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Sergio Passariello (Imprese del Sud): Pagare le tasse è un dovere ma chiediamo rispetto della Costituzione.

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“Pagare le tasse è un dovere, non servono educatori. Ogni impresa, professionista, artigiano, commerciante sarebbe strafelice di poter contribuire alla crescita del proprio paese. Ma quando il livello di tassazione, diretta ed indiretta, sfiora il 70% ogni sforzo diventa insostenibile ed i principi dettati dalla Costituzione all’art. 54 sono, da questo Stato e da chi lo rappresenta, quotidianamente disattesi”.” E’ quanto dichiara Sergio Passariello, Presidente di Imprese del Sud, il movimento a tutela delle partite iva meridionali, all’indomani delle dichiarazioni del Dott. Cantone, Presidente dell’Autorità Anticorruzione.

E allora chi andrebbe educato? –  afferma Passariello – L’imprenditore che per poter sopravvivere deve rinunciare ad investire nella propria azienda e chiedere prestiti in banca per pagare le tasse? Oppure il Commerciante che in un periodo di crisi come quello attuale deve essere puntuale nel pagare la TASI ed eventualmente non poter comprare un paio di scarpe a suo figlio?

Vogliamo educare il professionista? – continua Passariello – Che ormai è diventato un lavoratore dipendente dell’Agenzia delle Entrate a nero? Si a nero, perché per poter garantire gli adempimenti burocratici che ogni anno aumentano è costretto ad abdicare dal suo ruolo di consulente per poter assistere i propri clienti ed evitare che agli stessi vengano contestati errori formali, senza alcuna retribuzione.

C’è evasione ed evasione – conferma Passariello – siamo stanchi di essere considerati tutti degli approfittatori, come se il paese stia andando a rotoli solo per colpa nostra. Ora dobbiamo anche sentirci “cittadini di serie B” da rieducare.

E allora chiedo: Quando apriremo un seria scuola di formazione ed educazione per i funzionari ed i dipendenti pubblici che disattendono quotidianamente le norme sull’Autotutela? Perché non mandiamo a fare qualche corso di educazione a tutti quei magistrati, le cui sentenze vengono ribaltate in appello ed in cassazione? E perché no, quando faremo fare un corso di educazione a molti insegnanti della scuola pubblica e privata che non conoscono nemmeno la lingua italiana?

Le classi intermedie di questo paese andrebbero sfruttate meglio, e non tenute in ostaggio dalla burocrazia. In altri paesi,  – ricorda Passariello – i consulenti sono impegnati in strategia d’impresa, internazionalizzazione, programmazione fiscale. In un Paese nel quale a distanza di un mese non si è ancora in grado di conoscere la corretta applicazione di norme fiscali, dove le tasse vengono applicate in maniera retroattiva, dove l’acconto sulle imposte supera il 100%, chi va rieducato? Il contribuente oppure l’intera classe dirigente politica e burocratica?

Non bastano le migliaia di imprese che falliscono oppure i tanti imprenditori e lavoratori che si sono ammazzati – conclude Passariello – ora dobbiamo anche essere umiliati in questo modo.

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità  contributiva art. 53 comma 1 della Costituzione.

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