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giovedì, Luglio 29, 2021
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Consultazioni europee sulla Politica Agricola Comune

Il ruolo dell'agricoltura e della silvicoltura nella gestione delle risorse naturali è riconosciuto e ben rispecchiato nella Politica Agricola Comune.

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Economia e sostenibilità nel mondo agricolo restano i pilastri e gli interrogativi della Commissione europea per attualizzare, rendere operativo e raccogliere opinioni sull’impatto della Politica agricola comune. In che modo i finanziamenti della PAC stanno incidendo sulla tutela di biodiversità, suolo e acque nell’Unione europea? E’ questo l’interrogativo rivolto dall’Esecutivo dell’UE a tutte le parti interessate alla Politica agricola comune e al suo impatto sull’ambiente. Due i pilastri fondamentali: ambiente e qualità. L’Unione Europea vuole divenire il continente del brand alimentare all’insegna della qualità e della sostenibilità.

Il ruolo dell’agricoltura e della silvicoltura nella gestione delle risorse naturali è riconosciuto e ben rispecchiato nella PAC, che ha tra i suoi obiettivi generali la gestione sostenibile delle risorse naturali e l’azione per il clima, con particolare attenzione alla prevenzione dell’erosione del suolo, al miglioramento della gestione dei terreni e delle risorse idriche, nonché al ripristino e alla conservazione della biodiversità. L’attenzione sulle tematiche della sostenibilità torna prepotentemente dopo la pubblicazione di un rapporto che ha segnalato come la PAC non stia facendo abbastanza per contenere la perdita di biodiversità, perché i fondi dell’Unione Europea tendono a finanziare misure poco efficaci, e in generale i protagonisti del settore sono divisi sull’adeguatezza dell’impianto ambientale della Politica agricola comune, dal greening agli interventi attivati nell’ambito dei Programmi di sviluppo rurale.

C’è tempo fino al 22 ottobre 2020 per partecipare alla consultazione pubblica lanciata dalla Commissione europea per raccogliere opinioni sull’impatto della Politica agricola comune (PAC) sulle risorse naturali. Il questionario, disponibile fino ad ottobre, è rivolto a rappresentanti dei settori agroalimentare e forestale, autorità nazionali e regionali, fornitori di servizi di consulenza, ONG e cittadini. Le risposte possono essere inviate in qualsiasi lingua ufficiale dell’Unione. Le organizzazioni e le imprese che intendono partecipare alla consultazione devono registrarsi nel Registro per la trasparenza dell’Unione Europea. “Le ambizioni della PAC in termini di sostenibilità devono necessariamente tener conto delle risorse a disposizione“, ha detto la ministra italiana Teresa Bellanova. Sostanzialmente, si tratta di comprendere e valutare come compensare adeguatamente gli impegni climatici e ambientali messi in atto dagli agricoltori, per evitare un’ulteriore contrazione del loro reddito e una perdita di competitività rispetto ai produttori di paesi terzi che non devono rispettare gli stessi obblighi. Tra le tematiche, l’annoso problema delle regole, giudicate ancora troppo macchinose, nonostante i tentativi di semplificazione intrapresi dalla Commissione. “Abbiamo apprezzato lo sforzo volto alla semplificazione di alcuni elementi relativi al modello di governance del futuro Piano strategico come i report, gli indicatori, la flessibilità sulla determinazione degli importi unitari. Tuttavia l’intero sistema appare ancora troppo complesso e di difficile gestione, e ritengo che in questa direzione ci siano ampi margini di miglioramento, per una maggiore semplificazione e sussidiarietà“, ha recentemente ribadito la ministra Teresa Bellavona.

L’obiettivo della Commissione è raccogliere feedback sulla pertinenza di tutti gli attuali strumenti della Politica agricola comune relativi alla tutela delle risorse naturali e sulla loro coerenza con le azioni dell’Unione Europea in altri settori. Ricordiamo che con oltre 58 miliardi di euro all’anno, la Politica Agricola Comune è senza dubbio il più grande fondo gestito da Bruxelles. A questo è andato il 39% dell’ultimo budget e da tali finanziamenti dipendono anche la creazione di posti di lavoro. Le regole per tutti gli Stati membri dell’Unione sono stabilite da Bruxelles. Si tratta di una delle poche politiche in cui l’UE ha il pieno controllo. La strada da intraprendere deve essere quella che chiede e sostiene la messa in atto di buone pratiche innovative, con digitalizzazione e tecnologia, e in questo senso sono da considerarsi assolutamente inutili quegli impegni per gli agricoltori che già in passato sono risultati essere inefficaci per la tutela della biodiversità e il contrasto ai mutamenti climatici, che diventano sempre più un’emergenza non più rinviabile.

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