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mercoledì, Settembre 28, 2022
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La nuova amministrazione USA e la guerra ai paradisi fiscali

Sarà necessario dimostrare che la società abbiano versato almeno il 15% di tasse federali

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Gli Stati Uniti dichiarano guerra ai paradisi fiscali. Insieme alla maxi-manovra di spesa pubblica da 2.000 miliardi di dollari, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha presentato una nuova riforma denominata Made in America Tax Plan, che prevede un giro di vite sulle multinazionali USA che parcheggiano la loro liquidità nei paradisi fiscali.

Un cambio di rotta che “aiuterà a porre fine alla corsa al ribasso sulle aliquote d’imposta sulle società”, ha commentato il numero uno dei Democratici. Le multinazionali Usa che trasferiscono i profitti nei paesi a fiscalità agevolata saranno soggetti a una tassa mondiale del 21% (rispetto all’attuale 10.5%), mentre in patria l’aliquota sarà alzata al 28% (rispetto all’attuale 21%). 

Il pacchetto rientra nel sistema di riforma fiscale avviato dal nuovo esecutivo che elabora una strategia contro i paradisi fiscali e le multinazionali che trasferiscono i profitti all’estero. La riforma del presidente Biden “aiuterà a porre fine alla corsa al ribasso sulle aliquote dell’imposta sulle società che permette ai paesi di ottenere un vantaggio competitivo diventando paradisi fiscali“, possiamo leggere nel piano. Lo scopo è di “fermare il trasferimento ingiusto e dispendioso dei profitti nei paradisi fiscali e garantire che le grandi aziende paghino la loro giusta quota“. Tuttavia, leggiamo nel piano che “una tassa minima sulle sole società americane è insufficiente“.

Questo può ancora permettere alle società straniere di “trasferire profitti fuori dagli Stati Uniti, e le società statunitensi possono potenzialmente sfuggire alle tasse statunitensi invertendo e spostando le loro sedi in paesi stranieri“. Biden vuole quindi “incoraggiare altri paesi ad adottare aliquote minime elevate sulle società. Ed in questo caso la palla passa all’Ocse, in cui attualmente è in fase di negoziazione un’aliquota minima all’interno della riforma del fisco internazionale. Gli Stati Uniti danno quindi un segnale forte di collaborazione all’interno dei negoziati, modificando diametralmente la rotta definita dalla precedente amministrazione repubblicana.

Le grandi società non potranno “sfruttare scappatoie legali” e nell’informativa agli investitori sarà necessario dimostrare che la società abbiano versato almeno il 15% di tasse federali. Su tutti spicca un dato, inserito opportunamente dai Democratici nel piano di riforma fiscale: nel 2018, 91 delle società USA della lista Fortune 500 hanno versato a Washington zero dollari, a fronte di profitti miliardari. Una scappatoia legale che Biden vuole ora sbarrare.

Domenico Letizia
Domenico Letizia
Giornalista.
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