Blue Economy Economia

La valorizzazione del Mediterraneo in Tunisia

Domenico Letizia
Scritto da Domenico Letizia

Il 14 dicembre, il National Hub tunisino dell’Iniziativa WestMed ha tenuto un importante seminario sull’economia blu nel paese.

Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare italiano ha in vigore due Protocolli d’Intesa con la Repubblica di Tunisia in rapporto a mare e ambiente. Uno di questi tratta una tematica comune a tutto il Mediterraneo: il Protocollo d’Intesa con il Ministero dell’Agricoltura, delle Risorse Agricole e della Pesca (MARHP). Tale protocollo è stato firmato il 30 maggio 2018 e intende contribuire agli obiettivi di riduzione delle emissioni e adattamento al cambiamento climatico fissati dal Governo tunisino (Nationally Determined ContributionsNDCs), attraverso progetti nei settori dell’agricoltura, della pesca, delle risorse idriche e degli ecosistemi.

Anche la Tunisia scopre l’importanza della blue economy e della valorizzazione delle acque del Mediterraneo come volano di crescita economica sostenibile. Il 14 dicembre, il National Hub tunisino dell’Iniziativa WestMed, in collaborazione con l’Associazione per la crescita sostenibile del Governatorato di Sax e l’Associazione Tunisina dei medici, ha tenuto un importante seminario sull’economia blu nel paese.

Il seminario ha riunito quasi 80 protagonisti del settore, tra cui dirigenti regionali, ricercatori, insegnanti, imprenditori e alcune associazioni della città di Sfax, con l’obiettivo di generare conoscenza e opportunità attorno al progetto “OuestMED” e chiarire le possibilità di sviluppo economico del paese legate alla blue economy, in particolare nella ricerca scientifica legata alla biotecnologia marina. Tre gli aspetti fondamentali analizzati dai lavori: le sfide del paese in rapporto alla blue economy studiando l’esperienza comune di altri paesi del Mediterraneo, la valorizzazione della biotecnologia marina e lo sviluppo sostenibile del paese nel rispetto degli obiettivi ONU dell’Agenda 20-30.

I relatori hanno insistito sull’importanza e la necessità di creare meccanismi di protezione ambientale e una più dettagliata, e meno burocratica, organizzazione delle attività marittime, valutando l’urgenza di una pianificazione territoriale degli spazi marittimi e dell’accesso alla pesca.

Il governo ha insistito sulla necessità di proseguire e concludere il lavoro di mappare i fondali marini, generando una sinergia tra istituti di ricerca e università con il settore industriale e imprenditoriale, con particolare attenzione alle opportunità legate alla biotecnologia marina.

D’altronde, ricordiamo che i 21 paesi che si affacciano sul Mediterraneo hanno fallito sinora nell’impegno globale stabilito 10 anni fa, nell’ambito della Convenzione internazionale sulla Diversità Biologica, di proteggere, entro il 2020, il 10% del loro mare e di fermare la continua perdita di biodiversità nella regione. Sono i dati raccolti dal report del WWF, intitolato: “Verso il 2020: Fact check sulla tutela del Mediterraneo”.

Nonostante risulti complessivamente tutelato il 9,68% del Mare Mediterraneo, le aree marine a vario titolo protette che hanno propri piani di gestione sono solo il 2,48% e quelle che implementano i propri piani assicurando una gestione effettiva ed efficace sono ancora meno, l’1,27% e localizzate nella sponda nord del Mediterraneo.

Croazia, Italia, Grecia, Slovenia e Spagna hanno designato una parte considerevole delle loro aree marine come aree a vario titolo protette, ma le misure di gestione finalizzate a proteggere la biodiversità sono spesso inadeguate e, quando effettive, sono limitate a pochissime aree.

Altri paesi, come Albania, Algeria, Cipro, Israele, Marocco, Montenegro, Slovenia e Turchia, hanno limitato i loro sforzi di gestione a pochi o piccolissime aree protette. Egitto, Libano, Libia, Siria, Tunisia e Monaco non hanno attuato o approvato alcun piano di gestione o monitoraggio nelle aree che sostengono di proteggere. Una parte insignificante del mare, calcolata allo 0,03%, è attualmente completamente protetta da qualsiasi intervento umano.

La Tunisia sta provando a cambiare direzione, attraverso la valorizzazione della filiera corta del pescato, proveniente dall’attività della piccola pesca artigianale e in connessione con lo sviluppo di un turismo sostenibile locale. Opportunità immensamente interessanti anche per la ricerca e le imprese della nostra Penisola e per l’implementazione di progetti e network di cooperazione internazionale nelle acque del nostro comune Mediterraneo.

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Domenico Letizia

Domenico Letizia

Pubblicista presso il quotidiano nazionale L’Opinione, analista economico e geopolitico. Speaker radiofonico per i microfoni di "RadioAtene". Ha svolto analisi di mercato in collaborazione con la Camera di Commercio Italo Moldava(CCIM) e con l’ Associazione di Studio, Ricerca ed Internazionalizzazione in Eurasia ed Africa. Ricercatore, pubblicista e social media manager del progetto del “Water Museum of Venice”, membro della Rete Mondiale UNESCO dei Musei dell’Acqua. Iscritto all’Albo dei Giornalisti Pubblicisti della Campania dal gennaio 2019. Già Social Media Manager e Responsabile alla Comunicazione per numerose società di consulenza e internazionalizzazione.