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mercoledì, Ottobre 20, 2021
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Le difficoltà economiche delle imprese del salernitano e le nuove prospettive dell’export

Ne parliamo con Demetrio Cuzzola, Presidente Unimpresa Salerno, nel tentativo di comprendere la realtà economica post emergenza e le nuove prospettive legate all'export nel territorio campano e salernitano.

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Unimpresa è un’associazione che rappresenta le micro, piccole e medie imprese così come individuate dalle norme dell’Unione Europea, che operano nei diversi settori dell’attività primaria, secondaria e terziaria. Un’associazione che ha come funzione cardine quella di interpretare, affiancare e sostenere le micro, piccole e medie imprese che rappresentano l’asse portante dell’economia del Paese, abbattendo le tradizionali e ormai anacronistiche barriere associative tra primario, secondario e terziario.

Demetrio Cuzzola – Presidente Unimpresa Salerno

Nel tentativo di comprendere la realtà di tale organizzazione in rapporto all’attualità, all’economia post emergenza sanitaria e alle nuove prospettive legate all’export nel territorio campano e salernitano, intervistiamo Demetrio Cuzzola, presidente della sede di Salerno e componente del Consiglio della Camera di Commercio e di Unioncamere Campania.

I contribuenti italiani sono chiamati, in questi giorni, ad affrontare una serie di problematiche legate alle scadenze fiscali per le quali era stato richiesto, più volte, un rinvio in blocco al 2021. Purtroppo la proroga non sembra essere accettata e a breve si dovrà procedere al pagamento di tali scadenze, nonostante l’emergenza sanitaria. Dalle vostre analisi, cosa risulta a tal riguardo, in provincia di Salerno, e quali sono le problematiche che le piccole imprese e i liberi professionisti stanno vivendo?

Le imposte inerenti l’anno fiscale 2019 dovrebbero essere rinviate in blocco al 2021, senza ulteriori indugi e senza ripensamenti. Il rinvio dei versamenti fiscali introdotto dal governo con i decreti Covid, infatti, è parziale e limitato, in quanto valido solo per i contribuenti soggetti ad Isa (ex studi di settore) che vedranno spostato il versamento delle imposte al 20 luglio al posto del 30 giugno. Per gli altri contribuenti è un salasso già questo 30 giugno. In provincia di Salerno, come nel resto d’Italia, l’attuale slittamento dei termini non darà in nessun modo, alle imprese e ai contribuenti, il tempo necessario per recuperare liquidità, dopo il collasso finanziario dei precedenti mesi. Nemmeno è pensabile un rinvio a settembre o dicembre, dove vi sarebbe un accavallamento tra saldi e acconti d’imposta, Ires e Irpef, nonché dei versamenti delle rateazioni, che aggraverebbe ancor di più la situazione finanziaria delle imprese. Occorre, in buona sintesi, rivedere l’intera disciplina fiscale a partire da un modellamento dell’IVA che tenga conto di un raccordo concreto con le imposte dirette e la riforma organica.

Il Ministero degli Esteri ha lanciato un nuovo Patto per l’Export ponendo al centro digitalizzazione, formazione e accesso al credito. L’idea è quella di far rivivere un nuovo export per le eccellenze italiane. Unimpresa cosa dice in rapporto a tale patto e quali sono i vantaggi e i dubbi che attanagliano le PMI della Campania nell’accesso ai mercati esteri?

Bisogna premettere che il tessuto produttivo della Campania e, più specificamente salernitano, ha sempre sofferto e soffre della consistenza aziendale presente. Ci troviamo davanti a nano e micro imprese, pur essendo presenti e con gran risultati Aziende di tutto rispetto per numero di addetti e fatturato. Ma la maggior parte del reddito deriva dalle piccole imprese. Esse non sono e, spesso, non vogliono, strutturarsi per affrontare i mercati esteri. Da tempo siamo fautori della realizzazione di Consorzi per l’Export. Qualcuno si è riuscito a portare avanti, anche con buon risultati, ma sono gocce nell’oceano. Il Patto per l‘Export proposto dal Governo va nelle direzioni auspicate: Cabina di regia unica, Sistema tra le Imprese, Formazione, Sistema Fieristico, Risorse economiche. Occorre ora verificare se le condizioni poste saranno effettivamente attivate e se si riuscirà a superare i sicuri lacci e laccioli burocratici che annullano qualsiasi buona iniziativa imprenditoriale. Il nostro Paese ha sempre goduto dell’affermazione del Made in Italy ma spesso ha frammentato le potenzialità proprio per mancanza di raccordo tra le filiere produttive.

Digitalizzazione, internazionalizzazione e imprese 4.0: una rivoluzione che deve avvenire anche nel contesto meridionale della nostra Penisola, per poter essere competitivi sul mercato nazionale e internazionale. Quali sono le proposte e le iniziative avviate in questi mesi da Unimpresa?

Unimpresa ha partecipato attivamente alle discussioni in essere a livello nazionale. Ha contribuito con presenza ed atti, grazie al suo Centro Studi, agli incontri promossi dal Governo Conte in occasione degli Stati Generali dell’Economia. Condividiamo che digitalizzazione, internazionalizzazione e imprese 4.0 sono il futuro del Paese, ma occorre essere attenti affinché tutto sia in linea con le esigenze delle aziende, con gli andamenti dei mercati e con scelte senza protagonismi. Specialmente in questa fase di riavvio. Una fase difficile ma di riavvio.

Il salernitano è ricchissimo di eccellenze, non solo legate al mondo agroalimentare, ma tante restano anche le difficoltà, soprattutto, in tema di logistica e di burocrazia. Quali sono le principali priorità che le imprese del territorio salernitano chiedono, con urgenza, di dover affrontare?

Le imprese del salernitano, come lei ha accennato, godono di una variegata offerta produttiva. Dall’Agroalimentare alla alla Micro-meccanica industriale, dalla Ceramica al Turismo. La olografia del territorio, invidiato in tutto il mondo con la sue due Costiere, consentirebbe sviluppo e tranquillità imprenditoriale. Ciò è, purtroppo, limitato, nonostante lodevoli iniziative, dalla carenza infrastrutturale e dal mancato coordinamento d’azione. Un esempio per tutti è la fase di stallo in cui si trova l’Aeroporto Salerno-Costa d’Amalfi: un impasse burocratico che vede quasi vanificati gli sforzi economici fatti nel tempo da Enti come la Camera di Commercio e altri Enti interessati. Il non sapere chi deve fare cosa è la problematica più pregnante da sconfiggere.

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