Bandi per l’impresa: “Quando il Click Day è anticostituzionale”

L'intervento di Dhebora Mirabelli, Presidente di Confapi Sicilia: "Questo tipo di bandi umiliano gli imprenditori che non riescono in 7 secondi a presentare l’istruttoria. Servono regole eque e meritocratiche”.

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Dai bandi Inail che lasciano fuori l’85% dei potenziali beneficiari a quelli Invitalia nel caso del Bando impresa sicura sui DPI ovvero dispositivi e strumenti di protezione individuale, che hanno bruciato risorse pubbliche in una manciata di secondi, a quello indetto da Ismea per la cambiale agraria chiuso in meno di 1 giorno, nemmeno il tempo per la Banca di Italia di rilasciare il certificato della centrale rischi.

Basti pensare poi ai sistemi tecnologici dell’INPS andati in palla sulle richieste CIG e Bonus autonomi.

Per rimanere in terra sicula guardiamo alla recente procedura della regione per il Bonus Sicilia e facciamo tesoro delle parole di scuse dell’Assessore all’Attività Produttive Turano e riconosciamo la volontà immediata di risolvere il disastroso flop attraverso il ritiro della procedura per mal funzionamento della piattaforma e inefficienze tecnologiche e digitali.

La storia è sempre la stessa. Cronache di fallimenti annunciate. Note a noi come a chi ci governa.

In primis è doveroso rammentare che anche nel 2020 l’Italia si posiziona al 25°posto nella classifica stilata dall’Europa secondo l’Indice DESI. Ricordo: collocandosi in una posizione migliore solo di Romania, Grecia e Bulgaria.

E, per maggior chiarezza precisare che il DESI non è altro che il Digital Economy and Society Index monitora una serie di parametri per misurare il livello di digitalizzazione dei paesi europei in cinque macro aree: connettivitàcompetenze digitali, uso di Internet da parte dei singoli, integrazione delle tecnologie digitali da parte delle imprese e servizi pubblici digitali.

E’ pleonastico chiedersi come possa il governo e o la regione avallare conoscendo lo stato di digitalizzazione della propria PA e della maggior parte delle PMI nostrane metodi e procedure di questo tipo senza prima per anni aver fatto investimenti sulla digitalizzazione su personale e modelli organizzativi.

Dunque, l’unica spiegazione è che l’obiettivo reale è il fallimento e non la soluzione.

Considerazione, purtroppo confermata se ci soffermiamo su un secondo aspetto.

La nostra Costituzione ci impone di contribuire pagando imposte secondo il principio di equità, la c.d. della capacità contributiva: più produci e guadagni più paghi affinché lo stato possa provvedere ai fabbisogni e ai servizi della comunità.

Posto che in momento di crisi come quello che stiamo attraversando le imprese che hanno versato in misura differente hanno subito danni in maniera differente perché si presume che una pmi che produceva 100 con 50 dipendenti produce, guadagna e versa all’erario di più di una che produce 10 con 0 dipendenti, perché dobbiamo assistere al trionfo del principio di uguaglianza e non a quello di equità? Perchè all’eventuale rischio di fallimento di proprio quelle imprese che ci preservavano più posti di lavoro?

Questi “click day” rievocano le umiliazioni delle lunghe file per accaparrarsi strappandosi i capelli un tozzo di pane durante la guerra o i regimi dittatoriali.

L’erogazione e il sostegno con fondi pubblici non sono occasione per umiliare e costruire consensi populisti (accontentando poi 500 beneficiari e scontentandone 50000!) ma momenti per risollevare l’orgoglio e la dignità di un Paese facendo emergere e incoraggiando talenti, meritocrazia o semplicemente saper fare.

Crisi deriva dal greco e già l’etimologia della sua parola ci impone scelte. Credo si debba pretendere coraggio, dignità e stile dai governanti e dai noi cittadini chiamati oggi più di ieri a ridisegnare il sistema.

In nome della Costituzione e del principio di equità aboliamo definitivamente il click day per l’erogazione di fondi pubblici perché lesivo del diritto di essere accompagnati verso una politica di rilancio dell’economia del Paese seria e dignitosa.

Art 41 Cost: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.”

L’iniziativa pubblica e quelle politiche sono libere?

Dhebora Mirabelli

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