Fame e climate change: le emergenze del 2020

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Disponibile alla consultazione l’ultimo rapporto Human Development Report 2019 del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP): nonostante i progressi globali nella lotta alla povertà, alla fame e alle malattie che hanno comportato una riduzione del divario negli standard di vita di base per milioni di persone, molte società non funzionano come dovrebbero.

Secondo il rapporto, “una nuova generazione di disuguaglianze si sta creando intorno all’istruzione e intorno alla tecnologia e ai cambiamenti climatici- due cambiamenti che se non controllati potrebbero innescare una “nuova grande divergenza“.

Questo Rapporto sullo sviluppo umano illustra in che modo le disuguaglianze sistemiche stanno danneggiando profondamente la nostra società e perché“, ha affermato Achim Steiner, amministratore dell’UNDP.

Alcuni continenti vedono la presenza di problematiche enormi legate alla fame, all’accesso al cibo e alla tutela della vita.

Secondo il World Food Programme, potrebbero essere 5,5 milioni i sud sudanesi a soffrire la fame all’inizio del 2020. Nonostante nel 2019  il WFP ha rafforzato l’assistenza fino a raggiungere 4,6 milioni di persone, in seguito alle alluvioni che hanno colpito il Paese durante il mese di ottobre, si stima che occorrono 270 milioni di dollari per coprire i bisogni per la prima metà del 2020: i primi 100 milioni di dollari sono essenziali per gennaio 2020.

Il rischio di carestia è stato denunciato dal Direttore esecutivo dell’Agenzia Specializzata, David Beasley, che sulla base della stima fatta lancia un appello di un forte sostegno finanziario.

Risultati immagini per world Food Programme

I cambiamenti climatici rappresentano un elemento essenziale nella mappa della diseguaglianza per l’accesso al cibo e al contrasto della fame nel mondo.

Nonostante i cortei e le proteste dell’ultimo anno da parte di milioni di attivisti per l’emergenza climatica, le risposte dai governi di tutto il mondo tardano ad arrivare. Molti Paesi non rispettano l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di mantenere la temperatura globale al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto ai valori dell’era preindustriale e di limitare ogni aumento al di sopra di 1,5° e una relazione dell’ONU del 2017 indica che, ad ogni modo, quei target dovrebbero essere decisamente più alti. 

I dati raccolti confermano che fin quando non si affronteranno le cause strutturali, fame e povertà continueranno ad aumentare.

Per contrastare la crescita della fame a livello globale è necessaria un’inversione di marcia: mettere al centro i diritti umani e costruire un sistema alimentare equo e sostenibile.

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