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lunedì, Ottobre 25, 2021
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Osteopatia in cammino verso la professione medica

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L’osteopatia è una terapia sempre più affermata che consiste nella manipolazione di alcune parti del corpo, in particolare la schiena, il collo e la testa. Per l’OMS è inserita tra le medicine tradizionali e complementari, ma dal punto di vista legislativo vive una fase confusa e in evoluzione per il suo pieno riconoscimento, sia sulla carta che nella pratica. Ne parliamo con la Dott.ssa Vittoria Ponzetta, direttrice della scuola di osteopatia Formed-BelSO, figura tra le più affermate in materia nel panorama nazionale.

«L’osteopatia vive una fase transitoria verso il pieno riconoscimento da entrambi i punti di vista, anche se ad oggi la legge rimane indietro rispetto all’affermazione e alla diffusione di questo ramo della medicina tra le persone. Possiamo comunque dire che gli osteopati saranno sanitari ed avranno il loro percorso di laurea. Viviamo un momento storico ed importante per questa fantastica professione, confidando tutti nel meglio, sia per la materia che per le persone che hanno dedicato una vita e una carriera professionale alla medicina osteopatica.»

Quali sono i vuoti legislativi ancora in essere per l’osteopatia in Italia?

«L’osteopatia in Italia è stata solo “individuata”. Questo significa che tramite il ”ddl Lorenzin” è stata messa nella casa delle professioni sanitarie, ma non sono ancora intervenuti i decreti di istituzione di tale professione per arrivare all’attuazione e all’opera della professione sanitaria di osteopata.»

Quali tempi si prevedono per la piena attuazione dopo il riconoscimento?

Vittoria Ponzetta

«Conoscendo le dinamiche politiche italiane, la risposta è semplice: non si sa, e non si può prevedere. Un esempio lo forniscono i chiropratici, individuati come medici nel 2008.  Per loro i decreti attuativi dovevano essere emanati entro sei mesi. Invece ancora oggi, dopo oltre dieci anni, non ci sono stati sviluppi. Tanto che oggi gli stessi chiropratici stanno riprovando a chiudere il percorso di riconoscimento insieme a noi osteopati.»

Facciamo un passo indietro. Se in Italia l’osteopatia prima dell’8 gennaio 2018 (Dddl Lorenzin) dal punto di vista giuridico non esisteva, qual era il percorso di chi aspirava a diventare un osteopata?

«Se giuridicamente l’osteopata non esisteva, chiunque poteva insegnare ed investire economicamente in un percorso autonomo di osteopatia. Molte aziende ed associazioni, quindi, sono nate a tale scopo, offrendo all’allievo un percorso autodisciplinato e autodeliberato, per un attestato o diploma di osteopatia. Tale diploma però non risulta un titolo professionalizzante normato, ma un titolo di onorificenza.»

Tutte queste persone che hanno conseguito l’onorificenza come vengono trattate ora dalla legge? È previsto il riconoscimento automatico?

«Con il ddl Lorenzin l‘esercizio di osteopata e di terapia manuale può essere esercitato da laureati sanitari dall’8 gennaio 2018, dopo il riconoscimento della professione sanitaria dell’osteopata. Per quanto riguarda i professionisti “pre-legge” vige una norma del vecchio ordinamento, in attesa della definizione del profilo professionale e del riconoscimento dei titoli pregressi. In sostanza, chi ha un’attività di osteopata avviata prima del 2018, in attesa dell’evoluzione normativa può continuare per ora sulla propria strada, ma a percorso legislativo ultimato solo chi è in possesso di titolo professionale sanitario potrà esercitare l’osteopatia. Parlare invece di riconoscimenti automatici è aleatorio, almeno fino a quando non sarà definito il profilo professionale. Bisognerà comprendere come lo stato deciderà e se potrà, in base alle leggi vigenti, interpretare l’eventuale “valore creditizio”.»

Chi ha invece conseguito titoli riconosciuti all’estero?

«È chiaro che chi possiede titoli esteri normati, si troverà verosimilmente in una possibile posizione di vantaggio, attraverso le regole dei riconoscimenti dei titoli esteri (es. art.2 Legge 148/2002 o Direttiva 2013/55/UE).»

Diamo allora uno sguardo all’estero. Come Imprese del Sud abbiamo già affrontato in un recente articolo l’esenzione Iva per gli osteopati in Belgio. Questo traguardo potrà essere raggiunto a breve anche in Italia?

«Per quanto riguarda l’esenzione Iva i giudici Europei dicono che sia necessario che la prestazione sanitaria sia diretta alla persona e fatta da soggetti che possiedono le specifiche professionali. Ad esempio, essere formati presso istituti riconosciuti o normati dallo Stato come la Scuola di Osteopatia Belso. Nonostante questo emerge che potrebbero essere considerati di rilievo altri parametri per valutare le loro qualifiche professionali. In questa fase Italiana di transizione “osteopatica” tale sentenza potrebbe aprire una via fiscale per l’esenzione Iva dei titolati, anche se di fatto sembra improbabile per come funzionano le nostre leggi. Rimane invece, a nostro parere, una significativa pietra avere un titolo normato nel futuro dell’osteopatia Italiana. E nel caso specifico della sentenza, questo per chi proviene dal Belgio e quindi dalla Belso. La sentenza contribuisce nel nostro paese, indirettamente, ad aprire sempre più il “gap” per chi possiede un titolo di osteopata “formale” da un “non formale”.»

Quali sono i progetti futuri del Formed, in questo settore?

«Abbiamo deciso di partecipare ad un progetto formativo internazionale che possa garantire ai nostri futuri studenti una preparazione ed un trasferimento di competenze spendibili sia in Europa che nell’area del Commonwealth. il progetto è coordinato dalla Mediterranean Academy of Culture, Technology and Trade di Malta e vedrà la realizzazione di percorsi formativi di livello MQF 6 e 7, con corsi di alta specializzazione accreditati. Nell’ambito di queste progettulialità il Formed oltre che essere partner, coordinerà il piano studi coinvolgendo la scuola di Osteopatia Belga della Belso.»

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