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IVA dichiarata e non versata: si va verso la depenalizzazione

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Anche il comandante generale della Guardia di Finanza, il generale Saverio Capolupo, si è detto pubblicamente favorevole alla scelta della depenalizzazione.

È tra le novità più attese della delega fiscale: con uno dei decreti attuativi che il governo approverà nelle prossime settimane dovrebbe essere depenalizzato l’omesso versamento del’Iva.

Un passaggio in parte già annunciato da una recente sentenza della Corte costituzionale e maturato nel contesto di profonda crisi economica degli ultimi anni. Parliamo della situazione in cui un contribuente, tipicamente un imprenditore, ha correttamente dichiarato l’imposta dovuta ma poi non effettua il relativo versamento. I motivi possono essere diversi ma normalmente hanno a che fare con le difficoltà di cassa degli interessati: che ad esempio in alcuni casi hanno deciso di usare le somme per pagare i propri dipendenti.

IL CASO DELLE RITENUTE

Dunque in futuro chi si comporta in questo modo dovrà certamente vedersela con l’amministrazione fiscale, che cercherà con i mezzi a propria disposizione di recuperare gli importi dovuti (e ammessi con la dichiarazione); ma non dovrà in aggiunta affrontare un processo penale. La norma attuale prevede invece la punibilità con la reclusione da sei mesi a due anni nel caso in cui l’omesso versamento superi l’ammontare di cinquantamila euro per ciascun periodo d’imposta.

La sanzione penale era stata introdotta nel 2006 dall’allora governo di centro-sinistra nell’ambito di un ampio pacchetto di misure anti-evasione: l’idea era che chi non versa l’Iva commette una sorta di appropriazione indebita, vista la particolare natura dell’imposta che viene pagata dal consumatore finale ma passa per i vari soggetti economici prima di arrivare allo Stato. Questa impostazione però non è coerente con la concreta gestione del tributo, che nel nostro ordinamento salvo casi particolari non è per cassa. Resterà invece punibile anche sul piano penale l’omesso versamento nel caso delle ritenute, che l’impresa trattiene ai lavoratori in quanto sostituto d’imposta.

Nello scorso aprile la Corte costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità della sanzione penale per l’omesso versamento, relativamente ai fatti commessi fino al settembre 2011 (quando la normativa in materia è stata cambiata). A questo pronunciamento sono seguite le sentenze di alcuni giudici che hanno assolto contribuenti imputati per il reato in questione.

Sul piano politico, lo scorso anno proprio nell’ambito della discussione sulla delega era stato votato un ordine del giorno (su iniziativa di Enrico Zanetti, allora vicepresidente della commissione Finanze e oggi sottosegretario all’Economia) che impegnava appunto il governo a depenalizzare l’omesso versamento. E questa impostazione è stata mantenuta fino ad oggi nel lavoro di stesura dei decreti attuativi.

LA GUARDIA DI FINANZA

Anche il comandante generale della Guardia di Finanza, il generale Saverio Capolupo, si è detto pubblicamente favorevole alla scelta della depenalizzazione. Mentre – anche se non ci sono prese di posizione ufficiali – è più cauto l’atteggiamento dell’Agenzia delle Entrate. Il governo ha deciso pochi giorni fa di accelerare il percorso della riforma fiscale. Finora è stato approvato in via definitiva solo il decreto in tema di semplificazione, che contiene anche la dichiarazione dei redditi precompilata per dipendenti e pensionati, mentre sono all’esame del Parlamento quelli relativi alle accise ed alle commissioni censuarie che dovranno gestire la riforma del catasto.

A partire dal 20 novembre il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare ed inviare alle commissioni parlamentari, in rapida successione, i provvedimenti sull’abuso di diritto, sul adempimento collaborativo (cooperative compliance) e sul sistema sanzionatorio. Per approvare tutti i decreti c’è tempo fino a marzo del prossimo anno, dodici mesi dal via libera alla delega.

fonte: il mattino

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