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giovedì, Giugno 20, 2024
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La nuova legge fiscale e le criticità del pignoramento dei conti correnti

Le ipotesi di modifica delle procedure di pignoramento dei conti, hanno suscitato dibattiti sulla giustizia fiscale e i diritti dei contribuenti.

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solo dopo che moltissimi settori nell’economia italiana ed analisti, hanno espresso una serie di preoccupazioni riguardanti il contenuto del testo ppresente nell’articolo 23 della proposta del Governo per la legge finanziaria 2024(circolato in bozza in questi giorni), la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha questa mattina annunciato che la proposta di introdurre nuove procedure di pignoramento dei conti correnti da parte dell’Agenzia delle Entrate è stata stralciata e non sarà oggetto di discussione.

Tuttavia, questa notizia ha sollevato importanti questioni sulla trasparenza e la partecipazione nelle decisioni legislative. In questo contesto, analizziamo l’importanza di affrontare la disparità di trattamento nel sistema fiscale italiano e le sfide connesse alla semplificazione e all’autorità dell’Agenzia delle Entrate.

Nonostante il Governo affermi ufficialmente che lo scopo principale della sua azione sia quella di contrastare l’evasione fiscale ed ottimizzare i processi di recupero crediti, queste proposte, che sono circolate, per il pignoramento dei conti correnti, appaiono concessive nei confronti dell’Agenzia delle Entrate rispetto ai privati o alle aziende.

Tra le novità che qualche addetto ai lavori ha tentato di inserire nella manovra finanziaria, c’era l’accesso diretto dell’Agenzia delle Entrate ai conti correnti dei contribuenti per le procedure di pignoramento, si distingue come un aspetto particolarmente controverso. Prima d’ora, l’Agenzia aveva bisogno di chiedere informazioni alle istituzioni finanziarie per essere in grado di effettuare il pignoramento sui conti.

Il pignoramento dei conti correnti

Se entrassero in vigore le regolamentazioni ipotizzate, l’Agenzia delle Entrate sarebbe provvista del diritto e della capacità si accedere tramite connessione telematica diretta agli account bancari personali dei soggetti debitori per effettuare procedure di pignoramento tempestive, senza intoppi e senza alcun vaglio giurisprudenziale. Questo scenario offrirebbe numerosi benefici all’Agenzia, ma sottolinerebbe inequivocabilmente un’ineguaglianza nel trattamento riservato ai contribuenti.

Infatti, con una siffatta proposta, l’Agenzia delle Entrate potrebbe avere la concessione di procedere al pignoramento dei conti bancari direttamente, evitando così la necessità del coinvolgimento del sistema giudiziario, mentre coloro i quali sono in credito con lo Stato dovrebbero continuare sottoporre ed ottenere approvazione da parte della Corte per poter ottenerne uno simile. I risultati di questa disparità nei procedimenti avrebbero un impatto notevole, tra cui un aumento dei tempi e delle spese per i contribuenti, specialmente se imprese. La manifesta differenza nella gestione emergerebbe dal fatto che l’Agenzia delle Entrate potrebbe disporre del facile accesso ai conti bancari, a differenza dei cittadini che si troverebbero invece impigliati in procedimenti laboriosi e complicati al fine di ricevere quanto gli spetta.

Un altro aspetto da considerare in queste proposte, sembrerebbe riguardare l’assenza di sanzioni automatiche, a carico dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate che dovessero attivare procedure di pignoramento in modo errato o per somme non dovute. Questo aspetto solleva seri interrogativi sulla responsabilità e l’equità del sistema. Mentre i cittadini e le imprese sono soggetti a sanzioni automatiche e penalità in caso di errori nei loro rapporti fiscali, sembrerebbe che l’Agenzia delle Entrate, già oggi, non sia altrettanto responsabile per eventuali errori commessi nei confronti dei contribuenti. Questa disparità di trattamento creerebbe una sensazione di ingiustizia e sfiducia nel sistema fiscale.

La stretta anche sulle compensazioni INPS

Inoltre, le nuove norme prevederebbero una stretta sulle compensazioni dei crediti Inps, che avrebbero, anch’esse, un impatto significativo sui contribuenti (queste non smentito alla data odierna). Coloro che hanno iscrizioni a ruolo per imposte erariali e relativi accessori o accertamenti esecutivi affidati agli agenti della riscossione per importi superiori a 100 mila euro non potranno più avvalersi della compensazione. Questa misura colpirebbe in particolare i cosiddetti “maxi debitori” e li priverebbe della possibilità di compensare i loro crediti con il debito nei confronti dell’Inps, senza distinguere tra carichi esattoriali prescritti e non prescritti.

Anche la compensazione dei crediti Inps a quanto pare, sarebbe soggetta a restrizioni temporali, con tempi diversi a seconda del tipo di contribuente. Mentre gli iscritti alla gestione commercianti ed artigiani e alla gestione separata Inps potrebbero compensare i crediti a partire dal decimo giorno successivo alla presentazione della dichiarazione dei redditi, i datori di lavoro non agricoli dovrebbero attendere il quindicesimo giorno successivo alla scadenza del termine mensile per la trasmissione dei dati retributivi. Queste differenze di tempistiche creerebbero ulteriori disuguaglianze e complicazioni per i contribuenti.

Fisco amico o nemico?

L’articolo 23 della bozza di legge di bilancio 2024, che andrà in discussione alle Camere, evidenzia, comunque vada, una strategia governativa ambivalente. Da un lato, il governo italiano mira a comunicare una semplificare dei rapporti con il fisco e a riformare alcune procedure burocratiche e di accertamento, al fine di agevolare i contribuenti. Questa iniziativa è certamente lodevole, poiché ridurrebbe la complessità delle procedure fiscali per migliorare l’efficienza e ridurne gli oneri burocratici.

Dall’altro lato, questa apertura verso una maggiore efficienza sembra giustificare proposte, al limite dell’autoritarismo fiscale, che pongono l’Agenzia delle Entrate in una posizione dominante. Il fatto che l’Agenzia abbia potrebbe avere, anche in futuro, accesso diretto ai conti correnti dei contribuenti, senza la necessità di passare attraverso un Tribunale, creerebbe una chiara disparità di potere. Questo aspetto potrebbe sollevare preoccupazioni legate anche alla privacy e alla tutela dei diritti dei cittadini e delle imprese, che vedrebbero la propria sfera finanziaria esposta a un controllo più diretto ed invasivo.

Inoltre, l’assenza in ogni proposta, di sanzioni a carico dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate per errori nei procedimenti di pignoramento o per somme non dovute potrebbe contribuire a rafforzare la posizione dominante dell’Agenzia, mettendo a rischio i contribuenti che potrebbero essere vittime di errori o abusi da parte dell’autorità fiscale.

La sfida ora del Parlamento è quella di trovare un equilibrio tra la necessità di migliorare l’efficienza e la trasparenza delle procedure fiscali e il rispetto dei diritti e delle tutele dei contribuenti. È importante che qualsiasi riforma miri a garantire un trattamento equo per tutti i cittadini e le imprese, evitando che l’Agenzia delle Entrate diventi una forza dominante senza adeguati meccanismi di controllo e bilanciamento. La trasparenza e la responsabilità devono essere al centro di qualsiasi iniziativa di riforma fiscale per garantire la fiducia nella gestione delle finanze pubbliche e il rispetto dei diritti dei contribuenti.

Di contro, il Governo, farebbe bene a diffondere le proprie idee e proposte, in modo più trasparente, evitando di far circolare bozze che poi puntualmente deve smentire.

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