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venerdì, Gennaio 28, 2022
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Sicilia: le PMI devono ottimizzare l’export

Nei primi 6 mesi di emergenza, quindi fino a settembre 2020, sono state quasi 6.900 le imprese della Sicilia che hanno cessato l’attività.

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La Sicilia si trova a fare i conti non solo con una gravissima pandemia che continua drammaticamente a fare vittime, ma anche con la più grave crisi economica della sua storia che ha comportato una contrazione del PIL regionale di ben 7,5 miliardi di euro e secondo la nota di aggiornamento al DEFR, presentata dall’assessore regionale all’Economia Gaetano Armao, la previsione annuale del PIL dell’isola si aggraverà ulteriormente, passando dal -7,8% al -9,5%. Gli ultimi dati di Infocamere ci restituiscono una fotografia devastante dell’andamento economico regionale. Nei primi 6 mesi di emergenza e quindi fino a settembre 2020, sono state quasi 6.900 le imprese che nell’isola hanno cessato l’attività, quasi 40 aziende al giorno, un dato questo a dir poco allarmante.

Una crisi devastante, senza precedenti, che ovviamente non ha risparmiato nemmeno il tessuto economico delle realtà sicule più dinamiche e che ha comportato la chiusura di numerose imprese. Tuttavia c’è da registrare, da quanto emerge dai dati elaborati dall’Osservatorio di Unioncamere Sicilia, un notevole tasso di crescita d’imprese nel terzo trimestre dell’anno e numerose opportunità nella promozione dell’export e dei processi di internazionalizzazione. Le imprese della Sicilia devono fare sistema e affidarsi all’export per tornare a crescere e recuperare le perdite economiche che la pandemia continua a generare. L’Osservatorio Economico di Unioncamere Sicilia ha analizzato nel dettaglio le prospettive delle aziende siciliane che non si sono ancora adattate ai nuovi mercati esteri.

Un problema particolarmente grave, in quanto va a limitare di molto la ricchezza dell’isola ed impedisce qualsiasi forma di crescita economica. Ed i dati parlano chiaro: se nel 2011 il 38% degli introiti della Sicilia derivava dall’export, oggi si parla di un risicato 27,3%, con una perdita di 10 punti percentuali che, purtroppo, pesano come macigni. Volendo tirare le somme, parliamo di una perdita di ricchezza pari a circa 8,5 milioni di euro: soldi che volano via dalla Sicilia per trovare casa altrove. Vista questa preoccupante situazione messa in luce da Unioncamere, occorre trovare immediatamente una soluzione. Il processo di internazionalizzazione non è certamente facile per le aziende, soprattutto per quelle che da decenni adottano le medesime logiche commerciali e faticano a staccarsi da una tradizione che oggi significa solamente perdita economica. Per questo motivo, esistono progetti come quelli avviati da Euromed International Trade per intraprendere nuove prospettive in tema di export e internazionalizzazione.

Nel corso degli ultimi anni è importante ricordare come molti dei prodotti siciliani siano apprezzatissimi negli Stati Uniti, ma anche in Turchia, in Francia e nei Paesi Bassi. Ripartire dall’affermazione di tali eccellenze sui mercati esteri può essere una carta vincente. Rispettosi delle esigenze aziendali, Euromed International Trade apprezza la ricchezza che la diversità di culture e idee può portare ai progetti delle società in un mondo globale e in rapida evoluzione come quello di oggi. Credere nella forza della collaborazione è fondamentale per il successo delle piccole e medie imprese della regione Sicilia.

Euromed International Trade propone alle imprese del network, impegnate e desiderose di entrare sui mercati internazionali, un’offerta completa di servizi integrati. Un’offerta completa di servizi integrati, dall’individuazione delle aree e dei mercati esteri in cui operare, alla definizione delle strategie d’ingresso, al coinvolgimento di tutta l’organizzazione aziendale nello svolgimento delle attività operative connesse all’internazionalizzazione.

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    Domenico Letizia
    Giornalista.
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