il giudizio che arriva da FIPE – CONFCOMMERCIO, la Federazione Italiana dei Pubblici esercizi, che rappresenta 300mila imprese della ristorazione, dell’intrattenimento, del turismo balneare e del catering. “Non sottovalutiamo lo sforzo fatto dal governo, ma serve velocità, zero burocrazia e certezza dei tempi – prosegue Acampora in linea con il giudizio della Federazione – e soprattutto servono risorse vere, contributi a fondo perduto per compensare anche solo parzialmente la perdita del fatturato. Indebitandosi si sposta il problema, non lo si risolve”.

Inoltre il Presidente Di Cocco rileva un ulteriore balzello del tutto ingiustificato in questo momento di chiusura totale delle attività infatti “nessuno ha tenuto in considerazione, che dovrebbero rientrare anche altre misure per sostenere tutte le piccole e medie imprese che stanno accusando la crisi” e da qui l’appello alle Istituzioni : “inserire lo stop alle rate di assicurazioni per le imprese” in particolare “si devono sospendere i termini per i versamenti dei premi assicurativi della RC per le imprese chiuse“.

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