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Crisi d’impresa: il pressing dell’Agenzia delle Entrate

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Sale la rivolta di imprese e commercialisti contro l’invito arrivato dall’Agenzia delle Entrate a segnalare, per obbligo di legge, eventuali debiti con l’erario dai 5 mila euro in su, e ad attivare la composizione negoziata, ossia lo stato di crisi.

Tutto è partito dai nuovi avvisi di compliance che l’Agenzia sta recapitando agli imprenditori: basta un debito Iva dichiarato e non versato, uguale o superiore a 5 mila euro, per presumere l’esistenza di un segnale di crisi d’impresa e la conseguente necessità che l’imprenditore debba rivolgersi alla camera di commercio per farsi nominare l’esperto negoziatore.

Il mancato pagamento delle imposte entro la scadenza mette a rischio anche l’accesso al credito da parte delle imprese, che dovranno fare i conti con il peggioramento del rating bancario.

Tali disposizioni entreranno in vigore il prossimo 15 luglio e comporteranno altresì l’obbligo di attuare le nuove misure e assetti organizzativi previsti dall’art. 3 del Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza, con l’ulteriore obbligo di segnalazione da parte degli organi di controllo di invitare anch’essi gli amministratori ad attivare la composizione negoziata o uno degli altri strumenti alternativi alla liquidazione giudiziale previsti dall’ordinamento.

Il commento del Think Tank Imprese del Sud, per voce del fondatore Sergio Passariello, non tarda ad arrivare: “Altro che aiuto alle imprese in difficoltà. Gli alerts del fisco, previsti dal legislatore ed approvati dal parlamento italiano, rischiano di peggiorare i rating bancari delle Imprese e la revoca degli affidamenti. Con il recepimento della direttiva europea Insolvency (Direttiva UE 2019/1023 ), si doveva creare un ecosistema di salvaguardia per le imprese che, in un momento di crisi come questo, avrebbero dovuto avere una corsia privilegiata per tentare il proprio salvataggio. Invece, l’impianto della norma di recepimento italiana, con particolare riguardo agli obblighi di segnalazione Agenzia delle Entrate, INPS ed INAIL, rischia di avere sul sistema imprenditoriale italiano, un effetto domino, con chiusure e fallimenti. L’impianto della direttiva comunitaria, contenente delle pure raccomandazioni, è stato di fatto stravolto dalla legge di recepimento n.233/2021. Il parlamento, ha di fatto costruito l’infrastruttura della norma, non mettendo al centro il salvataggio delle imprese, ma la loro chiusura anticipata ed accellerata, a quanto pare. Adesso, con le segnalazioni in vigore dal 1 luglio 2022, chi non paga le imposte alle scadenza dovute sarà abbandonato a possibili rischi bancari e al peggioramento del rating“.

Ecco invece le altre reazioni. Il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti Elbano de Nuccio punta il dito contro la norma di legge, il cui spirito «è prevenire e monitorare situazioni di insolvenza e un debito di 5 mila euro non giustifica un invito del genere. Si tratta di un limite troppo basso, specialmente in un periodo come questo di grandissime difficoltà economiche. Inoltre, ogni società ha già un organo di controllo che esercita una vigilanza obbligatoria. Ci troviamo ad avere la vigilanza della vigilanza».

A fargli eco sono le associazioni dei commercialisti. Secondo la presidente Adc Maria Pia Nucera «il direttore Ruffini preferisce sopprimere il malato piuttosto che curarlo. Avevamo segnalato da tempo che l’introduzione di una norma lontana anni luce dalla riforma della crisi d’impresa era sconnessa ed avulsa rispetto ai parametri di riferimento delle imprese in alcuni casi è in altri creata solo falsi allarmismi, potendo il debito essere rateizzato senza problemi». Per il presidente Anc Marco Cuchel «il problema è che con un limite così basso la maggioranza delle pmi sarebbe a rischio fallimento. Il sistema è pensato per le grandi imprese, ma visto il tessuto imprenditoriale italiano c’è il rischio che si vada incontro a un problema sociale, con molte aziende potenzialmente pronte a chiudere». «Leggendo questi inviti – commenta Matteo De Lise, presidente Ungdcec – come con la questione proroga, viene da pensare che il governo non conosca la situazione attuale dei contribuenti italiani».

Infine… Inserire intervento Confapi

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