L’Irlanda del Nord post Brexit: visioni politiche e commerciali

Belfast non avrà ostacoli burocratici verso Dublino, ma verso il Regno Unito, perché l’Irlanda del Nord è rimasta dentro al mercato unico.

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Tensioni, proposte, prospettive e numerose polemiche caratterizzano il dibattito politico dell’attualità in Irlanda del Nord e con lo storico partner anglosassone. Gli abitanti dell’Ulster potranno scegliere se mantenere il passaporto comunitario e continueranno a godere della libertà di movimento all’interno nell’eurozona. Un londinese avrà bisogno di un visto temporaneo per lavorare e studiare in Europa, una sua coetanea di Belfast no. Venendo alle prospettive economiche vi sono importanti analisi su cui occorre soffermarsi.

Gli scambi commerciali sono stati messi al sicuro dall’accordo con Bruxelles. Non ci saranno dazi, ma la Brexit causerà rallentamenti burocratici al commercio per i suoi effetti collaterali. Particolare attenzione è dedicata ai controlli doganali, ai moduli da compilare, ognuno costa 23 sterline con 29 campi per l’export e 41 per l’import. Belfast non avrà questi ostacoli burocratici verso Dublino, ma verso il Regno Unito, perché l’Irlanda del Nord è rimasta di fatto dentro al mercato unico. Un tir può partire da lì e imbarcarsi su un traghetto, in partenza dall’Irlanda, per scaricare un carico in un porto del continente, per esempio francese. Se la stessa spedizione è destinata alla Scozia o al Galles, occorrono delle certificazioni sanitarie e vanno avvisate le autorità locali per ispezionare la merce all’arrivo. Una situazione che ha generato delle importanti tensioni e le notizie delle ultime ore traghettano verso la nascita di nuove problematiche che solo una sana diplomazia commerciale potrà sradicare. Presso i porti di Belfast e Larne, non ci sono più controlli su animali e beni alimentari in arrivo dalla Gran Bretagna, come prevede l’accordo Brexit. Alla base di tale scelta vi sono le minacce, da parte delle organizzazioni più estremiste degli unionisti britannici, agli ispettori, gli impiegati e allo staff doganale impiegato alla frontiera. Anche l’Unione europea ha ritirato il suo personale “per ragioni di sicurezza“.

Gli unionisti britannici si sentono abbandonati dal Regno Unito. La notizia è allarmante perché i controlli preventivi a merci, alimenti e animali da Gran Bretagna a Irlanda del Nord sono un pilastro dell’accordo della Brexit tra Regno Unito e Ue, dopo l’uscita di Londra da quest’ultima. Un pilastro perché in questo modo si preserva la pace, evitando di reinstallare una pericolosa frontiera tra le varie facce dell’Irlanda e lasciando viaggiare liberamente le merci tra le due nazioni, ma anche per preservare l’integrità e la libertà del mercato unico europeo, al quale il Regno Unito non appartiene più.

La notizia dello stop ai controlli a Belfast e Larne arriva subito dopo giorni di tensione tra Regno Unito ed Unione europea che hanno coinvolto direttamente l’Irlanda del Nord. La premier dell’Irlanda del Nord, Arlene Foster, ha chiesto di rinegoziare l’accordo sulla frontiera tra le due Irlande in quanto risulta inapplicabile. Arlene Foster, leader del partito unionista Dup, ha chiesto ai governi di Londra e Dublino di revocare gli accordi che mantengono l’Irlanda del Nord nell’area delle regole commerciali Ue. Accordi che, nelle intenzioni dei negoziatori, dovevano invece proprio servire ad evitare tensioni al confine fra Irlanda e Irlanda del Nord.

Interrogando cittadini e titolari di imprese emerge anche un’altra faccia dello scenario nord irlandese in rapporto alla Brexit. Da un recente sondaggio viene evidenziato che dopo la Brexit non è più solo la Scozia a rivendicare il divorzio da Londra. Anche l’Irlanda del Nord inizia a pensare ad un futuro indipendente: il 51% dei partecipanti al sondaggio desidera un referendum su un’Irlanda unita nei prossimi cinque anni e passare così dal Governo di Londra a quello di Dublino. La mossa consentirebbe a Belfast, in un colpo solo,  di dire addio al Regno Unito e fare ritorno nell’Unione europea. Al momento, tuttavia, il 47% degli intervistati vuole ancora rimanere nel Regno Unito, con il 42% a favore di un’Irlanda unita.

Una situazione che fa emergere preoccupazioni commerciali per le imprese interessate al mercato dell’Irlanda del Nord e nei rapporti stessi tra Irlanda, Regno Unito ed Unione Europea. Per molti analisti economici saranno proprio le proposte provenienti dalle imprese locali a poter arginare, con azioni concrete e proposte commerciali favorevoli, la situazione di instabilità che si è generata.

Domenico Letiziahttps://www.domenicoletizia.it/
Giornalista, scrive per il quotidiano "L’Opinione delle Libertà", e analista economico e geopolitico. Ricercatore e social media manager del “Water Museum of Venice”, membro della Rete Mondiale UNESCO dei Musei dell’Acqua. Responsabile alla Comunicazione per numerose società di consulenza e internazionalizzazione.
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