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venerdì, 30 Ottobre 2020

Energia pulita e idrogeno: la scommessa della Francia

In Francia la legislazione punta a promuovere e sviluppare la produzione di idrogeno rinnovabile e a basse emissioni di carbonio.

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In Francia, il tema dell’idrogeno è iscritto in una delle circa settanta misure del piano “France Relance” da 100 miliardi, nell’ambito del Recovery Fund europeo, nell’importantissima parte dedicata alla transizione ecologica. L’approccio è quello del riconoscimento della scelta tecnologica dell’idrogeno come complementare ad altre per i vantaggi che presenta nella conservazione dell’energia, per l’uso in alcuni settori come grandi navi, trasporto pesante, industrie con produzioni che richiedono alte temperature, per la volontà di spostarne la visione energetica essenzialmente alle energie rinnovabili, sviluppando il settore chiamato “idrogeno verde”. Il governo francese ha presentato il suo progetto da 7 miliardi di euro per sviluppare nei prossimi dieci anni la filiera industriale di produzione dell’idrogeno decarbonizzato, che si inserisce all’interno del citato piano di rilancio economico da 100 miliardi di euro. “L’idrogeno è un’opportunità strategica per massificare e accelerare la decarbonizzazione dei settori e delle attività più difficili da decarbonizzare, in particolare nell’industria e nel trasporto“, ha detto il ministro alla Transizione ecologica, Barbara Pompili, che ha presentato il progetto con il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire.

Tra le priorità del governo ci sono le attività industriali, dove spesso si utilizza un idrogeno di origine fossile. A questo segue il settore dei mezzi di trasporto pesanti, come aerei, camion e treni. Le Maire a tal proposito ha specificato che entro il 2035 bisognerà avere un sistema energetico “neutro in carbone e l’idrogeno è probabilmente l’opzione più promettente“. La terza priorità riguarda la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo delle competenze, con l’obiettivo di generare tra i 50mila e i 150mila posti di lavoro. Chiederemo delle controparti agli industriali e alle imprese. Non aiutiamo per niente, aiutiamo affinché ci sia lavoro, fabbriche, rilocalizzazione industriale“, ha detto Le Maire. 

Sempre sul pieno del rafforzamento energetico in rapporto all’idrogeno,  il ministro dell’economia francese Bruno Le Maire si è recato a Berlino per incontrare il suo omologo, Peter Altmaier. L’obiettivo dell’incontro era quello di definire le modalità con cui i rispettivi piani nazionali di sviluppo e resilienza potessero completarsi a vicenda, aumentando l’impatto sulla ripresa economica. Il piano è quello di costituire una “gigafactory” per l’idrogeno, iniziativa che ricalca da vicino i progetti comuni sulle batterie ricaricabili. Per l’impianto, le due nazioni potrebbero fornire 1,5 miliardi di euro, richiedendo a Bruxelles all’UE lo status di “Progetto di comune interesse europeo” (IPCEI). Il governo tedesco intende investire nel comparto 9 miliardi di euro grazie ai quali portare la capacità di elettrolisi a 5 GW entro il 2030 10 GW entro il 2040. Il piano non contempla solo l’idrogeno verde ma anche quello “blu“, ossia ottenuto dal gas naturale con l’aggiunta della privazione della CO2. La Germania, da parte sua, ha deciso di allocare all’idrogeno quasi un quinto delle risorse di stimolo all’economia messe a sua disposizione dal Recovery Fund europeo. Sette miliardi di euro supporteranno la propria industria dell’idrogeno e la realizzazione di 5.000 MW di impianti di elettrolisi entro il 2030.

In Francia, intanto, la legislazione punta a promuovere la produzione di idrogeno rinnovabile e a basse emissioni di carbonio che dovrebbe essere pronta quest’autunno, ha dichiarato un portavoce della Association Française pour l’Hydrogène et les Piles à Combustible a S&P Global Platts. Con il suo piano nazionale per l’idrogeno, pubblicato a fine luglio, l’Associazione francese sta spingendo affinché le nuove regole includano un incentivo che colmi il divario in Francia tra il costo della produzione di idrogeno a base fossile e la produzione di idrogeno rinnovabile a basso contenuto di carbonio, oltre a comprendere misure come la tracciabilità attraverso i certificati di origine. Un nuovo settore dell’economia da guardare con interesse per le imprese interessate ad avviare collaborazione, ricerca e investimenti.

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Domenico Letizia
Domenico Letiziahttps://www.domenicoletizia.it/
Giornalista, scrive per il quotidiano "L’Opinione delle Libertà", e analista economico e geopolitico. Ricercatore e social media manager del “Water Museum of Venice”, membro della Rete Mondiale UNESCO dei Musei dell’Acqua. Responsabile alla Comunicazione per numerose società di consulenza e internazionalizzazione.
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