WestMed: rilanciare la blue economy nel Mediterraneo

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Un nuovo appuntamento, svoltosi alla Farnesina, ha permesso di porre al centro dell’attenzione l’iniziativa WestMed e le priorità della blue economy in Italia. Al centro delle analisi le politiche attente e coordinate con gli altri attori del Mediterraneo.  

Gli incontri sviluppati dal coordinamento ‘Hub nazionale italiano WestMED’ sono organizzati dai partner e dai coordinatori nazionali ‘WestMED per l’Italia’, in particolare il Dipartimento di coesione all’interno della presidenza italiana dei Ministri e del ministero degli Affari Esteri, che riuniscono più di 40 organizzazioni tra autorità regionali, ministeri nazionali e altre strutture legate all’economia blu in Italia. 

L’obiettivo progettuale è quello d’introdurre il meccanismo di assistenza ‘WestMed’ (WMAM), le sue funzioni e il suo ruolo, in modo da avviare un dialogo per l’identificazione delle priorità nazionali per i progetti strategici che saranno supportati dall’iniziativa.

Le parti interessate hanno già espresso apprezzamento per il lavoro svolto finora, dichiarando il loro sostegno ai responsabili italiani dell’iniziativa: Leonardo Manzari e Laura Parducci.

Liberare il potenziale della ‘blue economy’ significa puntare su molti settori, oltre alla pesca: l’acquacoltura, il turismo costiero, il trasporto commerciale, l’energia marina, dal moto ondoso o dalle maree alla produzione eolica off shore – con il 90% delle turbine eoliche marine del mondo installate in acque europee – e le industrie emergenti come le biotecnologie acquatiche.

Si prevede, in particolare, che il numero di posti di lavoro in Europa, collegati al settore delle energie rinnovabili oceaniche, possa raddoppiare entro il 2030.

Durante i lavori italiani, particolare importanza è stata dedicata alle novità provenienti dall’acquacoltura e dalle opportunità, poco conosciute in Italia, della coltivazione di alcune tipologie di alghe adatte sia per la produzione scientifica e biotecnologica che a quella energetica attraverso bio gas.

Oggetto di approfondimento è stato il futuro del settore e l’intensificarsi dell’utilizzo del Bio-Gnl.

Il Bio-Gnl mescolato al normale Gnl riduce ulteriormente le già eccezionali prestazioni ambientali. Il Bio-Gnl appare come l’ultimo stadio della transizione energetica, nella transizione tra energie fossili ed elettricità da fonti rinnovabili. I limiti alle emissioni di inquinanti e agli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 esercitano un’enorme pressione sulle tecnologie Gnl.

Tutti i motori e gli accessori devono essere ripensati e migliorati. Recentemente, la compagnia italiana Gas and Heat, specializzata nella costruzione di serbatoi criogenici, ha annunciato la spedizione in Sardegna dei primi tre contenitori del deposito costiero Higas da 9mila metri cubi di Gnl in costruzione nel Porto di Santa Giusta in provincia di Oristano.

Inoltre, nel corso dei lavori, il responsabile italiano Manzari ha riferito di alcune novità italiane nel settore della ricerca legata alle tecnologie “under water“. Opportunità legate all’oceanografia, al monitoraggio delle acque, al monitoraggio sull’utilizzo dei fertilizzanti, l’importanza della creazione di laboratori agro-acquatici e l’implementazione della biotecnologia vegetale marina.

Tra le ultime proposte innovative presentate ai lavori della WestMed, merita attenzione il progetto “Surfish – Foresting Mediterranean Fish Ensuring Traceability and Authenticity”, a cui partecipano la “Gi.&Me. Association” e l’associazione “Slow Food Tebourba”, in Tunisia, che insieme ad operatori italiani, spagnoli, tunisini, egiziani e libanesi stanno lavorando alla valorizzazione del patrimonio ittico nel Mediterraneo, al monitoraggio e all’analisi della tracciabilità, della sostenibilità e dell’autenticità del pescato del nostro mare comune. L’idea è quella di lanciare una cooperazione in tema di pesca e tutela del mare, sostenendo i protagonisti principali che affacciano sul Mediterraneo e ponendo attenzione alle attività eco sostenibili del settore.

L’iniziativa WestMed è sviluppata in Italia, Francia, Spagna e Malta con la cooperazione di Tunisia e Marocco.

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