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Incentivi alle imprese: cosa non funziona e il piano di riordino

Approvato un piano di riordino del sistema di supporto

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Il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il testo di un disegno di legge delega collegato alla Legge di Bilancio, che ha l’obiettivo di riorganizzare, semplificare e rendere più efficaci gli incentivi alle imprese. Il provvedimento è stato proposto dal ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna, e dal ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti.

Il percorso per arrivare a questo risultato è iniziato il 30 giugno 2021, quando il ministro Carfagna ha firmato il decreto che istituiva la ‘Commissione interministeriale di semplificazione delle norme in materia di investimenti e interventi nel Mezzogiorno’. L’esito dei lavori della Commissione – presieduta da Giulio Veltri, capo dell’Ufficio legislativo del ministro per il Sud e la Coesione territoriale, e composta dai rappresentanti di dieci Ministeri – rappresenta infatti la base sulla quale è stato elaborato il testo del ddl delega.

La scarsa efficacia degli attuali incentivi

Nel 2020 sono stati censiti in Italia ben 1.466 interventi agevolativi, dei quali 140 promossi dalle amministrazioni centrali e 1.326 dalle Regioni. Un numero molto elevato, che però non è riuscito ad avere un impatto altrettanto consistente: nello stesso 2020, infatti, secondo la Svimez l’Italia si collocava al quart’ultimo posto tra gli Stati membri dell’UE per volume di agevolazioni statali rispetto al PIL (meno della metà rispetto alla Francia, appena un quinto di quello tedesco). Nel Mezzogiorno, in particolare, grazie agli incentivi veniva attivato meno del 15% degli investimenti complessivi del Paese, confermando la scarsa efficacia degli strumenti messi in campo per ridurre gli squilibri territoriali. La situazione non migliorava anche tenendo conto degli strumenti regionali.

Che cosa non va

Secondo l’analisi svolta dalla Commissione interministeriale, le principali ragioni dell’inefficacia di queste misure agevolative sono:

  • assenza di coordinamento e di condivisione degli strumenti anche con le Regioni;
  • breve durata;
  • mancanza di un’adeguata valutazione dei risultati, sia ex ante che ex post;
  • regole di cumulo poco chiare;
  • troppi procedimenti diversi da seguire;
  • insufficiente utilizzo delle tecnologie digitali;
  • scarsa conoscibilità degli strumenti da parte degli imprenditori.

Il risultato che si viene a creare è quello di una possibile duplicazione delle misure, comprese quelle destinate a fallire, e al contempo la difficoltà nell’individuare determinati fabbisogni, che non vengono quindi soddisfatti.

Come il governo vuole intervenire

Il disegno di legge delega, per dare efficienza al sistema degli incentivi e aiutare così a crescere gli investimenti privati, punta a ridurre drasticamente le misure attuali, a semplificarle e a migliorarne il coordinamento per limitarne la frammentazione e accelerare la compensazione delle risorse, nonché a salvaguardare e potenziare quelle che si sono dimostrate più efficaci. In particolare, ecco alcuni indirizzi di intervento previsti dal testo:

  • la riduzione del carico di attuazione da parte dell’amministrazione;
  • una diminuzione degli oneri delle imprese per accedere alle agevolazioni;
  • una comunicazione più efficace;
  • l’introduzione di strumenti, tecniche e tecnologie gestionali più efficienti;
  • la riduzione dei tempi necessari alle procedure;
  • l’avvio di una piattaforma telematica (incentivi.gov.it) per facilitare la piena conoscenza dell’offerta di incentivi e il relativo accesso;
  • l’utilizzo e la valorizzazione delle valutazioni ex ante ed ex post;
  • la costituzione di una Cabina di regia interministeriale, all’interno della quale sarà rappresentato anche il ministro per il Sud e la Coesione territoriale.

Tra i compiti della Cabina di regia, ci sarà anche quello di verificare che gli incentivi destinati al Mezzogiorno siano effettivamente addizionali rispetto a quelli rivolti a tutto il Paese, così da assicurare un efficace intervento nella riduzione dei divari territoriali.

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