Prestiti garantiti: quando le banche usano la burocrazia per ostacolare i richiedenti

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Per ottenere prestiti fino a 25 mila euro garantiti al 100% dallo Stato, come misura di sostegno legata all’emergenza coronavirus, si può ben sperare. A condizione che la banca non presenti una montagna di adempimenti da sbrigare e documenti da presentare per dare il via libera.

Un esempio lampante è offerto da un caso segnalato a Italia Oggi, che riporta le richieste presentate da una banca marchigiana per ottenere il prestito:

  • bilancio completo di nota e verbale anno 2017;
  • bilancio completo di nota e verbale anno 2018;
  • bilancio analitico 2017 – 2018 patrimoniale -economico;
  • bilancio provvisorio dell’anno in corso a data recente 2019;
  • i modelli DM10/2 Inps o Uniemens per il 2018 e per il 2019, relative alle retribuzioni corrisposte ai dipendenti e ai contributi dovuti (con eventuali conguagli), con esibizione delle copie per tutti i mesi;
  • le dichiarazioni sugli occupati, cioè sulle unità lavorative annue (Ula) sia per il 2018 che per il 2019;
  • il documento unico di regolarità contributiva (Durc) aggiornato e valido;
  • i modelli Irap 2019 e 2018 della società richiedente il finanziamento;
  • i modelli Unico 2019 e 2018 della società richiedente
  • i modelli Iva 2020 e 2019 della società richiedente;
  • la visura aggiornata della società.

A denunciare la situazione di difficoltà creata dalle banche è anche la FABI, Federazione Autonoma Bancari Italiani, che in un suo recente dossier sostiene come solo alcune banche abbiano implementato procedure quasi automatiche che permetterono di velocizzare l’iter di approvazione delle pratiche/richieste di finanziamento con garanzia statale. Al primo contatto al cliente viene richiesto un riscontro diretto per le sole informazioni essenziali e obbligatorie. Ma poi fa seguito una seconda fase che assomiglia a una vera e propria istruttoria approfondita.

In alcuni casi viene proposto alle filiali, da parte delle direzioni crediti, di raccogliere una lista corposa di documenti sia contabili che fiscali, solitamente previsti per la valutazione del merito creditizio di nuova clientela e per prestiti non garantiti dallo Stato.

La sensazione è che, ai fini della lavorazione delle pratiche, spesso vi siano due procedure interne parallele: l’una con requisiti minimi obbligatori, l’altra con requisiti aggiuntivi o soggettivi che richiedono tempi e modalità tutt’altro che semplificate.

Ecco allora che laddove lo Stato vuole aiutare, a mettersi di traverso sono gli enti intermedi: prima l’Agenzia delle Entrate, con le sue circolari, e adesso parte del mondo bancario. In questo caso la colpa non è del Governo: ma forse lo stesso esecutivo è l’unico a poter intervenire per imporre criteri di concessione dei finanziamenti omogenei e validi per tutti, in modo da fare giustizia alla bontà dei suoi stessi provvedimenti.

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