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Le eccellenze romagnole salve grazie al CETA e al diritto internazionale

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Il Consorzio di Promozione e Tutela della Piadina Romagnola IGP è riuscito a porre barriere difensive e meccanismi di tutela contro un tentativo di contraffazione del marchio “LA PIADINA” nello stato del Canada.

L’azione giuridica è stata possibile successivamente all’accoglienza della procedura da parte dell’Ufficio per la Proprietà Industriale canadese che ha accolto l’opposizione del Consorzio e annullato la domanda di registrazione del marchio “LA PIADINA”.

La problematica nasce dalla presenza sul mercato di diverse aziende romagnole che esportano in Canada la piadina, inclusa “Piadina Romagnola IGP”.

La registrazione del marchio “LA PIADINA” avrebbe comportato un serio ostacolo alla commercializzazione del prodotto nel mercato canadese. Una vittoria dei trattati internazionali e dell’importanza del CETA.

Grazie all’accordo di libero scambio con il Canada, il Consorzio della Piadina romagnola Igp può tutelare il suo nome. “Gli accordi di libero scambio danno la possibilità di far conoscere ed apprezzare fuori dai confini dell’Unione la qualità insuperabile dei nostri prodotti a indicazione geografica e di qualità, arginando così le contraffazioni”. “I risultati positivi del Ceta non riguardano solo la piadina ma tutti gli altri prodotti di qualità”, ribadisce Confagricoltura che analizzando i dati Ue riportano che l’export agroalimentare italiano in Canada è aumentato in media dell’8 per cento.

Inoltre, “ricerca, innovazione ed export sono parole chiave per dare valore alle nostre produzioni agricole. Il Canada è uno dei principali paesi destinatari di food&beverage emiliano-romagnolo, dove è anche possibile la maggior crescita” ha recentemente dichiarato il presidente di Confagricoltura dell’Emilia-Romagna, Eugenia Bergamaschi.

Accordi economici importanti con partner affidabili di estrema importanza che meriterebbero attenzione soprattutto dalla realtà imprenditoriale e politica del meridione della nostra Penisola.

Il trattato serve ad eliminare una serie di barriere economiche e restrizioni tra Canada ed Europa, in base ai seguenti punti chiave: liberalizzazione del mercato dei servizi; accesso delle imprese europee agli appalti pubblici canadesi; abolizione della stragrande maggioranza dei dazi doganali; riconoscimento della tutela delle denominazioni di origine; reciproco riconoscimento delle qualifiche professionali, più garanzie in materia di proprietà intellettuale.

Nel trattato all’articolo 1 vengono inseriti dei meccanismi di tutela per le eccellenze nazionali e quindi anche italiane: “Il Ceta non indebolirà le norme e le regolamentazioni rispettive concernenti la sicurezza degli alimenti, la sicurezza dei prodotti, la protezione dei consumatori, la salute, l’ambiente o la protezione del lavoro. Le merci importate, i prestatori di servizi e gli investitori devono continuare a rispettare i requisiti nazionali, compresi norme e regolamentazioni”.

Una tutela giuridica del nostro “made in” confermata dalla vittoria italiana contro la contraffazione della piadina.

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