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martedì, 27 Ottobre 2020

Le Pmi online crescono di più

Le Pmi che hanno investito nella presenza online hanno potuto utilizzare i medesimi canali anche per ricercare nuovi lavoratori e assumere.

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Le piccole e medie imprese (Pmi) attive online crescono cinque volte di più rispetto a quelle che non sono in Rete. Le leve del digitale coincidono con quelle dello sviluppo e sembrano aver spinto il business di molte società, sopratutto, durante l’emergenza coronavirus. Il boom continuo del commercio elettronico in Italia ha sostenuto il business non solo dei migliori siti di e-commerce ma anche delle società di consulenza digitale e di trasporto merci. Un buon motivo per essere in rete per le imprese è quello di valorizzare il proprio brand e i propri servizi.

I clienti vogliono scegliere esperienze, non solo prodotti e servizi. La rete permette di aggiungere valore, facendo arrivare informazioni rilevanti ben oltre i confini delle imprese. Inoltre, raccontare i servizi e i prodotti è importante soprattutto per quelle imprese che vogliono raggiungere e diffondersi sui mercati esteri, una nuova narrativa online del proprio business e della propria realtà.

Le rete permette di far uscire l’impresa fuori dal territorio di pertinenza, dove i brand non sono conosciuti e dove non c’è una condivisione diffusa di quelle che sono le potenzialità del prodotto. All’estero, più il mercato è culturalmente distante e più vi è la possibilità di far crescere la propria presenza. Raccontare, aggiunge valore perché il cliente non conosce il processo produttivo, non lo vive. Raccontare e vendere sono le armi delle Pmi italiane per poter superare la crisi economica e affrontare nuovi mercati. L’esperienza di acquisto è sempre più integrata: la distanza tra le azioni che i clienti compiono online e quelle che compiono offline va sempre più riducendosi. Sostanzialmente, vendere online, dopo aver intrapreso una corretta campagna di comunicazione e conoscenza dei propri servizi e prodotti, permette alle Pmi di ampliare il mercato locale, raggiungere mercati internazionali, dare un servizio migliore ai clienti abituali e diversificare l’offerta. Non è semplicemente un sito, ma un negozio aperto full time, sempre attivo e pronto a soddisfare il cliente.

Una valutazione importante da parte della Pmi interessata a farsi conoscere online è quella di comprendere se aprire subito un e-commerce personalizzato o vendere su piattaforme già conosciute e presenti sul mercato, come Amazon. In tal caso ricordiamo che cambiano i costi, la visibilità verso i clienti e le condizioni. Molte Pmi decidono di avviare entrambi i percorsi, integrando tra loro le varie opzioni.

Le Pmi che hanno investito nella presenza online hanno potuto utilizzare i medesimi canali anche per ricercare nuovi lavoratori e assumere coloro che potessero portare ad uno sviluppo della propria attività.

Questo tipo di approccio si affianca anche alla scelta di rivolgersi a figure importanti, come quella del social media manager, un soggetto in grado di trarre i benefici più ampi dall’utilizzo della rete come strumento per arrivare a compiere la mission dell’azienda.

Il 75% delle PMI che sono riuscite a vendere anche al di fuori dell’Italia hanno iniziato ad avere contatti con l’estero grazie alla loro presenza all’interno dei social e grazie alla creazione dei propri siti di e-commerce. Quindi, avere un negozio virtuale è uno dei passi fondamentali grazie ai quali poter essere contattati da clienti che non si trovino in Italia. Questo significa che studiare e creare i contenuti, lo si fa dopo aver studiato il target e puntando verso obiettivi precisi. Lavorare in un ambiente collegato al social media marketing, magari in una web agency di grandi o medie dimensioni o al fianco di un professionista affermato, è importante per la crescita professionale del proprio brand.

Le Pmi hanno tante figure che possono coinvolgere ed è giusto farlo per evitare di compiere errori e avallare proposte non incisive per la propria crescita.

Domenico Letizia
Domenico Letiziahttps://www.domenicoletizia.it/
Giornalista, scrive per il quotidiano "L’Opinione delle Libertà", e analista economico e geopolitico. Ricercatore e social media manager del “Water Museum of Venice”, membro della Rete Mondiale UNESCO dei Musei dell’Acqua. Responsabile alla Comunicazione per numerose società di consulenza e internazionalizzazione.
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